Il mondo di oggi va così. Neppure è uscito un film che già si pensa al seguito. Neppure hai visto un film, che già nei negozi puoi godere della versione videogame. Neppure è famoso un film, che... è già famoso!
Certo, nel caso di Avatar i motivi per essere atteso sono certamente più "forti" di quelli, ad esempio, della mania per la Twilight Saga. Per inciso, avete fatto caso a quanti libri sui vampiri sono spuntati in libreria? Ora non ce ne vogliano le amanti del bel Robert Pattinson, lungi da noi farci delle nemiche (e sappiamo bene a Moviesushi quanto una fan può essere agguerrita!), però ammettetelo: non vi sembra un po' troppo...?
In Avatar però, come si diceva, i motivi per essere eccitati all'idea dell'uscita del film ci sono. Eccome! Come già sottolineato nell'anteprima (che potete leggere qui), ci aspetta un vero e proprio viaggio esplorativo in un altro mondo. Anzi ci sentiamo di dire che con Avatar verrà modificato il modo di intendere il cinema come oggi lo conosciamo. Come a dire: dopo di lui guarderemo i film con occhi nuovi e diversi.
Se lo stesso Cameron ha sottolineato quanto il 3D ha cambiato il suo modo di fare cinema, possiamo solo immaginare quello che potrà fare nella mente dello spettatore.
Del resto, non dimentichiamoci che a produrre la pellicola c'è un certo "titanico" Jon Landau (potete leggere qui l'esclusiva intervista dove si scopre anche il “fantasma” di un Titanic in 3D...) che parla di Avatar come di un progetto destinato a essere rivoluzionario. Sotto tutti i punti di vista.
James Cameron ci ha abituato a effetti speciali rivoluzionari. Basti pensare a The Abyss (1989) o al T-1000 di Terminator 2: Il giorno del giudizio (1991). Questa volta però, a vincere prima ancora della pellicola è l'idea che v’è alla base del soggetto. L’intuizione felice e affascinante delle duplici immedesimazioni. Ovvero da una parte il pubblico con lo spettacolo che sta vedendo. Dall'altra (oltre lo schermo) il protagonista che veste i doppi panni di uomo e di avatar. Facendo un parallelo ardito (da prendere con le dovute distanze) viene in mente Il tagliaerbe (Bret Leonard, 1992). Anche lì, in fondo, avveniva qualcosa di simile: la moltiplicazione dei punti di vista e, quindi, dell'esperienza. E a pensarci suona come un miracolo, da brividi.
Qui il 3D, la tecnologia e la regia di Cameron, siamo certi, porterà il cinema verso una nuova era. Dove vi sarà una partecipazione emotiva che finora è stata esclusiva di altri mezzi come, ad esempio, il videogame.
E parafrasando il finale de Il tagliaerbe, quando tutto questo avverrà, con il consueto mercato di giocattoli, cartelle, diari, pupazzi, coperte e quant'altro, sentiremo squillare i telefoni all'unisono sicuri che Avatar è entrato a forza nel nostro immaginario.