Interviste

Avatar

Parla il produttore Jon Landau

[del 08/12/2009] [di Paolo Zelati]

Vincitore del Premio Oscar per Titanic nel 1997 e dopo aver prodotto Solaris di Steven Soderbergh insieme a James Cameron, Jon Landau torna a lavorare con il regista di Terminator con Avatar, un progetto durato quattro anni di produzione e che i due coltivavano da ben quindici anni. A qualche giorno dall'anteprima mondiale dell’attesissimo film, Landau ci racconta i segreti di quello che si annuncia come un “evento rivoluzionario.

Quando avete cominciato, per la prima volta, a pensare seriamente al progetto Avatar?

E’ stato molto prima di cominciare a girare Titanic. Quando si deve pensare ad un film, l’aspetto più importante, per James (Cameron) è sempre stato quello legato alla narrazione, e nel caso di Avatar ci trovavamo di fronte ad progetto molto ambizioso ma veramente stimolante. Poi, uno dei motivi che ci hanno spinto verso questo film era che Cameron voleva lanciare una sfida ai componenti della sua Compagnia di effetti speciali dell’epoca, la Digital Domain, che, allora, sembrava essere rimasta un po’ indietro rispetto alla Industrial Light and Magic nel settore dell’animazione in 3D. Così, i suoi collaboratori hanno letto ciò che Jim aveva scritto e gli hanno subito risposto che era pazzo e che un film così non sarebbe mai stato possibile da realizzare. Così, io e Jim ci abbiamo pensato e abbiamo deciso di mettere da parte lo script; abbiamo coscientemente deciso di aspettare che le tecniche esistenti evolvessero (ne eravamo sicuri) in modo da poter raccontare la storia nel modo giusto.

Credi che quando la Digital Domain è stata acquisita da Michael Bay il progetto sia diventato ancora più importante e personale per James Cameron?

Non credo che la cosa sia legata a quell’evento: il film è sempre stato, da subito, un progetto molto personale per James. Avatar, infatti, si tratta di una sua “creatura”, proprio come Terminator e Abyss lo sono stati all’epoca. Però è il caso di sottolineare una differenza: quando Cameron ha realizzato Aliens, c’era già stato Alien prima, quando abbiamo fatto insieme Titanic ci siamo ispirati a diversi film storici e catastrofici esistenti, e persino True Lies è in realtà il remake del film francese La Totale. Avatar, invece, scaturisce direttamente ed unicamente dalla fantasia di James, ed è per questo che si trova così profondamente coinvolto. Il suo spirito visionario non ha creato solamente i personaggi questa volta, ma anche l’intero mondo di Pandora. Devo ammettere che abbiamo avuto bisogno di molto aiuto per dare concretezza alle sue intuizioni e per dare credibilità alla flora e alla fauna di questo lontano pianeta, ma non avremmo potuto ottenere nulla senza la sua determinazione.

Prima che lo Studio approvasse in via definitiva la produzione di Avatar, voi stavate già lavorando a Battle Angel Alita, tratto dal manga Gunnm. Che fine ha fatto il progetto?

Ci siamo trovati bloccati rispetto al progetto Battle Angel Alita. Quando si lavora con James Cameron bisogna mettere in conto che lui esige la perfezione e, nonostante tutti i nostri sforzi, il film era ancora lontano dall’essere pronto ad entrare in fase di pre-produzione. E’ allora che abbiamo ricominciato a parlare concretamente di Avatar e ci siamo detti che, forse, era arrivato il momento adatto per renderlo concreto. Così siamo andati alla Fox e loro hanno accettato di sostenerci per un anno, ovvero la durata necessaria per sviluppare lo stile visivo di Avatar, e di mettere a nostra disposizione i mezzi tecnologici adatti allo scopo. In quel periodo di tempo James ha avuto il tempo di mettere insieme una nuova versione di Battle Angel Alita. Il nuovo script era assolutamente formidabile e così ci siamo trovati di fronte ad un dilemma: quale film cominciare per primo? James, infatti, adorava entrambi i progetti, ma poi abbiamo convenuto che Avatar era sicuramente il più importante e, quindi, prioritario. Nel frattempo i test degli effetti speciali si sono dimostrati efficaci e molto convincenti, per cui abbiamo preso una decisione molto rapidamente.

Pensate, quindi, di riprendere in mano Battle Angel Alita una volta “archiviato” il progetto Avatar?

Non posso affermare con sicurezza che la cosa avverrà subito dopo, però posso dire che siamo veramente intenzionati a fare il film. Una delle domande che ci facevamo quando dovevamo decidere quale pellicola iniziare per prima è stata: “Quale dei due film, come apripista, renderebbe la realizzazione dell’altro più facile?”. E, infatti, molti dei mezzi tecnologici che abbiamo usato per Avatar renderanno più facile il futuro lavoro su Alita.

Come si è svolto il lungo lavoro di scrittura di Avatar? Qualcuno a imposto a Cameron i cambiamenti che sono stati fatti?

Nessuno riesce ad imporre a Cameron di cambiare qualcosa. Con lui si può solo collaborare, magari influenzarlo un po’, avere, insomma, un ruolo dinamico, ma nessuno può imporre nulla. Rispetto alla versione della sceneggiatura esistente prima di Titanic, diciamo che la narrazione è stata abbastanza condensata. Infatti, nonostante anche oggi Avatar sia un film incredibilmente enorme ed ambizioso, all’epoca era addirittura gigantesco. C’erano molti più personaggi, molte più creaure ed un numero molto maggiore di ambienti; abbiamo “compresso” diversi elementi per facilitare la narrazione. Per esempio, il personaggio di Grace, interpretato da Sigourney Weaver, è la combinazione di due precedenti protagonisti.

A parte Sigourney Weaver, il cast non comprende nessuna star. Sono bastati i vostri due nomi a convincere la Fox a finanziare il progetto?

Non credo che i nostri nomi siano stati sufficienti, ma lo script di Jim sì, ha veramente entusiasmato i produttori. Mi viene in mente che tutta la gente alla quale avevamo fatto leggere lo script nel 1995 non ha mai smesso, da allora, di sollecitarci chiedendoci: “Allora? Quando fate il film?!”. E comunque, parlando degli attori, per noi, il casting non è mai un momento in cui pensiamo a cosa penseranno i finanziatori, pensiamo piuttosto solo a trovare l’attore giusto per il ruolo. Pensiamo a Titanic: all’epoca Romeo + Giulietta non era ancora uscito e Leonardo di Caprio, conosciuto solo per Buon Compleanno Mr Grape, era tutto tranne che una star. In Avatar noi vogliamo che il pubblico dimentichi l’attore e si concentri sul personaggio. Spesso, infatti, quando si ingaggia una celebrità, è quella che il pubblico vede sullo schermo e non il personaggio che quella interpreta. Sarebbe stato impossibile, quindi, proiettarsi nell’universo di Titanic o tantomeno in quello di Avatar.

Si dice che abbiate passato anni a sviluppare insieme alla Panavision delle nuove macchine da presa in 3D: qual è stata la sfida maggiore?

L’obbiettivo più importante era quello di creare una macchina da presa capace di filmare in 3D ma che, allo stesso tempo, fosse leggera e flessibile come una macchina classica in 35mm. Dovevamo, infatti, poterla portare in spalla, attaccarla ad una steadycam o issarla su una gru…spesso, in questi casi, la tecnologia diventa un limite. Però quando si ha uno come James Cameron al comando delle operazioni, si vuole che la tecnologia sia, invece, solamente d’aiuto. Dovevamo fare in modo che James fosse in grado di fare tutto quello che aveva fatto in passato e anche di più. Ci siamo concentrati molto sull’aspetto dinamico, ovvero il modo in cui l’obiettivo registra il movimento e simula la visione umana. Infatti, se io mi avvicino a voi i vostri occhi si chiudono, invece se mi allontano, gli occhi si apriranno. Il nostro sistema di ripresa doveva fare suo questo meccanismo umano, in modo da facilitare il lavoro degli occhi degli spettatori una volta che il film fosse proiettato nelle sale.

Parlami di una delle prime sequenze del film, l’incredibile successione di piani sequenza in cui Jake Sully si risveglia nel suo corpo avatar

James voleva che Avatar fosse un film veramente sperimentale e anche che Jake divenisse il punto di vista dello spettatore rispetto all’entrata nell’universo del film. Quando il personaggio si risveglia, nel laboratorio, è come se il pubblico si risvegliasse insieme a lui e scoprisse i suoi nuovi sensi. La cosa divertente è che noi viviamo la nostra vita in rilievo; basta guardare dalla finestra ed approfittare dell’altezza. La maggior parte dei cineasti che hanno utilizzato il 3D, se ne sono serviti come una scusa per mettere in scena il film. Pensiamo a Venerdì 13 in 3D…si tratta solo di una scusa per buttare in faccia dei nuovi trucchi agli spettatori. Ecco, questo non è stato assolutamente il nostro scopo; noi abbiamo voluto veramente creare una finestra su un altro mondo in cui lo schermo doveva sparire totalmente. Questa frontiera, che poteva impedire al pubblico di coinvolgersi emotivamente, nel nostro film non esiste più.

Potresti raccontarmi una “giornata tipo” sul set di Avatar?

Non esiste mai una giornata tipo in questo genere di produzioni, e soprattutto sul set di Avatar. Infatti, alcuni giorni erano dedicati alle riprese live, altri alla Performance Capture o agli effetti speciali e altri ancora semplicemente ai movimenti di macchina. Ovvero ci installiamo su un set virtuale senza nessun attore e poi, mentre il computer trasmette i dati ottenuti con il Performance Capture, noi registriamo in diretta i movimenti di macchina per ciascuna scena. Il movimento viene, quindi, tradotto contemporaneamente in tempo reale e in 3D intorno ai personaggi virtuali. Se dovessi dividere le mie giornate, direi che un terzo è dedicato alle questioni produttive giornaliere, un terzo a quelle di domani e un terzo ad un misto di cose come il marketing, le licenze, il merchandising etc. Infine, l’ultimo terzo è dedicato alla collaborazione con Jim e con lo Studio.

Quindi non dormite mai!

Esatto! Con Jim ridiamo spesso dicendo che, per noi, la domenica è solo l’inizio di una nuova settimana.

Weta Digital ha lavorato con voi sul progetto da parecchio tempo; come mai avete scelto loro?

All’inizio del progetto abbiamo contattato diverse compagnie di specializzate negli effetti speciali. Abbiamo quindi preso in considerazione il background e le capacità specifiche od individuali di ciascuno, fino a trovare più di un candidato che, secondo noi, poteva fare al nostro caso. La Weta, però, ci ha fornito dei buoni motivi per diventare la candidata numero uno. In primo luogo, si sono dimostrati, da subito, molto entusiasti del progetto: nel periodo in cui noi aspettavamo il via dallo Studio, loro hanno avuto l’opportunità di lavorare su blockbuster importantissimi, ma hanno rifiutato ogni offerta, hanno preferito correre il rischio ed aspettarci piuttosto di lavorare su Avatar. Inoltre, hanno dimostrato un approccio decisamente intelligente alla tecnologia, proponendo delle soluzioni originali per ogni sfida che il nostro film offriva. Noi volevamo sviluppare una tecnologia di Performance Capture basata sulle delle immagini semplici, senza ricorre ai captures abituali, e Weta, molto prima di firmare il benché minimo contratto, ha, di sua iniziativa, fatto un test per questo tipo di tecnologia e ce lo ha mostrato. La sceneggiatura prevedeva la creazione di un universo extraterrestre estremamente complesso, con milioni di alberi e di piante diversissime a quelle che si possono vedere sulla terra. La Weta ha così messo a punto un sistema di Pipeline così innovativo da permetterci di importare nell’immagine qualsiasi elemento grafico noi volessimo. E si è trattato di un aiuto molto importante nella dinamica del film.

Pensi che tutti questi nuovi mezzi che avete creato possano facilitare il lavoro dei registi negli anni a seguire?

Devo dire che, se dovessi scegliere un solo elemento positivo emergente da tutto il progetto Avatar, sarebbe quello di sapere che il nostro film ha aperto una porta ai nuovi cineasti, permettendo loro di concretizzare una storia che, prima, sarebbe stata impossibile da raccontare con mezzi tradizionali. Infatti, se proprio vogliamo dirla tutta, la cosa più importante rimane la narrazione. Se poi parliamo di tecnologia ed innovazione, storicamente notiamo come James abbia sempre avuto questo effetto sulla Settima Arte. Infatti, senza Abyss i trucchi di Terminator 2 non sarebbero mai stati realizzati; e pensa che il famoso robot liquido, James avrebbe voluto, addirittura, includerlo nel primo episodio! Ma, ovviamente, all’epoca non sapeva assolutamente come realizzarlo. Inoltre, proseguendo nella catena delle influenze, grazie a Terminator 2, la ILM ha potuto realizzare Jurassic Park. Infine, senza Titanic e gli attori virtuali sul ponte della nave, non sarebbe esistito nemmeno Il signore degli anelli. Questa è un po’ la Storia del Cinema: aprire continuamente delle nuove porte. Che poi è quello che Peter Jackson ha fatto con Gollum, lo stimolo che ci ha consentito di riprendere in mano Avatar.

Quali sono le differenze tra Bill Mechanic, capo della Fox all’epoca di Titanic e l’attuale Tom Rothman?

Ognuno ha la propria visione delle cose. Io e Cameron siano diventato molto amici di Jim Gianopulos, il responsabile del Dipartimento Internazionale della Fox, durante la produzione di Titanic. Tom Rothman, all’epoca, era già in Fox e lavorava con Mechanic. Mi ricordo di Tom anche quando era solo un avvocato di New York. Noi abbiamo una lunga storia comune, così come con tutta la gente che lavora alla Fox. La parte più difficile nel fare un film è trovare l’equilibrio tra la parte artistica, i produttori, le finanze ecc….E’ solo in questo modo che la cosa può funzionare. Tom Rothman e Jim Gianopulos ci hanno sostenuto moltissimo durante Avatar e, cosa importante, hanno accettato James come unico autore.

Si dice, in rete, che Avatar possa essere il primo capitolo di una trilogia…

Penso che prima di tutto sia debba aspettare il resoconto del box office; per il resto posso dire che il mondo di Avatar è ricco di storie e personaggi che Cameron adorerebbe esplorare: la scelta la farà il pubblico.

Si parla anche di una re-release di Titanic in 3D

E’ vero. Ci stiamo lavorando alacremente e vogliamo che l’uscita coincida con il centenario del naufragio, ovvero il 2012.



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Avatar film: Avatar genere: Sci-Fi, Adventure, Actiondata di uscita:15/01/2010paese:USAproduzione:Twentieth Century-Fox Film Corporationregia:James Cameronsceneggiatura:James Cameroncast:Sigourney Weaver, Zoe Saldana, Sam Worthington, Michelle Rodriguez, Giovanni Ribisi, Laz Alonso, Joel Moorefotografia:Mauro Fioremontaggio:John Refoua, Stephen E. Rivkincolonna sonora:James Hornerdistribuzione:20th Century Foxdurata:166 min brain factor:

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