Someone’s Watching Over Me
Tutti al mondo hanno qualcuno da accudire, da aspettare, da abbracciare, da amare, con cui ridere, scherzare, fare sesso. Tutti tranne l’infelice Rachel (Emily Blunt), ragazza devastata dal tradimento e dal conseguente abbandono del marito. Ormai alcolizzata e disoccupata, passa le sue giornate a fare avanti e indietro sui treni che collegano gli eleganti sobborghi in cui viveva con la vicina città.
Erase and rewrite
Non c'è niente fare. Quando uno è partito in carriera come bel ragazzo, sarà perseguitato tutta la vita da quel ruolo. Così Hugh Grant, il ruffianissimo protagonista di infinite commedie sentimentali, che sulle imbarazzate faccette, sulle strizzatine d'occhio da miope ha (simpaticamente però) costruito una carriera.
L'innocenza che si deve perdere
Con il consueto tocco da cinema indipendente, due registi, Nat Faxon e Jim Rash, già autori del film di Alexander Payne, Paradiso amaro, ci raccontano una nuova storia di formazione lungo una calda estate agli Hamptons. Duncan è un infelice ragazzino quattordicenne, musone e goffo, schiacciato dalla separazione dei genitori, in rotta di collisione con Trent, il nuovo compagno della sua affezionata mamma Pam, gentile signora in cerca di un nuovo inizio.
Ogni età ha la sua crisi
David (Hugh Laurie) e Terry (Oliver Platt) sono una coppia di amiconi inseparabili. Da vent'anni vivono con le rispettive famiglie nelle loro belle case a West Orange, New Jersey, genere sobborgo elegante, curate villette una di fronte all'altra, col verde fraticello. Buoni mestieri, bella gente insomma. Sembra tutto ok. Ma così non è e a fare da detonante sarà Nina, figlia ventiquattrenne di Terry ed ex migliore amica di Vanessa, figlia di David. La ragazza torna per le vacanze di Natale, per riprendersi dalla sua vita spericolata, e un po' per gioco, un po' per dispetto, un po' per vero interesse seduce David, già in crisi nel suo legame con una moglie sempre più distante. Pur conscio che non sono cose da fare, David si lascia prendere dall'entusiasmo, come se una ventata di vita fosse arrivata a scompaginare carte già assegnate.
Eccezionale, toccante, innovativo, divertente….ecco a voi Juno! Juno (Ellen Page) è una ragazza di 16 anni che dopo il suo primo rapporto completo è rimasta incinta. Raccontato così potrebbe sembrare un film visto e rivisto, ma l’apparenza spesso inganna. I testi dei dialoghi, il modo leggero in cui viene affrontato un tema così delicato, la fotografia, la colonna sonora e la grafica fanno tutte parte integrante della rappresentazione del mondo di Juno ed il regista, in maniera eccezionale, è riuscito a rendere attraverso la telecamera il punto di vista di un’adolescente.
Juno (Ellen Page) è una teenager molto sveglia che deve confrontarsi con una gravidanza inaspettata. Con l'aiuto della sua migliore amica Leah (Olivia Thirlby), Juno riesce a trovare per il suo bambino una famiglia perfetta per l’adozione: una oppia, Mark e Vanessa(Jason Bateman e Jennifer Garner), che vive in periferia. Fortunatamente Juno ha il completo appoggio della sua famiglia dal momento che deve prendere delle decisioni molto importanti, confrontandosi con le problematiche del passaggio all’età adulta, e comprendendo gli sforzi di coloro che l'anno cresciuta
La Diablo non veste Prada.
Parliamo di Brook Busey-Hunt, sensuale quasi trentenne laureata e middle class che sotto lo pseudonimo Diablo Cody ha conquistato l'America e persino un Oscar come migliore sceneggiatrice. Lo ha ritirato sembrando sexy persino nella divisa kitsch del Kodak Theatre: foulard leopardato a coprirla (poco), orecchini a teschio e tatuaggi in vista come ornamento, look rigorosamente fai da te. Ha vinto con Juno, evoluzione delle neo-com(edy), dopo Waitress e Molto Incinta, ennesima variazione sul tema gravidanze indesiderate o non volute, in cui la risposta però non è mai l'aborto.
Giuliano Ferrara, che non l'ha capito, ci ha pure pianto. Diablo, che si definisce una «antropologa del sesso, una Margaret Maud, ma nuda», è stata, per un anno, spogliarellista, telefonista erotica e commessa in un sexy shop. Nel frattempo teneva un blog piccante (nome eloquente: The Pussy Ranch), notato da un produttore.









