Di Giuliana Molteni   |   10 Febbraio 2016
Perfetti sconosciuti: Recensione

Stregati dalla luna

 

Ci si conosce alle superiori, ci si frequenta poi anche in seguito, si passano insieme gli anni della giovinezza, ci si avvia insieme verso la maturità, un gruppo saldo di amici cui si aggiungono i rispettivi partner, accettati dopo faticose ammissioni. Che ogni tanto cambiano, mentre il nucleo storico resiste saldo, scoglio al quale aggrapparsi, spiaggia su cui approdare, fuoco al quale riscaldarsi (perché, come diceva Kasdan, fuori il mondo è così freddo).

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Di Giuliana Molteni   |   19 Novembre 2015
Loro chi?: Recensione

Sono stati "loro"

Se nella vita cerchi di vivere adeguandoti alle regole, da cittadino onesto e corretto, se un cretino. Punto. Soggetto ai soprusi del Sistema, vittima di chi è più furbo di te. Questo è il caso di David, bravo ragazzone con ambizioni di scrittore, ripiegato poi sul giornalismo, finito a occuparsi della comunicazione di un'azienda chimica, vessato dal prepotente proprietario. Nella vita privata si ritrova ugualmente schiavizzato dalla fidanzata, che lo spinge in direzione di una carriera che a lui costa molto subire.

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Di Giuliana Molteni   |   10 Aprile 2015
Se dio vuole: Recensione

L'amico immaginario

Tommaso (Giallini) è un chirurgo con il complesso di Dio, ateo convinto di essere lui stesso divinità in terra, capace di distribuire vita o morte ai suoi pazienti. Arcigno e intransigente, maltratta senza pietà chiunque lo circondi, la moglie troppo succube, incapace di fargli comprendere la sua infelicità; la figlia cretina per autodifesa, sposata con un disprezzatissimo agente immobiliare di basso rango; il figlio maschio, su cui ha riposto le sue poche speranze.

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Di Giuliana Molteni   |   27 Novembre 2014
Ogni maledetto Natale: Recensione

Scarpe grosse contro cervelli fini

Dopo gli anni del consumismo più sfrenato, è in atto un processo di demonizzazione del Natale, descritto come il momento del più bieco consumismo nel nome della più bieca ipocrisia dei rapporti famigliari e sentimentali. Festa ricattatoria come poche in effetti, il Natale (di cui tutti hanno accantonato il vero significato) diventa terreno per piccoli drammi famigliari, che il film Ogni maledetto Natale si diverte a prendere ferocemente in giro. Massimo e Giulia si incontrano per caso ed è colpo di fulmine, prima ancora di conoscersi bene.

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Di Giuliana Molteni   |   23 Gennaio 2014
Tutta colpa di Freud: Recensione

Peccato che siano femmine

Francesco (Marco Giallini) è un padre single ormai ultra-cinquantenne, abbandonato da molto tempo dalla moglie a fare ma padre e madre di tre belle e avvedute ragazze, ormai dai 30 ai 18 anni di età, che sono le sue "pazienti" più incurabili. Francesco di mestiere fa infatti lo psicanalista ma non è detto che questa attività gli faciliti poi molto le cose. Impegnato nel pubblico e nel privato a "capire e far capire" le cose della vita, si sente personalmente trascurato.

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Di Pierfranco Bianchetti   |   28 Febbraio 2013

Casa, dolce casa
Il 28 febbraio 1949 fu approvato dal Parlamento italiano Il Piano Casa, un provvedimento storico voluto dal senatore Amintore Fanfani che prevedeva la costruzione di migliaia di alloggi popolari da destinare alle classi sociali più umili, che la seconda guerra mondiale e i conseguenti massicci bombardamenti avevano privato di un tetto sotto il quale vivere. Il cinema italiano dell'epoca non trascurò di affrontare quest'importante tema sociale. Mario Monicelli già nel 1949 con Totò cerca casa, prese di petto la questione raccontando il dramma di Beniamino Lovacchio, un poveraccio interpretato dal grande comico napoletano, che nel dopoguerra cerca disperatamente una soluzione abitativa per la sua famiglia finendo a vivere nell'appartamento del custode di un cimitero.

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Di Giuliana Molteni   |   30 Novembre 2012

La felicità, pagando
Soleggiata mattina della Vigilia di Natale, una famiglia al completo, tre generazioni riunite intorno a una tavola imbandita di ogni ben di dio, nello splendido casolare in Umbria, confortevole ed elegante come la patinata versione extra lusso della Famiglia del Mulino Bianco: quale sogno più bello. Peccato che niente sia come sembra perché il capofamiglia, il ricco e solitario Leone (Sergio Castellitto) ha noleggiato un'intera compagnia teatrale in difficoltà finanziaria, per rivestire ogni ruolo, come da accurata sceneggiatura da lui stesso scritta.

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Di Giuliana Molteni   |   29 Febbraio 2012
Tre esemplari adulti di maschio medio italiano, diversamente disastrati, si ritrovano a vivere sotto lo stesso tetto. Sono afflitti da situazioni famigliari simili, tutti sposati con prole e separati, gravati da un cumulo di spese che l’attuale situazione economica rende insopportabile. Ulisse (Verdone), è un glorioso ex produttore discografico, che scelte sbagliate e tempi mutati hanno trasformato in un bottegaio di vinili d’epoca, attività elegantemente demodé ma assai poco redditizia. Domenico (Giallini), adultero impenitente, malato di gioco d’azzardo, ha mandato in rovina la sua attività immobiliare, già piegata dalla crisi. La stessa crisi che ha fatto da zavorra alla promettente carriera di Fulvio, (Favino), giornalista cinematografico ridotto alle interviste con le attricette televisive. La convivenza fra tre caratteri tanto diversi si rivela inevitabilmente difficile, fra momenti di apparente confidenza e scontri veri e propri, in cui le alleanze cambiano volta per volta. Di fondo però i tre non si sopportano, non si capiscono, non condividono le reciproche scelte. Dopo essersi almeno sostenuti economicamente grazie alla convivenza, non troveranno l’uno nell’altro l’aiuto per cambiare, per migliorare, come è tradizione della commedia corale, nella quale difetti e qualità si mischiano per raggiungere un equilibrio ideale. Alla fine sarà solo dentro di sé che ciascuno troverà la forza per andare avanti e, se non per risolvere, per lo meno per portare avanti dignitosamente un’esistenza diversa, in un bel finale aperto che lascia allo spettatore decidere quale futuro possa attendere i tre personaggi.
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Di Giuliana Molteni   |   27 Gennaio 2012
A.C.A.B.: All Cops Are Bastards
Tutti i poliziotti sono dei bastardi, questo significa l’acronimo ACAB, nel gergo degli Skinhead. Molto cinema ci ha mostrato come quello del poliziotto sia uno sporco mestiere (ma qualcuno lo deve pur fare), esercitato spesso da personaggi borderline, uomini induriti da una vita sempre in tensione, nella quale la violenza è un contagio che genera altra violenza, spesso solitari o con difficili rapporti famigliari perché quello del poliziotto è un mestiere invadente e senza orari, mai troppo liberal perché misurarsi con i delinquenti non permette di essere political correct. E non è necessario lavorare in qualche prestigiosa squadra omicidi a Los Angeles o Miami per ritrovarsi in queste condizioni. Basta essere dei celerini a Roma, poliziotti che fanno il servizio per strada, sulle Volanti, quelli che vorremmo sempre pronti a rispondere alle nostre chiamate, a castigare chi secondo noi se lo merita, per poi indignarci e invocare a gran voce sanzioni pesanti quando nell’azione le cose degenerano. Ma sono l’ultima ruota del carro anche loro, quelli a più stretto contatto con la schiuma della società, detestati da molti “civili” esasperati che non riescono più a fare i doverosi distinguo, disprezzati dai colleghi di altri corpi di Polizia.
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Di Giuliana Molteni   |   11 Marzo 2011
Tutti al Mare: Cerco l'estate tutto l'anno

Stessa spiaggia, stesso mare. Più di 35 anni fa Vincenzo Cerami, romanziere e sceneggiatore per Benigni, Amelio, Bellocchio, Bertolucci, scriveva la sceneggiatura di Casotto, film diretto da Sergio Citti. Oggi suo figlio Matteo dirige Tutti al mare, non proprio un remake, quasi un aggiornamento.

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