Il gangster dal cuore d'oro
Se Il cattivo Tenente è definibile come "il film degli anni Novanta" (solo Le Iene e Pulp Fiction, di per sé un fenomeno a parte, hanno più rilevanza all'interno del decennio), King of New York, violento e melanconico dramma metropolitano, è quasi propedeutico al capolavoro che Abel Ferrara firmerà due anni dopo. Scritto da Nicholas St. John, sceneggiatore "mistico" che ha accompagnato quasi tutta la carriera di Ferrara (da The Driller Killer fino a Fratelli), King of New York ha come protagonista uno splendido Christopher Walken nei panni di Frank White, gangster newyorkese "dal cuore d'oro" che torna in libertà dopo anni di galera e vuole riappropriarsi della "sua città". New York, però, nel frattempo è cambiata: bande di criminali di tutte le etnie impazzano da un quartiere all'altro seminando terrore e violenza. White, però, non si da per vinto e si ributta in pista con uno scopo ben preciso: raccogliere fondi per costruire un ospedale nel Bronx ed aiutare, così, le persone dei quartieri poveri ai quali la giunta cittadina ha tagliato i fondi per l'assistenza medica.
I panni sporchi si lavano in famiglia? Le mille polemiche legate a Gomorra (libro e film) sarebbero destinate a riproporsi anche in occasione di Napoli Napoli Napoli, il film di Abel Ferrara presentato a Venezia fuori concorso. Se non fosse che, per qualità artistica e portata dell’operazione, è difficile che il documentario del regista newyorchese varchi i nostri confini. Perché un regista americano – seppur di origine italiana – dovrebbe raccontare una realtà nostrana? I risultati potrebbero andare in due direzioni: da esterno potrebbe cogliere degli aspetti che noi, dall’interno, non riusciamo a vedere. Oppure, da persona che vuole informarsi, andrebbe a cercare le prime cose evidenti del fenomeno, fermandosi a questi aspetti.
Un week-end di chiusura ricco di ospiti illustri per l'Est Film Festival, quest'anno giunto con successo e un ottimo riscontro di critica alla fine della sua terza edizione.
Abel Ferrara, premiato con il Ciak di Corallo al piccolo ma prestigioso Ischia Film Festival - vera oasi per cinefili, lontana da lustrini e cotillon ma vicinissima al senso autentico di un festival in cui siano in primo piano opere e autori, più che personaggi da vetrina- ha dichiarato: "Sono incantato da Ischia, il Castello è un simbolo di bellezza e armonia, di lotta dell'uomo contro i mali del mondo. E questo festival è per me come un baluardo a difesa del cinema. Girare qui? Magari: trovatemi un produttore e comincio subito".
Dal Bronx di New York a Scampia e agli altri quartieri disagiati di Napoli il passo può essere breve, per chi sa guardare oltre i luoghi comuni che avvolgono queste complesse realtà.
Scandali a Cinecittà. Abel Ferrara ama stupire e sconvolgere, ha l'entusiasmo scomposto dei bambini più svegli e creativi degli altri, viziato dalla sua arte (e vizioso), sa dipingere cinema con pennellate magari discontinue ma geniali, amando scavare ovunque ritenga interessante.
Così l'ultimo suo gioiello, Mary, indagine psico-socio-religiosa sull'iconografia mariana e allo stesso tempo sulla comunicazione spirituale e mediatica, sembra legarsi all'apparentemente opposto Gogò tales (in sala da domani in 80 copie), storia di un club di lap dancers (tra cui rubano l'occhio Stefania Rocca, Asia Argento, Bianca Balti e Justine Mattera) capitanato da Ray Ruby, affarista romantico e incosciente, un istrionico Willem Dafoe.
Un club newyorkese che si chiama Paradise, un istrionico padrone di nome Ray (raggio) Ruby, una screwball comedy politicamente scorretta sulla beata incoscienza di chi vuol evitare di imboccare il viale del tramonto.









