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Il personaggio

Lars von Trier: l'anima ambiziosa del Cinema

[del 13/05/2009] [di Diego Altobelli]

Lars von Trier comincia a conoscere il Cinema all’età di 13 anni, anche grazie allo zio Børge Høst, regista, attore e sceneggiatore nel mondo della televisione, e alla 8 mm regalatagli dalla madre.

È in questo periodo che si forma anche la complessa personalità del regista. Figlio di Inger Høst ed Ulf Trier, genitori che lo lasciano molto tempo da solo e in quasi totale libertà, Lars coltiva una propensione per il comando, l’autostima e la disciplina. Non molto abile a scuola, il giovane abbandona gli studi a 15 anni per riprenderli solo tre anni più tardi. Ma, alla morte della madre, scopre di essere un figlio illegittimo da parte di padre. Lars tenta quindi di contattare Fritz Michael Hartmann, suo vero genitore, più volte, ma viene sempre cacciato.

Decide quindi, forse proprio per contrastare questa sua mancanza affettiva, di darsi arbitrariamente origini nobiliari e di aggiungere il "von" al nome. La stessa cosa l’avevano fatta i registi Josef von Sternberg o Erich von Stroheim.

L’inizio della carriera cinematografica di Lars von Trier è da collocare nel 1977 con i due cortometraggi Orchidégartneren (Il giardiniere delle orchidee) e Menthe - la bienheureuse (Menthe - la ragazza felice). Con questi due cortometraggi vince anche un concorso che gli permette di entrare nel "Danish Film Institute" dove gira anche l'ottimo Nocturne e il criptico Befrielsesbilleder (Immagine di una liberazione), ed entrambi ricevono buone critiche.

Nel 1984 ottiene il suo primo vero successo con L'elemento del crimine (Forbrydelsens element), facente parte di una ideale trilogia dal titolo Europa seguita e conclusasi con Epidemic (1987) e proprio Europa (1991), dove il regista appare anche in un piccolo ruolo. Europa è uno stato mentale e nulla o quasi ha a che vedere con la geografia. Infatti in ogni film il protagonista è un persona che cerca di perpetrare azioni idealistiche per salvare il proprio Paese, ma così facendo finisce per divenire una delle cause della decadenza europea di cui anche lui fa parte.

Arriviamo velocemente al 1996 e alla nascita ufficiale del suo utopico Dogma 95, manifesto culturale che avrà diversi adepti di spicco come Thomas Vintemberg e Kristian Levring. Il decalogo delle regole scritte nel Dogma 95 prevedono l’ambizioso obiettivo di purificare il cinema dalla finzione e dalla artificiosità degli effetti speciali e delle scenografie. Il primo film a tentare questa strada è Le onde del destino (1996) cui segue Idioti (1998).

Il momento di riflessione arriva nel 2000, quando Lars von Trier dirige la cantante islandese Björk (all’epoca all’apice del successo) nel musical Dancer in the Dark, interamente girato in steadycam.

Nel 2003 il regista torna a stupire con Dogville, dove dirige una grandissima Nicole Kidman all’interno di una pellicola completamente concepita su un palcoscenico. Segue Manderlay nel 2005, avente la stessa tecnica. I due film fanno parte di una ideale trilogia che avrebbe il titolo di America: Terra delle opportunità, ma che è ancora incompiuta.

E infatti la suddetta trilogia viene lasciata da parte nel 2006 a favore della commedia Il grande capo; il prossimo film che dovrebbe riprenderne le fila sarà Wasington, ma ancora non se ne hanno notizie certe. Invece Lars von Trier sarà presto al cinema con Antichrist, con Willem DaFoe e Charlotte Gainsbourg.

Nella carriera di Lars von Trier, grande aiuto gli è stato dato dalla televisione. È suo infatti il serial horror The Kingdom, trasmesso la prima volta nel 1994, e poi successivamente nel 1997 con una seconda serie di ideale chiusura narrativa.

Tomentato da continue fobie al limite del paranoico (ipocondria, paura di volare, ecc.), Lars von Trier è certamente un regista che ogni volta che dirige un film fa parlare di sé. Fortemente auto-compiaciuto nello stile, von Trier si distacca dalle forme classiche della narrazione, per tentare strade più ambigue (Dogville) e pure (Dancer in the Dark). La sua regia cerca di evadere dagli schemi, proponendone altri meno imprigionanti nelle forme di espressione. Che ci riesca o meno, e che abbia seguiti di minore o maggiore successo, il suo modo di far vivere il Cinema sarà da esempio per i registi a venire.

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