“Tutto quello che voglio fare sono i buoni film di una volta; voglio fare film belli come si facevano un tempo, prima che diventassero così brutti”: così si presentava al pubblico Joe Dante agli inizi della sua carriera che l’ha portato in trent’anni a realizzare 25 film tra cinema e televisione. Appartenente alla generazione dei registi cinefili che hanno costituito la spina dorsale del New Horror americano, proprio come i suoi coetanei John Carpenter, Wes Craven o Tobe Hooper, Dante ha legato il suo nome e la sua fama al genere fantastico, all’interno del quale ha realizzato dei veri e propri classici contemporanei. Tra questi ci sono Gremlins e Salto nel buio i due film che Dante ha girato per la Amblin Entertainment di Steven Spielberg e che hanno fomentato interpretazioni critiche circa una forte similitudine tra l’opera di Dante e quella del regista di E.T.. In realtà, nonostante esistano alcuni elementi comuni (piccole realtà di provincia scosse da eventi fantastici, personaggi principali adolescenti o comunque dalla psicologia infantile) la visione di Dante si discosta dalla (spesso) caramellosa e acriticamente buonista poetica spielberghiana in funzione di un cinema intelligentemente citazionista, ironico, sferzante e fortemente critico nei confronti delle istituzioni americane (prima fra tutte l’Esercito). Dante, come Tarantino, è un regista che vive di cinema e lo ama profondamente e questo amore viscerale è chiaramente percepibile durante la visione dei suoi film: per Dante fare cinema è gioia e questa gioia ama condividerla con il suo pubblico.
Nato nel 1946 a Morristown, New Jersey, Joe Dante diventa fin da piccolo un “drogato” di cinema e i genitori lo assecondano accompagnandolo ogni sabato pomeriggio al cinema del quartiere. Proprio durante una di queste proiezioni, il piccolo Dante viene folgorato dalla visione di Destinazione Terra, lo straordinario film di fantascienza con parti in 3D diretto da Jack Arnold nel 1953. Contemporaneamente a Bowling Green (Kentucky) un altro bambino chiamato John Carpenter sta vivendo la stessa travolgente esperienza emotiva: alla fine della proiezione entrambi decidono di dedicare la propria vita al cinema (niente male per un film di fantascienza!). Durante l’infanzia Dante è costretto da una poliomielite a passare parecchio tempo a letto: tempo che il piccolo Joe utilizza per divorare riviste come “Famous Monsters of Filmland” diretta dal famoso miliardario collezionista Forrest J. Ackerman e per conoscere i celebri mostri di celluloide grazie al programma televisivo “Shock Theatre”. Nel 1962 finalmente, la rivista diretta da Ackerman pubblica il primo articolo/ lettera di Dante col titolo di “Dante’s Inferno” dove il futuro regista elencava recensendoli i peggiori horror della storia. Nel 1964 Dante si iscrive al Philadelphia College of Art con il preciso intento di imparare a disegnare i cartoni animati (passione che Dante non dimenticherà tanto facilmente e che ritroviamo puntualmente in quasi tutti i suoi film). Non trovando un corso adeguato alle sue ambizioni, Joe decide si studiare cinema e impara le tecniche di base esercitandosi con una macchina da presa in 16 mm; contemporaneamente prosegue la sua collaborazione come critico cinematografico con la rivista “Castle of Frankenstein” e, successivamente, con “ Film Bulletin”. Nel 1966, in collaborazione con il futuro produttore hollywoodiano Jon Davison, Dante realizza il monumentale The Movie Orgy: una compilation di trailer horror lunga ben 240 mn che spopola all’interno dei Campus universitari e assicura ai due registi una delle prime entrate finanziarie stabili. Nel 1974 Davison convince Roger Corman ad istituire all’interno della sua casa di produzione (New World Pictures) un dipartimento trailer; Dante viene subito coinvolto nell’operazione trasferendosi definitivamente a Los Angeles dove,insieme al collega Allan Arkush, si adopera per escogitare i trailer più appetibili e fantasiosi. L’esordio nella regia vera e propria avviene l’anno dopo, quando Dante e Arkush realizzano Hollywood Boulevard, un omaggio / parodia dei low budget movies nonché sorta di inno alla Factory Cormaniana, il film viene girato in dieci giorni, contiene scene di repertorio ed è figlio di una scommessa tra Davison e lo stesso Corman, il quale non credeva alla possibilità di fare un film con soli 90.000 dollari. Invece il film ottiene un discreto successo e diventa immediatamente di culto tra gli estimatori della exploitation.
Proprio questo successo inaspettato porta Corman ad offrire ai due giovani la regia dei suoi prossimi progetti: Rock and Roll High School e Pirana, dovevano solo scegliere. Entrambi preferiscono il primo ma poi Arkush si aggiudica il film musicale e Dante deve accontentarsi dei pesci assassini, progetto che lo vede, all’inizio, molto scettico. Concepito per sfruttare l’enorme consenso di pubblico guadagnato da Lo Squalo di Steven Spielberg, Pirana può contare sulla sceneggiatura caustica e politica di un giovane John Sayles che aveva appena cominciato a scrivere per il cinema. Le riprese durano 23 giorni tra Los Angeles (essenzialmente scene subacquee) e il Texas (esterni) e il cospicuo budget è di 400.000 dollari (la metà dei quali finanziati dalla United Artists). Quando, nel 1979, il film viene distribuito diventa subito un gigantesco successo al botteghino, guadagnandosi addirittura le lodi di Steven Spielberg e piazzandosi tra i più grossi successi commerciali di sempre di Roger Corman. Lo stesso anno Joe Dante dirige gli ultimi giorni di lavorazione di Rock and Roll High Schooll al posto del suo amico Arkush vittima dello stress da superlavoro al quale si era sottoposto per rispettare la tabella di produzione. Il 1981 è l’anno di L’ululato, opera che consacra definitivamente Joe Dante al ruolo di regista culto per gli appassionati di horror e fantastico. Il film è scritto a quattro mani da Dante e John Sayles, il quale rinnova la fiacca sceneggiatura originale tratta dall’omonimo romanzo di Gary Bradner, connotando la figura del lupo mannaro con significati nuovi e moderni che si prestano ad una pungente satira sulle Ottantesche ossessioni americane come la psicanalisi e l’animismo New Age d’accatto. La fotografia old stye di John Hora e i licantropi realizzati dal giovane Rob Bottin (assistente di Rick Baker impegnato con Landis sul set di Un lupo mannaro americano a Londra, l’altro grande Werewolf Movie degli anni 80’) contribuiscono a far diventare L’ululato l’ennesimo successo al botteghino. Nel 1982 Dante viene chiamato dal mitico trio ZAZ (Zucker, Abrahm, Zucker) per dirigere tre episodi della loro nuova serie satirica sulla polizia Police Squad!: la serie si rivela un clamoroso flop ma servirà da spunto per la fortunata trilogia di La pallottola spuntata. Il film in quattro episodi Ai confini della realtà – Il film esce nelle sale nel 1983 e consente a Dante di sfogare la sua passione per i cartoni animati con l’episodio It’s a Good Life, straordinario esempio di creatività in cui le scenografie espressioniste si uniscono all’estetica cartoon e alle atmosfere tipiche della serie (alla sceneggiatura collabora il mitico Richard Matheson).
Le porte del Mainstream si aprono per Dante nel 1984, dopo che Spielberg, ammiratore di Pirana e L’ululato, gli affida la regia di Gremlins, il film che lo consegna definitivamente alla storia del cinema. Enorme successo di pubblico (100 milioni di dollari in 6 settimane) e critica, Gremlins spopola anche grazie ad uno sforzo di merchandising mirato a colpire tutti i target possibili e che porta la creaturina pelosa Gizmo in tutte le case d’America (e anche in quella di che scrive…). Questa inconfutabile affermazione professionale spinge la Paramount Pictures ad affidare a Joe Dante la regia di Explorers (1985), la storia di tre ragazzini che si costruiscono un’astronave con la quale vanno nello spazio. Dante accetta perché si innamora della sceneggiatura, ma le condizioni produttive trasformano l’operazione in uno dei suoi più tristi rimpianti professionali: il regista viene costretto dalla Paramount a consegnare il film nonostante non fosse ancora terminato per essere poi distribuito durante il week-end del “Live Aid Concert”; il fallimento è totale. Amareggiato da questa esperienza Dante si rifugia in più rilassanti produzioni televisive come Storie Incredibili e Ai confini della realtà, e collabora con John Landis per il film comico Donne Amazzoni sulla luna (1986). Il suo ritorno su grande schermo avviene nel 1987 con il fantascientifico Salto nel buio, prodotto nuovamente da Spielberg: purtroppo il pubblico americano rimane abbastanza indifferente mentre l’Academy gli conferisce l’Oscar per gli effetti speciali. Gli anni 80’ si chiudono per Joe Dante con la regia di The Burbs-L’erba del vicino, commedia dark con Tom Hanks che viene pesantemente attaccata dalla critica statunitense: ancora oggi il regista si interroga vanamente sul motivo di tanto astio da parte della stampa. Nel 1990, nonostante si fosse sempre dichiarato contrario, Dante accetta la proposta della Warner Bros di dirigere il sequel di Gremlins; a convincere il regista la promessa da parte della produzione di concedergli completa libertà creativa. E infatti, Gremlins 2 –La nuova stirpe è uno dei film più anarchici e irriverenti di tutta la carriera di Dante (si prende gioco del film originale e si vendica della critica facendo strangolare dai Gremlins il noto critico Leonard Maltins), il quale lo ricorda come un’esperienza indimenticabile. Nei successivi 15 anni la produzione cinematografica di Joe Dante si limita a quattro lungometraggi, comunque di ottimo livello: Matinée (1994), commedia nostalgica e fortemente politica (i riferimenti alla Guerra del Golfo sono evidenti) con il grande John Goodman in un ruolo alla William Castle, Small Soldiers (1998), deliziosa satira antimilitarista realizzata per la Dremaworks di Spielberg, Looney Tunes: Back in Action (2003), bellissima opera che mischia attori e cartoni animati e che consente a Joe Dante di mettere in scena ancora una volta tutta la sua passione e conoscenza del mondo dei cartoni animati e The Hole (2009), presentata alla Mostra del Cinema di Venezia.
Più attivo sul fronte televisivo, Dante produce e in parte dirige l’interessante serie Eerie Indiana (1991), dirige Runaway Daughters (1994), remake di un classico film della AIP da lui molto amato e nel 1997 realizza per la HBO l’ eccezionale satira politica La seconda guerra civile americana, black comedy graffiante e intelligente che non ha ricevuto tutto il successo che avrebbe meritato. Tra il 2000 e il 2003 Dante ha diretto alcune puntate per la serie tv Night Visions e ha diretto il mediometraggio in 3D R.L. Stine's The Haunted Lighthouse proiettato al Busch Gardens Tampa. Recentemente, però, grazie alla serie Masters of Horror, Joe Dante ha realizzato quello che, sicuramente, è una delle sue opere più rappresentative: Homecoming, geniale ed incredibilmente toccante allegoria politica che, attraverso la lente del Fantastico, si trasforma in uno dei più lucidi attacchi all’amministrazione Bush e alla sua insensata guerra “di liberazione”. Sempre all’interno della serie prodotta da Mick Garris per la HBO , Dante ha firmato anche The Screwfly Solution, distopia satirica condita da spunti di surreale umorismo. Per il futuro, il regista di Pirana ha in serbo un paio di progetti horror in fase di sviluppo (Thirst e Bat Out of Hell) ed è sempre alla caccia dei finanziamenti necessari per realizzare il suo sogno: fare un film che racconti il making of di Il serpente di fuoco, film cult diretto da Roger Corman nel 1967.