Troppo facile (e un poco infelice) l’equazione Paese delle Meraviglie = Cinema a cui rinunciamo per parlare dell’ultima opera (d’arte?) di Tim Burton che per la sua trasposizione del classico di Lewis Carroll fonde due romanzi in uno. Un’operazione non priva di qualche rischio e tentata varie volte in passato nella storia del cinema da diversi registi.
Già la trama si differenzia dal romanzo classico perché la bella Alice rappresentata da Tim Burton è cresciuta e ora, con spirito da femminista, per sfuggire a un matrimonio combinato (e soffocante) insegue il Bianconiglio credendo di essere completamente pazza. Quando arriva nel Paese delle Meraviglie, Alice non ricorda d’esserci stata a tredici anni e dovrà farsi carico del destino fantasy cui il regista Burton l’ha condannata: riportare l’ordine spodestando la regina rossa a favore di quella bianca…
Se i primi quindici minuti, a detta di buna parte della critica, sono tra le cose migliori viste nella filmografia del regista di Edward - Mani di Forbici, i commenti finali sul suo Alice non sono stati altrettanto entusiasti.
Meglio tornare indietro con la memoria e abbandonare in partenza ogni polemica. Precisamente al 1903, ove troviamo la prima trasposizione cinematografica di Alice nel Paese delle Meraviglie per mano di Cecil M. Hepworth e Percy Stow. Trattasi in realtà di un cortometraggio di nove minuti, su un girato complessivo di dodici, molto ricco di effetti speciali.
Gli anni Trenta hanno poi visto ben tre versioni del classico di Lewis Carroll. Una del 1931 di Bud Pollard; una del 1933 di Norman Z. McLeod; e una del 1937 a opera di George More O'Ferrall. Passiamo quindi attraverso gli anni Quaranta con un’unica versione per mano di Dallas Bower, nel 1949, e giungiamo al 1951 al cospetto della celebre versione a cartoni animati firmata Walt Disney. Il film, come quello di Tim Burton, è un adattamento dei due libri, diretto a sei mani da Clyde Geronimi, Wilfred Jackson e Hamilton Luske. In assoluto il film Disney più cantato con ben 20 canzoni.
Seguono al film Disney altre due versioni: una diretta da George Schaefer (nel 1955) e un secondo film d’animazione del 1966 di Alex Lovy. Arriviamo quindi al 1972 in cui un Alice in Wonderland interpretato, tra gli altri, da Peter Sellers, conquista due Bafta Awards come miglior film e miglior costumi. Da recuperare.
Gli anni Ottanta hanno visto quattro versioni del poemetto di Carroll, tra cui una del 1988 per mano del regista cecoslovacco Jan Švankmajer col titolo Něco z Alenky. Una delle versioni visivamente, e per atmosfere, più interessanti.
Le versioni animate degli anni Novanta sono altrettanto interessanti. Una di Richard Trueblood e una dei giapponesi Toshiyuki Hiruma e Takashi Masunaga. Le versioni di Nick Willing (televisiva con un cast ricchissimo, tra gli altri Ben Kingsley, Christopher Lloyd, Whoopi Goldberg, Miranda Richardson – 1999) e Sibil Malayil (India –2005), invece, arricchiscono un panorama cinematografico dedicato ad Alice e compagnia già di per sé abbastanza saturo.
L’ultima in ordine di tempo è la versione di Tim Burton, che promette di fare scintille anche se le prime critiche inglesi arrivano piuttosto "tiepidine". Non resta che aspettare la prossima recensione per avere un'idea più chiara. Ovvio, sempre qui su Moviesushi. Rimanete sintonizzati!