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Harry Potter e il Principe Mezzosangue

Harry Potter: una favola per tutti i generi

[del 11/07/2009] [di Piercarlo Fabi]

Sette libri per sette anni.

Il percorso di maturazione dall'infanzia all'età adulta (dagli 11 ai 18 anni) così nettamente schematizzato rappresenta l'intuizione fondamentale avuta da J.K. Rowling per la fortunata saga di Harry Potter.
Un percorso durante il quale il mondo che ci circonda cambia, lentamente ma in modo evidente, perché cambiano gli occhi con cui lo guardiamo e i sentimenti da esso provocati. Nuove forme di amore, di paura e, soprattutto, di dolore si affacciano nelle vite di Harry e dei suoi amici, in un viaggio segnato sempre di più dall'insicurezza, in se stessi e negli altri, la vera tragedia del diventare adulti.

La favola possiede, per sua stessa natura, la capacità di attraversare i due livelli, quasi due mondi a parte, previsti da tale percorso. I suoi protagonisti, infatti, passano dalla meraviglia e dal senso di spensierata indistruttibilità di quando si è bambini alle articolazioni complesse, i dubbi e i timori perenni e le prove, a volte dolorose, per superarli dell'età adulta.
Il cinema, per svolgere la medesima funzione, si è dotato di un accurato ed altrettanto schematico sistema di generi. Tipologie di film dalle atmosfere, le ambientazioni e le sensazioni (vissute dai personaggi e provocate nello spettatore) differenti e ben delineate.

La favola di Harry Potter, col percorso di formazione sviluppato nei suoi sette libri, ha chiamato in causa, per i suoi adattamenti cinematografici, alcuni generi specifici che hanno richiesto, di volta in volta, l'intervento di registi diversi. Queste scelte hanno avuto esiti molto fortunati in alcuni casi, molto meno in altri.

L'infanzia incantata di Chris Columbus. Come reagireste se foste un bambino di undici anni che, dopo una vita passata a sopportare le angherie e la banalità stupida e borghese dei vostri zii e di vostro cugino, veniste informati da un gigante dalla lunga e ispida barba di essere un mago? E se subito dopo scopriste di saper evocare straordinarie magie e volare velocissimi in groppa ad una scopa? La sensazione di meraviglia, fascinazione e travolgente felicità sarebbe inebriante.
Harry Potter e la pietra filosofale e Harry Potter e la camera dei segreti, i primi due capitoli della saga di J.K. Rowling, si focalizzano proprio su quest'ebbrezza, sul senso di «liberazione» provato dal piccolo Harry nel suo primo incontro con Ron, Hermione, Albus Silente e Hogwarts.

Per l'adattamento cinematografico di questi due libri era necessario un regista capace di restituire lo spettacolo meraviglioso di un mondo impossibile che diviene reale. La scelta di Chris Columbus, autore di commedie per famiglie fantasiose e divertenti (ricordiamo la serie di Mamma ho perso l'aereo e Mrs. Doubtfire con uno scatenato Robin Williams), si rivela fin da subito azzeccata (come testimoniato dall'enorme successo al box office delle due pellicole: Harry Potter e la pietra filosofale nel 2001 ottenne addirittura il record d'incassi per il primo giorno d'uscita, con 33,3 milioni di dollari, superato solamente lo scorso anno da Twilight con i suoi 35,7 milioni).
Lo stile «leggero» di Columbus è perfetto per descrivere la ritrovata felicità di Harry, e anche il sentimentalismo tipico della commedia americana, con i suoi valori di amicizia, lealtà e senso di giustizia, si adatta con efficacia a quello evocato dai due libri. Non manca la malinconia, ovviamente (nel ricordo triste e al tempo stesso affettuoso dei genitori scomparsi) né le insidie ma si tratta di prove ancora affascinanti, avventurose piuttosto che temibili o terrificanti.
Le cose, però, sono destinate a cambiare molto presto...

Alfonso Cuarón, Sirius Black e l'horror psicologico. Harry Potter e il prigioniero di Azkaban è la prima grande svolta nella saga. Giocato su una suspense e una tensione costanti e attraversato da un'atmosfera senza speranza e di paura incombente, vede Harry effettuare il primo passo verso la perdita dell'innocenza infantile. Il desiderio di vendetta che egli nutre nei confronti di Sirius Black (un eccezionale Gary Oldman), amico intimo dei suoi genitori nonché padrino dello stesso Harry, accusato di averli consegnati a Voldemort quando furono uccisi, è implacabile e feroce. Un sentimento che nessun bambino potrebbe provare fino in fondo.
I nemici da fronteggiare, poi, non sono più buffi troll o spettacolari basilischi ma si chiamano Dissennatori e torturano le loro vittime portandogli via la felicità, prima di ucciderle privandole dell'anima.

Il regista messicano Alfonso Cuarón, pur costretto ad eliminare alcune sottotrame presenti nel testo originario (e alcuni fan non lo perdoneranno per questo...), ha il pregio indiscutibile di comprendere l'importanza di questo terzo episodio all'interno del disegno complessivo della Rowling.
Il registro e le atmosfere devono cambiare rispetto alle due pellicole precedenti, per preparare adeguatamente il terreno al dolore e alle tragiche sfide dei libri/film successivi. E così le giornate splendenti dei film di Columbus sono oscurate da nuvole nere e cariche di pioggia, gli amici con cui si scherzava tra una rocambolesca avventura e l'altra diventano i confidenti delle proprie angosce. Quello che prima appariva meraviglioso ora cela un cupo, imponderabile orrore.

Amori e funerali: il marchio di Mike Newell. È possibile combinare un complesso intreccio da thriller poliziesco con le esilaranti dinamiche della romantic comedy?
La sfida posta da Harry Potter e il calice di fuoco è proprio questa. E chi meglio del poliedrico regista di Donnie Brasco, da un lato, e Quattro matrimoni e un funerale, dall'altro, poteva sperare si superarla con successo?
A conti fatti, e fino ad ora, Mike Newell si è dimostrato il regista migliore dell'intera saga cinematografica, l'unico in grado di coniugare, con un equilibrio tale da non scontentare nessuno, fan e non, le articolate sfumature del testo di partenza ed un'estetica cinematografica ben delineata.

Harry, Ron e Hermione affrontano le due facce, complementari ed antitetiche, del diventare adulti: l'amore, con i primi approcci all'altro sesso, imbarazzanti quanto divertenti (e Newell offre il meglio di sé nel mostrare i goffi tentativi di Harry e Ron di trovare le compagne per il Ballo del Ceppo), e la morte, che sopraggiunge improvvisa e spietata, come un ricordo doloroso che credevamo di aver dimenticato.
La misteriosa iscrizione di Harry al Torneo Tremaghi (cui partecipa anche un esordiente Robert Pattinson, futura star di Twilight) è un enigma occultato da numerosi tradimenti e inganni e l'indagine di Silente e dei suoi alleati è destinata a fallire: il Male, alla fine, ritorna.

David Yates e l'intrigo politico... mancato. 807 pagine. Basterebbe questo semplice dato a sottolineare l'enorme difficoltà insita nell'adattamento di Harry Potter e l'Ordine della Fenice.
Dopo lo straziante epilogo del quarto capitolo, il redivivo Voldemort inizia a radunare il suo esercito per assumere il controllo del mondo magico attraverso violenti atti terroristici.
Il libro, scritto in concomitanza degli attentati dell'11 Settembre 2001, risente fortemente del clima di ansia e tensione costanti riflettendone, inoltre, i giochi di potere e il processo di manipolazione mediatica. Il Ministero della Magia, infatti, organizza una vera e propria campagna denigratoria nei confronti di Harry e del suo maestro Silente, accusati di diffondere il panico con le false notizie sul ritorno di Voldemort, per ottenere fama e notorietà.
L'accusa della Rowling a quei governanti ipocriti e arrivisti che, per conservare il proprio potere, preferiscono ignorare i momenti di crisi anziché affrontarli, è palese. Tuttavia nel film di Yates di questi fondamentali aspetti non c'è traccia.

Allo stesso modo, il personaggio di Sirius Black, cruciale nello svolgersi della narrazione con il tormento logorante dovuto alla sua condizione di latitante (che gli impedisce di prender parte alle missioni dell'Ordine della Fenice) e le ripercussioni di tale stato d'animo su quello di Harry, ha pochissimo spazio, influenzando negativamente la partecipazione e il coinvolgimento emotivo dello spettatore.
Unico pregio della pellicola è la sua capacità di offrire la visione incredibilmente tetra di un mondo in preda a un panico che non lascia scampo. Tuttavia Yates, esordiente con alle spalle solo esperienze televisive, si dimostra del tutto incapace di articolare sottotrame e sottotesti all'interno di un plot cinematograficamente valido.

Un problema considerevole se si pensa che a questo, in definitiva, mediocre regista è stata affidata la regia anche dei due ultimi capitoli, Harry Potter e il Principe Mezzosangue e Harry Potter e i doni della Morte.

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[lunablu[lev:1; v. p.:1; cash:55] postato il 12/07/2009 alle 15:24 [offline]

NO NO NO... Promuovo la campagna: "salviamo il Quinto Film perché a conti fatti non faceva PIÙ SCHIFO degli altri." :P

[Blutarsky[lev:2; v. p.:2; cash:132] postato il 13/07/2009 alle 15:22 [offline]

NO NO NO... Non sono d'accordo.
Gli altri registi erano riusciti, pur non rimanendo fedeli ai libri di partenza (cosa impossibile in questi casi), a restituirne atmosfere e significati profondi, strizzando l'occhio, all'occorrenza, ai fan.
Nel quinto film, Yates è riuscito nella non facile impresa di scontentare TUTTI, eliminando le scene emotivamente più significative (dov'è Grimmauld Place, che, tra l'altro, sarà fondamentale nel settimo libro? E il ricordo di Piton sulle angherie subite per mano del padre di Harry?! E la litigata furiosa tra Harry e Silente, la prima e l'unica di tutta la serie, alla fine?!??) e MASSACRANDO, così, la tensione dell'intero plot.
Mi spiace, ma non aderirò alla campagna...

 

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