Di Giuliana Molteni | 24 Febbraio 2012
Dalle stalle alle stelle, dalla più squallida banlieue ai saloni di una fastosa dimora da miliardari. Questo capita a Driss, teppista di periferia originario del Senegal, sull’orlo di perdersi nella piccola illegalità, quando viene provocatoriamente assunto da un datore di lavoro molto particolare, un ricchissimo aristocratico, rimasto completamente paralizzato dopo un incidente di parapendio. Dopo un breve periodo di fortunoso, riottoso assestamento, le “cure” con cui Driss letteralmente investirà il suo assistito, saranno non una ventata ma un tornado di vita, che spazzerà tutta l’afflizione, la contrizione, sotto le quali per il rispetto nei confronti della disabilità si rischia di seppellire il malato, come se, oltre a dover sopportare la sua invalidità, dovesse anche trasformarsi in un asceta. Se si viene costretti a continuare a vivere, che almeno vita sia. Facendo piazza pulita di un’atmosfera di pietismo soffocante e di cautele anche inutili, l’anomalo badante strapazzerà un complice Philippe, lo sballotterà per ogni dove, lo aiuterà a drogarsi e a farsi fare (almeno quello) un massaggio erotico. Lo incoraggia anche a parlare finalmente con la sconosciuta con la quale intreccia un’algida relazione epistolare. Anche Philippe però avrà cose da insegnare a Driss, più trasversalmente forse, ma ugualmente utili. Alla fine del loro rapporto, entrambi si lasciano alle spalle un uomo diverso.
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