Perché “Save with Dave”? chiedetelo a Francesco Alò che come ogni sabato ci delizia con stupendi aneddoti che ci permettono di capire meglio i registi e gli attori protagonisti delle sue lezioni. Ed è proprio così che scopriamo che il regista di Velluto Blu David Lynch fin dall’adolescenza è un ragazzo che ha i piedi per terra con l’aspirazione di diventare tesoriere della classe, ambizione a tal punto forte da ideare lo slogan “save with dave”.
La determinazione e l’ambizione sono sicuramente i tratti predominanti del regista nato nel Montana e Blue Velvet ne è la dimostrazione. Velluto Blu è un film del 1986 ed è il secondo progetto finanziato da Dino De Laurentis dopo il fiasco dell’adattamento cinematografico del romanzo di fantascienza Dune di Frank Herbert, è un film surrealista e in parte autobiografico.
Le origini di Velluto blu risiedono senza dubbio nell’infanzia di David Lynch che ha passato molto tempo nei boschi di Spokane, una piccola cittadina del nordest americano che ricorda molto la Lumberton del film. La matrice autobiografica risulta evidente quanto il surrealismo delle prime immagini. Il cielo terso sopra splendide villette ben curate, persone felici che fanno giardinaggio e un pompiere che saluta… una serenità che inquieta, immagini rasserenanti a tinte forti con colori volutamente carichi per allertare lo spettatore. Tutto sembrerebbe normale, almeno in apparenza: ma quando il protagonista Jeffrey (Kyle MacLachlan) fa ritorno in città per assistere il padre malato, si accorge che non tutto è tranquillo come sembra, e che sotto l’erba verde e pulita del suo giardino si nasconde un mondo oscuro e sotterraneo del quale non avrebbe mai sospettato l’esistenza. E’ un viaggio in un incubo fatto di violenze sessuali, rapimenti e traffico di droghe in cui la violenza è a tal punto lontana dalla nostra accettazione da lambire la comicità.
Blue Velvet è il film delle contraddizioni e della contrapposizioni. La luce iniziale del cielo terso e limpido viene subito contrapposta all’oscurità dell’erba in cui Lynch ci fa immergere, il film risulta una eterna contrapposizione tra purezza e orrore, innocenza e perversione ovvero tra bene e male. Dualismo spesso implicito nelle immagini ma anche esplicito nei comportamenti come ad esempio nel triangolo amoroso tra il protagonista Jeffrey Beaumont, Sandy (Laura Dern) e Dorothy Vallens interpretata dalla splendida Isabella Rossellini. Da una parte il rapporto casto e puro di Jeffrey con Sandy e dall’altra il rapporto morboso e fisico di Jeffrey con Dorothy. E’ il tema del doppio quello che affronta Lynch, il doppio che è presente in ognuno di noi il lato oscuro che sfugge alla razionalità e al perbenismo del giusto ma anche il lato oscuro della provincia americana, spesso descritta nel cinema troppo idilliaca e gentile. Velluto blu ci fa entrare negli occhi di un ragazzo sereno e quasi annoiato, e ci mette di fronte ad atti di violenza, di perversione e di devastazione unici. La scena in cui il bravissimo MacLachlan, nascosto dentro l'armadio, spia le violenze subite dalla sensuale Rossellini è forse l'emblema della linea intrapresa dal film: un voyeurismo attivo, curioso, che riesce ad andare oltre al significato stesso della parola per renderci completamente partecipi.
Lo spettatore attraverso lo sguardo annoiato di Jeffrey e attraverso il suo aspetto fisico “normale” si immedesima e si immerge piano piano in un mondo perverso e nascosto che all’inizio rifuta ma da cui in realtà è attratto. Esattamente come capita a Jeffrey che assiste nell’armadio alle violenze di Dorothy da parte di uno psicopatico gangster Frank Booth interpretato da Dennis Hooper. Scena stupenda che mette in risalto la violenza nascosta da quattro mura spiata da Jeffrey, figlio dell’America perbenista, che non ne rimane disgustato e nemmeno cerca di salvare Dorothy ma piuttosto si eccita nel guardarli. Una violenza che si svolge nella penombra e nella semi oscurità, dove non viene assolutamente esaltata la bellezza fisica dei corpi che anzi sembrano quasi deformati dalla follia dell’atto.
Lynch cura ogni dettaglio in questa scena così come in tutto il film, nulla viene lasciato al caso e se viene lasciato al caso è Lynch a permetterlo. Il corpo nudo della Rossellini non risulta bello e sensuale le pose che Booth le fa assumere sono volgari, il vestito di velluto blu che la copre e la scopre sembra un sipario su un mondo che molti fanno finta di non vedere e Dorothy è bravissima a non farci capire se lei è solo un attrice e recita oppure gode alle torture di Hopper. Davvero magistrale l’interpretazione di Isabella Rossellini che per questo vinse nel 1987 un Indipendent Spirit Award come miglior attrice (nella stessa categoria fu candidata Laura Dern), grandioso anche Dennis Hopper che con questo film torna alla ribalta dopo un momento non propriamente felice della sua carriera per seri problemi con la droga. Sarà proprio lui a consigliare a Lynch la sostanza stupefacente da far assumere al suo personaggio, il nitrito d'amile, più comunemente detto popper (inizialmente l'idea di Lynch era quella di far assumere a Frank Booth dell'elio per fargli alterare la voce).
Nel 1987 la National Society of Film Critics diede a Velluto Blu i premi come Miglior film, Miglior Regista (Lynch), Miglior Fotografia (Frederick Elmes) e Miglior Attore non protagonista (Hopper). All’uscita nella sale il film destò molte polemiche a causa della violenza e degli abusi ma soprattutto fu sotto accusa il ruolo della Rossellini troppo compiacente durante le violenze. Proprio le scene di violenza che la riguardano indussero Gianluigi Rondi, l'allora direttore del Festival di Venezia, ad escludere il film dal concorso. Velluto blu segna anche l'inizio della collaborazione fra Lynch e Angelo Badalamenti, squisito compositore italo-americano, amante della musica jazz e attratto dalla new age. Le sue musiche accompagneranno le immagini dei film del Maestro sino agli ultimi lavori del regista.