Il 1989 fu un anno particolarmente importante per il cinema d'autore che, in quel decennio, soprattutto con la fine del ciclone della New Hollywood, visse la sua parabola discendente. Il grande successo di Sesso, bugie e videotape di Steven Soderbergh al Sundance Film Festival, rassegna sostenuta da Robert Redford e finalizzata alla promozione dei lavori dei cineasti indipendenti, e la vittoria della Palma d'oro al Festival di Cannes riportarono in auge il genere aprendo così la strada alle nuove leve tra le quali Quentin Tarantino.
Il giovane regista di origini italiane, nel 1992 spopolò al Sundance Film Festival con il suo primo lungometraggio Le iene (Reservoir Dogs) nel quale veniva riproposta la storia di una rapina narrata secondo gli schemi già visti in Rapina a mano armata di Kubrick nel 1956 quali il flashback sincronico.
Si dice in genere, nel cinema così come nella musica, che la seconda opera di un artista che ha ottenuto un enorme e forse insperato successo al debutto, sia un po' una prova del nove delle sue capacità. Tarantino, con Pulp fiction, fece anche di più tirando fuori un film capolavoro.
Scritto, così come per Le iene, a quattro mani insieme a Roger Avary, il film è ancora una volta un incrocio di quattro storie, incastrate tra loro, raccontate senza seguire una linearità temporale e collegando la scena iniziale a quella finale.
Nel film è possibile scovare una quantità incredibile di citazioni, più o meno chiare, di film, telefilm e persino di cartoni animati della Walt Disney. In realtà Tarantino è stato spesso accusato di plagio nelle sue opere e la sua risposta è sempre stata, riprendendo un aforisma di Igor' Stravinskij: "I grandi artisti non copiano, rubano".
È ormai noto ai più che Tarantino, prima di iniziare la sua brillante carriera di regista, lavorò come commesso all'interno di una videoteca nella quale ebbe modo di formare e accrescere la sua immensa cultura cinematografica. Il suo grande merito è sempre stato quello di vedere di tutto, senza tralasciare niente, studiando a fondo anche generi o registi che tutto sommato non gli piacevano più di tanto.
I dialoghi e le musiche sono poi un altro elemento caratteristico delle sue opere.
Per i primi basti pensare ai discorsi, tutt'altro che profondi, di Vincent Vega (John Travolta) e Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) su Amsterdam e la possibilità di poter comprare e fumare l'erba senza grosse restrizioni, sui modi di chiamare in Francia il quarto di libbra con formaggio del McDonald o su quanto possa essere grave fare un massaggio ai piedi della nuova moglie del proprio capo. E tutto mentre si stanno recando a casa di un tizio per ucciderlo per conto del loro capo Marsellus Wallace. Anche in questo caso ritroviamo la figura del gangster che vive il proprio mestiere come un semplice lavoro così come in Rapina a mano armata di Kubrick.
Le musiche furono completamente scelte dallo stesso regista che, parole sue, dispose per terra tutti i vinili che aveva a casa e, immaginando le varie scene, cercò di associare il pezzo migliore che suonava nel giradischi.
I due rapinatori, Zucchino (Tim Roth) e Coniglietta (Amanda Plummer), che organizzano il colpo alla caffetteria che, come detto prima, apre e chiude il film, rappresentano i Bonnie e Clyde degli anni '90 e ripropongono il tema dell'amore misto all'atto criminale che già avevamo potuto vedere in Fino all'ultimo respiro di Jean-Luc Godard.
Per il resto, il film è costellato di scene violente, di parolaccie e volgarità eppure, essendo il tutto inserito in un contesto grottesco, il risultato è quello di un film che fa più sorridere che sconvolgere.
Il budget che fu stanziato dalla casa di produzione fu di appena 8 milioni di dollari nonostante un cast stellare e ne incassò oltre 200 solo di botteghino (escludendo quindi tutta la produzione home-video).
Mentre la maggior parte degli attori presenti, da Uma Thurman, ormai musa del regista americano, a Samuel L. Jackson, passando per Bruce Willis e Harvey Keitel, decise addirittura di ridursi l'ingaggio per poter lavorare con Tarantino (in Italia abbiamo avuto un esempio simile nel 2001 con Stefano Accorsi in Santa Maradona di Marco Ponti), John Travolta fu convinto dallo stesso regista che lo trattenne un giorno intero a casa parlandogli del personaggio che avrebbe dovuto interpretare.
Alla fine Pulp fiction fu una vera manna per la carriera di Travolta che, dopo una serie di film che ne avevano offuscato la carriera, ritrovò un nuovo slancio.
Vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes, il film ottenne anche un Oscar come miglior sceneggiatura originale oltre a ben sette nomination per miglior film e miglior regia.