Qualche lezione fa abbiamo visto come
Guerre Stellari abbia rappresentato la rinascita della fantascienza nel cinema. Una fantascienza epica, fiabesca, che traeva le sue origini dalla mitologia classica riproponendola in una chiave futuristica.
Blade Runner (1982), oltre ad essere un'altra icona del genere, ha invece rappresentato il lato oscuro del mondo futuro dove la Terra non è più un posto vivibile per l'uomo che cerca quindi di trovare delle nuove colonie nello spazio dove potersi trasferire. È una Terra perennemente immersa nel buio, nella pioggia, nel fumo dell'inquinamento, nei gas, dove gli spazi vitali sembrano ormai essersi esauriti. Los Angeles, la città nella quale è ambientata la storia, è una metropoli costruita su diversi livelli nei quali fanno avanti e dietro delle automobili volanti e in cui spicca l'immensa struttura dove ha sede la Tyrell Corporation, la fabbrica da cui sono stati ideati e costruiti i Nexus 6, degli androidi replicanti superiori all'uomo per agilità e forza e di intelligenza almeno pari.
Nei titoli di testa, accompagnati dalla musica glaciale dei sintetizzatori di Vangelis, ci viene descritta la situazione: 6 di questi replicanti, utilizzati sostanzialmente come schiavi in missioni rischiose per trovare nuove colonie extra-mondo, dopo una sanguinosa ribellione sono stati dichiarati fuori legge e quindi destinati ad essere catturati e terminati. Deckard (Harrison Ford), ex-membro dell'unità speciale Blade Runner, viene forzatamente incaricato dalla polizia di compiere questa missione. I cacciatori di replicanti, per riconoscere i replicanti, hanno a disposizione uno strumento ottico che permette di analizzare la reazione della pupilla ad una serie di domande, poste appositamente per scuotere l'emotività del soggetto. I replicanti, non avendo dei ricordi propri ma impiantati in laboratorio, non sono in grado di reagire correttamente e vengono quindi scoperti.
Nel corso del film Deckard incontrerà e si innamorerà di Rachael, la segretaria del capo della Tyrell Corporation, nonostante scopra che anche lei è una replicante e, nella prima versione uscita nelle sale con il lieto fine, i due scapperanno via dopo che Deckard avrà compiuto la missione di terminare tutti i Nexus 6.
La sceneggiatura, basata sul romanzo breve di Philip K. Dick, una fonte praticamente inesauribile per i futuri film di fantascienza, Do Androids Dream of Electric Sheep?, fu inizialmente scritta e riadattata da Hampton Fancher che aveva però ideato un film girato esclusivamente all'interno di una stanza. La scelta della produzione per la direzione cadde su Ridley Scott, fresco dell'enorme successo del primo Alien e già ben considerato da tutto l'ambiente per la sua rigorosità che spesso sfociava in un'attenzione al dettaglio snervante per i suoi collaboratori e soprattutto molto costosa per chi doveva finanziare il film.
Scott in un primo momento rifiutò l'offerta anche perché già impegnato nella lunghissima lavorazione di Dune, altro film di fantascienza basato su un romanzo questa volta di Frank Herbert che sarà poi diretto da David Lynch (non propriamente il tipo di regista adatto a questo genere), salvo poi tornare sui suoi passi, pretendendo però di modificare la sceneggiatura fino ad allora scritta. L'idea di Scott era infatti quella di descrivere anche il mondo che si celava dietro la finestra di quella stanza, chiedendosi come fosse cambiata la gente e la loro vita, i loro usi e costumi. Si rese quindi necessario chiamare un altro sceneggiatore che completasse il lavoro fatto fino a quel momento da Fancher e la scelta cadde David Webb Peoples.
La difficilissima costruzione del set all'interno degli studios, la scelta maniacale anche del più piccolo oggetto da parte di Ridley Scott, fecero schizzare il budget per la realizzazione del film da 12 a 28 milioni di dollari e i primi risultati al botteghino, a differenza di tutti gli altri film finora trattati, furono sostanzialmente un grosso flop che non andò neanche a ricoprire le spese. Negli anni a venire divenne invece un vero cult anche oggi citato in numerosissime pellicole, così come sempre avviene con i film che segnano un'epoca o danno il via a un nuovo genere. E se oggi sentiamo parlare di un futuro alla Blade Runner, capiamo subito che si parla di un futuro dove la pioggia, la nebbia, i neon e il fumo la fanno da padrone.