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Un film, una storia

Come te nessuno mai: voglia di crescere e raccontare

[del 14/04/2009] [di Andrea Necci]

In Italia Gabriele Muccino rappresenta senza dubbio il classico esempio di personaggio che si ama o si odia. Da una parte abbiamo infatti una schiera enorme di fan, ammaliati da Come te nessuno mai, rapiti da L'ultimo bacio e forse rimasti sorpresi dalle ultime due opere girate negli Stati Uniti con Will Smith (Alla ricerca della felicità e Sette anime). Dall'altra abbiamo invece l'esercito dei detrattori, un po' offesi dai luoghi comuni esposti in Come te nessuno mai inorriditi dal cliché dei trentenni d'oggi in L'ultimo bacio e forse rimasti sorpresi dalle ultime opere made in U.S.A.

La scelta di Francesco Alò di presentare Come te nessuno mai (1999) all'interno della sua rassegna sulla storia del cinema, e soprattutto dopo aver parlato di due giganti come Kubrick e Tarantino, risulta quanto meno coraggiosa.

Il film già alla presentazione fuori concorso al Festival di Venenzia ottenne dalla critica un successo quasi insperato. In realtà, a ben vedere, si trattava forse dell'unico lungometraggio leggero all'interno di una serie di opere ben più seriose e, probabilmente, un tantinello più noiose. Anche la risposta del pubblico, all'uscita nelle sale, fu ottima soprattutto tra i teenager e rappresentò il trampolino di lancio non solo per il giovane fratello, Silvio, ma anche per altri attori che negli anni successivi avremo modo di ritrovare in altre produzioni nostrane come Giuseppe Sanfelice, che nel film interpreta Ponzi, protagonista ne La stanza del figlio di Nanni Moretti, Giulia Carmignani o Giulia Steigerwalt. Ma di cosa parla questo film?

Ascoltando gli stralci dei telegiornali d'epoca nei titoli di testa si penserebbe a un film politico e invece già dal primo dialogo tra il protagonista Silvio (Silvio Muccino) e Ponzi (Giuseppe Sanfelice) scopriamo che alla fine si parla e si parlerà della semplice voglia di due ragazzi, non ancora diciottenni, di avere la loro prima esperienza sessuale. La loro storia fatta di baci rubati, sentimenti inespressi e confidenze diventate poi pettegolezzi, si svolge durante l'occupazione del liceo dove studiano; un'occupazione che, secondo i canoni del tempo, viene promossa da poche persone per lottare contro “l'omologazione dell'individuo” e poi seguite dal resto della massa un po' per convizione, un po' per dover credere in qualcosa e ovviamente un po' per non studiare per qualche settimana. L'occupazione dell'istituto è però malvista dal padre di Silvio, ex-sessantottino, che durante una discussione col figlio sulla bontà di questa azione esprime tutto il suo dissenso con il retorico “Noi eravamo meglio”. Già in questo semplice diverbio possiamo trovare uno dei primi esempi di scontro generazionale degli anni '90 tra i genitori e i figli che sentono come imposto il dover essere di sinistra e, soprattutto, non capiscono perché debbano vedersi le ali tarpate da persone che, alla loro età, avevano fatto le stesse cose, se non peggio.

Anche il rapporto con il fratello maggiore Alberto (Enrico Silvestrin), che dovrebbe rappresentare un esempio, un riferimento per tutti i comportamenti da assumere, viene alla fine messo in discussione. Inizialmente Alberto suggerisce al fratello idee per il suo discorso all'assemblea di istituto (“I grandi rivoluzionari come Ghandi e Che Guevara avevano da dire qualcosa di diverso”) oppure consigli su comportarsi con l'amico Martino dopo aver rubato un bacio a Valentina, la sua ragazza, salvo poi accorgersi di come lo stesso Alberto non sia in grado di gestire i propri problemi sentimentali (viene lasciato dalla ragazza senza aver modo di poter fare).  Alla fine Silvio riuscirà nel suo intento di perdere la verginità e lo farà con una ragazza, Claudia, che fino ad allora aveva considerato come una semplice amica non accorgendosi che i sentimenti di lei erano cambiati da parecchio tempo.

Come te nessuno mai è un film che gioca molto sui luoghi comuni della Roma giovane di quegli anni, spesso cadendo nella catalogazione per modo di vestire (“pariolini”, “zecche”, “hip hop”) o per idee politiche (i fasci e i comunisti). Il pubblico al quale è rivolto è senza dubbio molto giovane e lo si capisce anche dal modo di parlare dei protagonisti.

Tuttavia ha il merito di risultare piacevole, scorrevole e, personalmente a distanza di molti anni, molto diverntente in alcuni punti.

Gabriele Muccino è, nonostante tutte le critiche che gli si possano muovere contro, una persona che pur avendo avuto la fortuna di essere introdotta nell'ambiente dal padre, dirigente Rai, e di aver potuto studiare accanto a un maestro come Pupi Avati, ha sempre dato il massimo per poter imparare il mestiere e diventare regista soprattutto per meriti propri. Spesso è stato criticato di rappresentare una realtà di nicchia, come un certo ambiente della borghesia romana, piuttosto che i dubbi e le paure dei trentenni che invece di metter su una famiglia tradiscono le fidanzate con delle ragazze più giovani. In realtà il problema potrebbe essere più di chi recepisce il film come una volontà di appiattire le dinamiche della nostra società piuttosto che di chi vuole raccontare delle storie, magari legate alla propria vita, senza avere la pretesa di parlare della vita di tutti quanti.

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Come te nessuno mai film: Come te nessuno mai genere: Comedy, Romancedata di uscita:01/10/1999paese:Italiaproduzione:Fandango, Mikado Film, Rai Cinemafictionregia:Gabriele Muccinosceneggiatura:Gabriele Muccino, Silvio Muccino, Adele Tullicast:Silvio Muccino, Giuseppe Sanfelice, Giulia Steigerwalt, Giulia Carmignani, Luca De Filippo, Anna Galiena, Enrico Silvestrin, Giulia Cicconefotografia:Arnaldo Catinarimontaggio:Claudio Di Maurocolonna sonora:Paolo Buonvinodistribuzione:Mikadodurata:88 min brain factor:

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