I miti degli anni '80 è il titolo della terza fase del corso tenuto da Francesco Alò. Il primo film di questa serie è Guerre Stellari uscito in realtà nel 1977 ma ancora oggi un mito assoluto del cinema di tutti i tempi: è infatti fuori discussione che l'intera saga, scritta e diretta da George Lucas, abbia avuto un successo talmente enorme da entrare prepotentemente nella cultura non di un solo paese, come abbiamo invece visto con i Monty Python, ma di tutte le nazioni nelle quali il film è stato distribuito. Chi di noi, pur non essendone un fan sfegatato, non ha mai pronunciato la famosissima frase “Che la forza sia con te”? Insomma Guerre Stellari è ormai molto più di un film, è un vero e proprio monumento che è e resterà innalzato anche negli anni a venire.
Ma come è nata l'idea di fare una saga ambientata nello spazio dove tecnologia futuristica e mitologia si mescolano continuamente? Negli anni in cui George Lucas iniziò il suo lungo lavoro di scrittura della sceneggiatura, il genere cinematografico della fantascienza non era stato ancora sviluppato e l'unico esempio di film di successo poteva essere 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick uscito nell'ormai lontano 1968. Un film che in ogni caso non si rifaceva assolutamente a quelli che oggi definiremmo i canoni del genere fantascientifico: la rigorosità del regista americano lo portò addirittura a girare le famose scene nello spazio senza, giustamente, alcun tipo di suono. Anche l'utilizzo degli effetti speciali era ridotto ai minimi termini. Lucas, pur facendo parte dell'ormai noto giro di giovani cineasti americani del periodo (Coppola, Scorsese, De Palma, Spielberg ecc.), non ama particolarmente il cinema prodotto dal sistema di quegli anni e la sua prima opera L'uomo che fuggì dal futuro (titolo originale THX 1138) del 1971 è già un primo tentativo di (ri)proporre film di fantascienza.
Per sua sfortuna il film fu un grosso flop tanto che il secondo lungometraggio American Graffiti del 1973 oltre ad essere al contrario un grandissimo successo che inaugurò il filone dei film nostalgia, nel quale venivano proposte ambientazioni di almeno vent'anni prima, fu anche un drastico cambio di rotta verso la commedia soft. Ma è proprio durante le riprese di questo film che Lucas inizia ad elaborare l'idea di scrivere una sceneggiatura completamente originale, basata sugli archetipi della mitologia (importantissime furono in questo senso le letture delle opere dello psicologo statunitense Joseph Campbell), in particolare quella presente ne Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien ma ambientata in un mondo parallelo situato in una galassia sconosciuta, dove ci fossero diverse razze, diversi usi e costumi e soprattutto facendo largo uso di grandiosi effetti speciali mai visti.Per il cast Lucas vuole assolutamente prendere attori semi o del tutto sconosciuti e lo stesso Harrison Ford, che pure fino a quel momento aveva recitato giusto una parte non da protagonista in “American Graffiti” più altre piccole comparse in altre produzioni, inizialmente fu scartato per questo motivo.
Per gli effetti speciali deve invece costruire una squadra di lavoro da zero dato che la 20th Century Fox, casa di produzione del film, aveva dismesso anni prima la struttura perché poco utilizzata. Da questo team, composto per lo più di giovani usciti da poco dall'università, nascerà quella che per almeno vent'anni è stata un'azienda simbolo del campo degli effetti speciali: la Industrial Light & Magic. Le riprese del film si svolsero per tutto il tempo tra enormi difficoltà, sia perché tutta la troupe sostanzialmente non credeva molto nel film (ricordiamoci della grande novità che rappresentava in quegli anni) sia per i problemi logistici dovuti, per esempio, alle scene girate nella caldissima Tunisia dove, ovviamente, gli attori che dovevano indossare armature anche integrali come quelle dei droidi avevano non poche difficoltà di movimento. Lo stesso Lucas ebbe ad un certo punto un infarto per il forte stress che dovette subire in quei mesi. Anche le riprese degli interni, girate negli Elstree Studios in Inghilterra, furono costellate di continui problemi dovuti anche alla scarsa attenzione che il personale del luogo gli prestava.
E invece, come ben sappiamo, quello che quasi tutti giudicavano un flop, una scommessa persa (famosa fu la gaffe che Brian De Palma fece alla prima visione nella quale giudicò il film “senza futuro”), si rivelò essere un successo stratosferico.
Molte furono le intuizioni di Lucas che influenzarono i registi degli anni a venire come Tony Scott che si ispirò alla battaglia finale di Guerre Stellari per distruggere la Morte Nera per il suo Top Gun del 1986.
L'idea stessa di dare un'importanza nuova ai robot, di dare la vita a degli oggetti inanimati, che nel film inizialmente portano avanti la storia senza la presenza di alcun essere umano, può essere tranquillamente ricondotta a quella che, da Toy Story in poi, ha fatto nascere un nuovo importante filone del cinema d'animazione (la stessa Pixar è stata fondata da George Lucas).
Insomma la grandezza di Guerre Stellari non sta solo nella bellezza del film in sé ma, come è sempre avvenuto per i film che hanno cambiato la storia del cinema, nell'incredibile numero di nuove strade che ha aperto per le produzioni a venire.