Special1

Un film, una storia

Salvate il soldato Ryan: l'irrazionalità della guerra

[del 19/05/2009] [di Andrea Necci]
La filmografia di Steven Spielberg, fino alla realizzazione di Schindler's List nel 1993, presenta una lunga lista di grandissimi successi e di vere e proprie pietre miliari del cinema internazionale: dal terrore de Lo squalo del 1975 alla fantascienza di Incontri ravvicinati del terzo tipo del 1977 o di E.T. L'extra-terrestre del 1982, passando per la trilogia di Indiana Jones fino ad arrivare al fantasioso Jurrassic Park del 1993. Eppure nessuno di questi film fu in grado di vincere un solo Oscar, neanche per gli effetti speciali che pur hanno sempre contraddistinto le opere di Spielberg.

Tralasciando la bontà delle scelte che spesso hanno determinato l'assegnazione della statuetta d'oro, il premio Oscar è e rimane senza dubbio il riconoscimento più ambito da qualunque regista, soprattutto da chi è cresciuto artisticamente ad Hollywood. Per Spielberg, così come per Scorsese che lo vinse solo nel 2006 per The Departed, questo premio era ormai un cruccio che lo portò a cambiare radicalmente il proprio modo di fare cinema, fino ad allora forse troppo incentrato sulla realizzazione di blockbuster, in quei tempi poco ben visti dalle parti dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences (l'organizzazione che assegna l'Oscar). Ed è infatti con Schindler's List, un film molto forte, girato in bianco e nero, sui campi di concentramento nazisti, che Spielberg riesce a vincere ben sette statuette tra cui miglior film e miglior regia.

Il secondo successo del nuovo ciclo è rappresentato da Salvate il soldato Ryan del 1998. Un film ambientato durante la seconda guerra mondiale nel quale si narra del famoso sbarco dei soldati statunitensi in Normandia il 6 giugno1944 ad Omaha Beach. Uno sbarco particolarmente sanguinoso per le truppe alleate che, per una serie di imprevisti logistici, si ritrovarono alla mercé delle torrette di guarda tedesche. Questo terrificante conflitto è raccontato da una lunghissima sequenza di ben 27 minuti nei quali Spielberg rappresenta in maniera estremamente reale, a volte anche cruda e nauseante, la morte e la salvezza dei soldati americani.

Di film sul secondo grande conflitto mondiale ne possiamo ormai trovare tantissimi ma forse mai nessuno come Salvate il soldato Ryan è riuscito a descrivere in tal modo le dinamiche di quello scontro a fuoco: l'irrazionalità dei soldati che, per istinto di sopravvivenza, prendono le armi e le munizioni dei compagni feriti a morte ma ancora agonizzanti, la perdita di udito e lo stordimento dovuto all'esplosione ravvicinata di una bomba, l'uccisione dei soldati tedeschi che si erano arresi o ancora il mare colorato di rosso dal sangue delle centinaia di uomini morti. Tra i soldati deceduti ci sono tre dei quattro fratelli della famiglia Ryan e l'unico sopravvissuto, James Francis, deve essere recuperato da una zona interna della Normandia e ricondotto a casa secondo la “Sole Survivor Policy”, una legge promulgata dal ministero della difesa statunitense per la salvaguardia di almeno uno dei figli di una famiglia (la legge fu emanata dopo la morte contemporanea dei cinque fratelli Sullivan durante un'azione di guerra). La missione di recupero viene affidata alla squadra capitanata da John Miller che, pur perplesso di fronte alla necessità di mettere a rischio la vita di otto persone per salvarne una sola, da inizio alle ricerche. Una ricerca che metterà a confronto i loro caratteri diversi e le loro idee su come debba essere gestita una guerra (la liberazione del prigioniero tedesco dopo un acceso dibattito sul dovere o meno di non ucciderlo ne è un esempio illuminante che, alla fine del film, mostrerà anche il suo lato paradossale). Alla fine, dopo una serie di avventure che sfortunatamente porteranno alla morte di alcuni membri della compagnia, la squadra trova il soldato Ryan il quale, venuto a conoscenza della morte dei fratelli e della volontà da parte del ministero di riportarlo a casa, si rifiuta di abbandonare i suoi compagni d'armi.

Un improvviso conflitto a fuoco porterà alla morte di altri membri della squadra di recupero tra cui il capitano Miller. Questi, poco prima di spirare, ricorda a Ryan di meritarsi il sacrificio di tutti quegli uomini per la sua salvezza. Un'ultima scena ci riporta ai giorni, così come all'inizio del film, in cui un ormai vecchio Ryan, davanti alla tomba del capitano Miller, chiede in lacrime alla moglie di confortarlo sul fatto di essere un brav'uomo e di aver condotto una buona vita. Il primo piano della bandiera americana posta nel cimitero militare di Omaha Beach. Anche per questo film Spielberg ottenne la bellezza di cinque premi Oscar tra cui di nuovo quello per la miglior regia. Univoco fu anche il successo di critica e pubblico.

Un aneddoto divertente ma importante ai fini della realizzazione del film: gli attori che avrebbero fatto parte della squadra di recupero, tra cui troviamo anche un giovane Vin Diesel, furono sottoposti a tre mesi di addestramento militare, per volontà di Spielberg, per meglio interpretare la parte. Il “povero” Matt Damon, che interpretò il soldato Ryan, che fu invece escluso non presente nelle azioni di guerra se non in quella finale, fu quindi realmente mal visto dagli altri attori che, mentre nella finzione del film lo odiavano perché causa di un pericolo a detta loro inutile, nella realtà si era risparmiato una fatica non indifferente!

« torna all'elenco speciali  •  tutti gli articoli correlati »

 
 
Solo i membri possono partecipare ai commentiiscriviti gratuitamente »
 

Un film, una storia altro: Un film, una storia

sito web

Salvate il soldato Ryan film: Salvate il soldato Ryan genere: War, Dramadata di uscita:30/10/1998paese:USAproduzione:Amblin Entertainment, DreamWorks SKG, Mark Gordon Productions, Mutual Film Company, Paramount Picturesregia:Steven Spielbergsceneggiatura:Robert Rodatcast:Tom Hanks, Tom Sizemore, Edward Burns, Barry Pepper, Adam Goldberg, Vin Diesel, Giovanni Ribisifotografia:Janusz Kaminskimontaggio:Michael Kahncolonna sonora:John Williamsdistribuzione:Universaldurata:170 min brain factor:

galleria fotografica
Edward Burns, Giovanni Ribisi, Tom Sizemore, Adam Goldberg e Barry Pepper
Salvate il soldato Ryan
Jeremy Davies
Tom Sizemore e Tom Hanks
Tom Sizemore e Tom Hanks
Salvate il soldato Ryan
Tom Hanks, Matt Damon e Edward Burns

vai alla gallery »

Cinecomic story

Cinecomic storyParte III: Eroi mascherati, super e dai capelli color carota:continua l’ascesa del cinecomics[di Pier Luigi Manieri] [06/12/2011]

 Tornando ai gruppi di supereroi, tanto sono incompresi e perseguitati gli X-Men, tanto sono invece applauditi i Fantastici 4. Simboleggianti i quattro elementi, aria (la Donna Invisibile),acqua (Mister Fantastic),terra (La Cosa) e fuoco (Torcia Um...

[0]
 
Cinecomic story

Cinecomic storyParte II: Da Superman a Lanterna Verde; oltre trent’anni di super cattivi,identità segrete e calze maglie[di Pier Luigi Manieri] [21/11/2011]

In principio fu Superman. Per la dimensione quasi mitologica che ebbe il kolossal del 1978 firmato da Richard Donner la citazione biblica non deve risultare blasfema. Tutto in quel film era monumentale. Gli effetti speciali, assolutamente avveniristi...

[0]
 
Cinecomic story

Cinecomic storyCinecomics che passione! Parte I[di Pier Luigi Manieri] [15/11/2011]

 L’ uscita dell'ultimo kolossal di  Spielberg tratto da TinTin, è solo l’ultimo esempio di quella relazione sempre più stretta tra il cinema ed il fumetto;media contigui nati più o meno nello stesso periodo agli inizi del novecento e che per...

[0]
 
La-La Land Stories

La-La Land StoriesBlog d'oltreoceano 003[di Regina Nemni] [25/08/2011]

Piu’ di un anno fa, vengo invitata ad una privatissima proiezione dell’ultimo film diretto ed interpretato da Al Pacino. Si chiama Wilde Salome e scorre secondo le stesse linee di “Looking for Richard” dove Pacino si cimenta nel desiderio di ...

[0]
 

tutti gli speciali »

  
  |  REGISTRATI »
  ricerca avanzata »