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Cinecomic story

Parte II: Da Superman a Lanterna Verde; oltre trent’anni di super cattivi,identità segrete e calze maglie

[del 21/11/2011] [di Pier Luigi Manieri]
In principio fu Superman. Per la dimensione quasi mitologica che ebbe il kolossal del 1978 firmato da Richard Donner la citazione biblica non deve risultare blasfema. Tutto in quel film era monumentale. Gli effetti speciali, assolutamente avveniristici per l’epoca;la colonna sonora,nuovo capolavoro di John Williams dopo Guerre Stellari e Incontri Ravvicinati del 3° tipo e prima de I Predatori dell’Arca Perduta; lo stratosferico emolumento di Marlon Brando, ancora oggi la più costosa interpretazione della storia cel cinema rapportando il valore del compenso al minutaggio della prestazione. Il Superman di Donner,esattamente come il suo equivalente cartaceo, creato nel 1938 da Jerry Siegel e disegnato da Joe Shuster è a tutti gli effetti un archetipo.Nonostante le prime apparizioni cinematografiche del 1948 (Superman),1950 (Atom Man contro Superman) e 1951(Superman and the Mole Man) è con questa versione dell’Uomo d’accaio che si fonda il cinema dei supereroi. Nel suo film, Donner definisce i codici e la struttura del cinecomics di genere supereroistico. Egli infatti, nel trasporre Superman,da un lato riparte dalle sue origini(la distruzione di Kripton e i primi anni a Smallville),dall’altro coniuga insieme tutti i passaggi fondamentali della sua saga. Dalla presa di coscienza dei suoi poteri ancora giovanissimo nella cittadina di provincia,all’assunzione come reporter a Metropolis alle prime mosse come supereroe rosso blu, fino agli scontri con Lex Luthor e al coivolgimento con Lois Lane. Se queste fasi sono diluite su diversi albi, il film di Donner opta per una sintesi che ne rielabori la narrazione. Questa soluzione diverrà modello a cui tutti i cinecomics successivi si rifaranno. Nel 2006, Donner è tornato ad occuparsi dell’Uomo d’acciaio sia filmicamente,ha infatti presentato il suo Superman II:The Richard Donner’s cut, in cui è possibile vedere la versione rimontata col suo girato del secondo episodio della saga,che come sceneggiatore di fumetti. Per Action comics 844-846 e 851 e Action Comics Annual 11 ha appunto scritto la storia “L’ultimo figlio”. Il successo di Superman che portò alla realizzazione di ben quattro episodi interpretati dal insuperato Christopher Reeve (entrato talmente nell’immaginario che grazie alla sua somiglianza con Reeve fu scelto Brandon Routh per il ruolo del supereroe in Superman Returns), non produsse però l'effetto di lanciare il genere.

Fu invece merito del "collega" Batman, grazie al consenso planetario dell'omonimo film del 1989 firmato da Tim Burton di innescare quell’effetto domino cui seppur con pause assistiamo. Il Batman di Burton è Burtoniano nel senso più stretto del termine. Egli prende le distanze da quasi tutto ciò che il fumetto ed il personaggio sono stati durante i primi cinquantanni di carriera, per dare corpo alle sue personali visioni. Ne vien fuori un film poetico, surreale, a tratti commovente. Elementi propri del cinema Burtoniano e che avranno maggior sviluppo nel successivo Batman II. Ben poco v’è però dell’originale, a partire dalla scelta catartica per cui il Joker è insieme il primo grande nemico del Cavaliere Oscuro ma è anche l’artefice involontario della sua nascita. Sarà infatti il gangster Jack Napier non ancora noto come il supercriminale con la faccia da clown ad uccidere i genitori del piccolo Bruce Wayne che in futuro proprio a causa di quest evento diverrà Batman. Sarà poi il supereroe ad innescarne la folle attività criminale, quando in uno scontro lo farà precipitare in un fusto d’acido che lo trasfomerà nel Joker. Percorsi da psicanalisi attraversano i due lavori di Burton, conferendo uno spessore forse anche elevatisimo per un opera di grande consumo, ma lasciando aperto più d un punto interrogativo:è Batman quello che stiamo vedendo? Era necessario snaturarlo a tal punto? Domande ancor più lecite se si pensa alla scelta dell’interprete che se da un lato va nella direzione del film personale, dall’altra non potrebbe essere più lontana dal personaggio Bruce Wayne/Batman. Laddove la maschera ed il costume,sono solo strumentali a celarne l’identità e a certificarne le azioni e non piuttosto a fortificarne il carattere e ad infondere sicurezza a che gli indossa. Elemento che sia fisicamente (pettorali di gomma per un Michael Keaton piccolo di statura e sgraziato),che psicologicamente, sembra emergere nella pellicola:tanto è maldestro Wayne quanto più è sicuro di se Batman. Se Burton vira verso l’onirico con sfumature gotiche è con Batman Begins che il giustiziere notturno è restituito a quella dimensione cupa che contassegnò il lavoro di Bob Kane nella primissima fase editoriale. A questa fa ricorso Cristopher Nolan immaginando il suo Batman, insieme ad un certo iper-realismo caro a Neal Adams che aveva già introdotto nel 1969. Anche il Cavaliere Oscuro non si sottrae al modello di Donner, unificando la genesi dell’eroe con vicende chiave successive, dal Batman-Anno Uno di Frank Miller allo stesso Ra’s al Ghul ideato da Adams negli anni’70. Rispetto al bellissimo e incompreso Superman Returns che si pone come un vero e proprio terzo episodio nella continuity cinematografica di Superman (escludendo gli orribili terzo e quarto),il film di Nolan è un reboot, s’allontana quindi tanto dai lavori di Burton quanto da quelli pessimi di Schumacher. Per concludere, è doveroso riconoscere che Cristopher Nolan,grazie anche alla memorabile intepretazione di Cristian Bale, credibile nel doppio ruolo Bruce Wayne/Batman sia sul piano atletico che su quello intepretativo(le labbra serrate ermeticamente e lo sguardo torvo sono sintomatici di un’immedesimazione assoluta), ha portato Batman a livelli epici mai toccati neanche da e con Burton. Come d’epica su può apertamente parlare, dell’interpretazione immortale di Heath Ledger ,un Joker dalla maschera mortifera e allucinata speculare a quella di Batman.

Proprio gli insuccessi commerciali dei due film girati da Joel Schumacher, decretarono il momentaneo abbandono del comic book movie da parte delle produzioni cinematografiche finchè nel 1998 la Marvel Comics, pensò di avvicinarsi al cinema con un progetto non particolarmante rischioso che condivise con la Warner Bros: Blade, con Wesley Snipes, diretto da Stephen Norrington. Il successo della pellicola incoraggiò la ripresa avviando contestualmente quel sorpasso da parte della Marvel nei confronti della Dc comics, dopo che per tutto il decennio precedente era avvenuto il contrario. Ma quello della trasposizione è un fenomeno che ha investito tutto il panorama fumettistico mondiale,interessando le case editrici di tutto il pianeta, siano essere major come la Marvel e la Dc o indipendenti come la Dark Horse.

Tra le pietre miliari del filone supereroistico,sul palchetto d’onore trovano certamente posto “Il Gruppo di Supereroi più insolito di tutti i tempi”, gli X Men. Se Blade sia pure prudentemente rilancia il filone, questo capolavoro di Brian Singer lo nobilita e consacra. Fondendo insieme il primo e secondo ciclo dei supereroi mutanti, il regista de I Soliti Sospetti confeziona un’esemplare parabola sul bene e sul male. Come di consueto a suo agio con cast affollatissimi, Singer ci pone di fronte al pregiudizio, all’ignoranza,alla paura del diverso. In quest’approccio sta l’anima del film ed insieme la maggior fedeltà al fumetto creato nel 1963 da Stan Lee e Jack Kirby. Faranno seguito due sequel ed uno spin-off. Singer lascia dopo il secondo per passare a Superman, assenza che sul terzo,X-Men conflitto finale si percepisce fatalmente. Altri elementi a completamento di un’opera eccezionale sono: l’esplosione filmica e visuale di Halle Berry nel ruolo della dea afro Tempesta; la contrapposizione tra Xavier e Magneto, elevata a dramma Shakespeariano anche grazie a due dei maggiori interpreti del teatro Elisabettiano, vale a dire Patrick Stewart e Yan Mc Kellen, fedelissimo di Singer, da lui già diretto ne L’allievo (come in Superman Return si rivolgerà a Kevin Spacey per Lex Luthor, che aveva già diretto ne I Soliti sospetti); Hugh Jackman nel ruolo del mutante più carismatico dell’universo Marvel:Wolverine. Jackman merita una mensione speciale anche perchè, sigaro perennemente in bocca, ricorda molto da vicino Clint Eastwood.Una curiosità, la parte di Wolverine era stata offerta inizialmente a Dougray Scott, che però la rifiutò per interpretare l’antagonista di Tom Cruise in Mission Impossible 2. Quando si dice l'intuito...

Dal più insolito gruppo di supereroi di tutti i tempi, ad un altro non meno complesso; stiamo parlando dei Watch Men. Visionario,politicamente scorretto,coloratissimo,contradditorio. Un manipolo di eroi/criminali si batte per e contro la legge. Nati dalla prolifica fantasia di Alan Moore,segnano l’ennesima trasposizione non riconosciuta dal lisergico autore. Era già accaduto con La leggenda degli uomini straordinari: caotico adattamento del serial a cicli, poi raccolti in specifiche graphic novell pubblicato dal 1999 dalla ABC controllata dalla DC comics. Nel film ancor più che nel fumetto dedicato a questo gruppo di supereroi ante litteram, le carte si rimescolano continuamente inquanto vengono aggiunti una serie di personaggi non presenti nell’originale cartaceo come Tom Sawer e Dorian Gray e addirittura ne è stato concepito uno appositamente per l’occasione, tal Rodney Skinner che avrebbe sottratto la formula dell’invisiblità a Hawley Griffin, ideato da H.G.Wells ne L’Uomo invisibile. L’opera di Moore, seppure sottintende una certa astuzia imprenditoriale, tutti i personaggi utilizzati sono scoperti da copy wright, risulta essere particolarmente seducente ed elegante proprio per la peculiarità d’orchestrare, da Jeckill & Hide a Quatermann,fino alla Mina di Dracula tutti quei personaggi che appartengono alla fantasia popolare e che ormai sono insieme archetipi e pilastri dell’immaginario fantastico collettivo.

La difficoltà di trasferire il genio di Moore sullo schermo è confermata da Costantine, del 2005 con Keanu Reeves. Incomprensibile trasposizione cinematografica. Del personaggio permangono sostanzialmente l’impianto e alcune caratteristiche del personaggio:un investigatore del paranormale, accanito fumatore e malato di cancro ai polmoni. A parte ciò sfugge la ragione per cui John Costantine sia moro anzichè biondo(nella definizione iniziale era disegnato sulla fisionomia di Sting),viva a Los Angeles anzichè a Londra ed è più un uomo d’azione che un mago....

Restando sul genere, supereroistico-horror-soprannaturale, di dodici anni prima è Il Corvo, ispirato alla miniserie creata da James O’Barr. Struggente(anche a causa della prematura morte del protagonista Brandon Lee,ucciso da un colpo di pistola durante le riprese) e avvincente elogio della vendetta, firmato da Alex Proyas. Riportato in vita da un corvo, che gli conferirà invulnerabilità, forza e velocità, il musicista Erik Draven ritorna dall’al di là per vendicarsi dell’uccisione sua della sua compagna.Oltre al Corvo, e grazie al suo successo il cinema si è aperto a tutti quei personaggi di questo filone supereroistico-soprannaturale con rislutati non sempre riusciti. Tra i casi più felici troviamo senza dubbio HellBoy. Portato sullo schermo dal sorpendente Guillermo Del Toro ed interpretato da quel veterano del cinecomics che è Ron Perlman, assistiamo divertiti alle gesta eroiche di questo singolare diavolo esiliato sul nostro mondo. Hellboy sotto alcuni aspetti riprende la filosofia di X-men; sconfessa certi canoni di estetica e normalità come condizioni necessarie per definire l’eroe positivo. Il tutto è infatti incentrato sulla noblità d’animo che a dispetto di un aspetto(gioco di parole)demoniaco è elevatissima. Il consenso tributato alla prima pellicola ha dato il via al seguito Hell Boy:The golden army. The Mask. Irrresistibile pellicola dl 1994 interpretata da uno spumeggiante (era il tormontone del film) Jim Carrey, già Enigmista per il Batman Forever di Schumaker. Il film prende le distanze sia dal personaggio che dal registro semi horror del fumetto per virare verso la commedia. Mantiene però il plot della maschera contenente l'anima del dio norreno Loki che conferisce poteri illimitati a chi la indossa

Del genere eroico-demoiniaco sono invece da dimenticare:

Swamp Thing(1982):sgangherata incursione di Wes Craven nel fumetto creato da Len Wein e Bernie Wrightson per la linea horror –supereroistica della D C comics(Costantine-Sandman).

Ghost Rider: straordinario tragico personaggio che rimanda direttamente a Goethe. Ma perchè la scelta di Nicholas Cage?

Faust:Assurdo ibrido,sia nella versione fumetto che come film, de Il Corvo, Spawn e Ghost Rider.

Spawn. Iperviolento e fracassone ma senza suspance.

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