La Migliore Offerta: Recensione

Di   |   02 Gennaio 2013

Una vita con i guanti
Se una storia d'amore equivale a un'opera d'arte, allora può anche essere falsificata. In ogni falso però c'è qualche verità. Virgil Oldman è un battitore d'asta-superstar, un esperto d'arte di inarrivabile gusto, un restauratore e valutatore rispettato e temuto a livello internazionale. Nessuno sa che attraverso qualche disinvolto escamotage ha messo insieme una sua segreta collezione d'arte miliardaria, tutta incentrata su figure femminili, che contempla solitario nel suo caveau, e poco importa che nella vita privata sia un arrogante psicopatico, afflitto da manie stile Howard Hughes, il mondo sempre tenuto a distanza e su uno scalino inferiore.


Concede un limitato accesso solo a Billy (Donald Sutherland), l'amico-complice da una vita, e a Robert (Jim Sturgess), giovane e geniale resuscitatore di ogni genere di congegno meccanico. Virgil viene chiamato da Claire (Sylvia Hoeks), una misteriosa cliente, che lo incarica di valutare l'immenso, ricchissimo patrimonio artistico contenuto nella villa di famiglia, un edificio cadente rimasto incastonato nel tessuto urbano della città. La giovane donna però si nega costantemente alla sua vista, irritando e insieme intrigando l'uomo. I due sembrano personaggi speculari, entrambi intrappolati in una patologia, che potrebbero trovare la salvezza l'uno nell'altro. Come un insetto ignaro, Virgil resta sempre più avviluppato in una tela misteriosa, attratto da una figura femminile la cui personalità si ostina a voler ricostruire, cosi come in parallelo l'amico Robert riassembla un automa rinascimentale, i cui ingranaggi Virgil trova poco alla volta sparsi nella dimora. In un metaforico parallelo entrambi i puzzle si completeranno, con un esito imprevedibile. Mentre la posta in gioco viene "battuta" a un prezzo sempre più alto, l'uomo resta "weak in the presence of beauty", per la fascinazione per un volto che si nega, dopo aver passato una vita a contemplarne a centinaia sui muri della propria solitaria dimora. Anche lo spettatore più smaliziato e attento, che a differenza del protagonista qualcosa invece intuisce, sarà interessato allo sbrogliarsi della matassa, perché La migliore offerta è e resta un thriller sul quale ragionare, anche quando sembra prendere altre derive. Certo è un thriller senza spargimenti di sangue, un "giallo" psicologico giocato sui sentimenti, manieristico finché si vuole (lo stile di Tornatore è quello, quella la scelta dei dialoghi e delle inquadrature), che rimanda però piacevolmente a un cinema degli anni 30/50 (pensiamo anche a Hitchcock), oltre che a prodotti mainstream come i film tratti dai romanzi di Dan Brown. Tornatore scrive e dirige (in digitale, quasi suo malgrado, come dichiara) un curatissimo film di genere, con la fotografia di Fabio Zamarion dalle calde tonalità, la sempre allusiva scenografia di Maurizio Sabatini e la blasonata colonna sonora di Ennio Morricone, realizzando un'operazione di respiro internazionale. La migliore offerta, girato in inglese a Vienna, con un cast straniero (ottimo Geoffrey Rush), potrà agevolmente essere venduto all'estero. Dato che ci si lamenta sempre della limitatezza dei nostri prodotti e il cinema è anche un business, non c'è di che lamentarsi.

Giudizio

  • Io ti salverò
  • 7/10