La redazione di Moviesushi è giovane, bella, atletica. Il loro direttore meno. Ma saremo tutti in piazza del Popolo, a Roma, oggi. Alle 15.30 ci riuniremo per manifestare: un esercizio fisico, politico, morale, sempre più desueto. Un paese che si dimentica di essere democratico, dimentica presto anche che occupare le proprie strade per protestare contro il potere costituito- soprattutto se costantemente anticostituzionale- e difendere i propri diritti, è un dovere. Succede sempre meno spesso. Io stesso, che non nego di essere fortemente schierato politicamente e credo di essere quello che si può definire uno “impegnato”, ricordo negli ultimi anni pochissime occasioni di ritrovarmi con altre persone a ribadire i miei diritti, l’ultima per Eluana Englaro, a Piazza Farnese. Forse l’abitudine a un regime- e non parlo solo di Berlusconi, ma come diceva Gaber del Berlusconi che è in noi- ci ha spinto a indignarci solo quando non è possibile fare altro, quando tocchiamo il fondo. Forse non ci fidiamo più di chi ci chiama a manifestare, e facciamo anche bene (partiti e sindacati in primis: in questo caso l’FNSI, che, per esempio, vorremmo molto più presente nelle lotte contro la precarietà giornalistica, prima vera piaga, prima vera censura a monte del potere che piega la nostra schiena dritta affamandoci).
Oggi non andate in piazza per Repubblica, per RaiTre, per Santoro, Fazio, Travaglio e la Dandini, perché odiate Berlusconi. Perché i suoi cortigiani sono più realisti del re e fra un po’ contesteranno perché troppo a sinistra anche le previsioni del tempo (stia attento Mercalli di Che tempo che fa, rischia grosso). Non perché vi ha chiamato qualcuno a farlo, e si è anche permesso di rinviare l’appuntamento non capendo che lottare per la libertà, in qualsiasi forma, è il modo più potente e poetico per rispettare un morto e raddrizzare un torto, soprattutto se quel soldato ha combattuto volendo rappresentarti. Puoi e devi farlo, magari aggiungendo alla piattaforma della manifestazione stessa il valore del pacifismo, la protesta contro una guerra ingiusta.
Questo paese il bavaglio se l’è messo da tempo, da quando ha accettato (lo diceva bene ieri Rina Gagliardi a Niente di Personale di Antonello Piroso) che tre colossi editoriali controllassero tutto e tutti (Berlusconi, De Benedetti, Rizzoli). Ma questo paese ha ancora la forza di reagire: se questa destra liberticida mette al TG3 Bianca Berlinguer, donna di sinistra e giornalista con la schiena dritta da sempre, anche in quel Partito delle Libertà che si ama o si odia aprioristicamente, c’è qualcuno che pensa di essere ancora in un paese civile. Dobbiamo lottare non perché debba cascare il governo (certo male non farebbe) ma perché nessuno, di sinistra, destra o centro che sia, faccia più scempio del servizio pubblico, intimorisca i giornalisti, quereli per intimidire, censuri.
Dobbiamo scendere in piazza per noi stessi (se una cosa il cinema ci ha insegnato è che come in Battle in Seattle, Strike! o Il Grande sogno saremmo tutti bellissimi e forti), per difendere un diritto elementare, un diritto umano primario: la libertà di stampa e d’espressione.