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Io è un altro: replicanti, cyborg, avatar, cloni e surrogati
Il mondo dei replicanti è allo stesso tempo un titolo furbo e riduttivo. Forse tradurre per il mercato italiano un titolo come Surrogates con il semplice “i surrogati”, o lasciarlo in originale in omaggio al fumetto di Robert Venditti da cui è tratto, non avrebbe detto nulla al pubblico. Il titolo scelto evoca subito la fantascienza, e la figura dell’uomo artificiale che ha contraddistinto alcuni dei capitoli migliori del cinema fantascientifico di questi anni, che si sia chiamato replicante, o cyborg. Allo stesso tempo il titolo nasconde per un po’ (perché poi nel film viene sempre chiamata con questo nuovo nome) la figura del surrogato, che è fondamentalmente diversa da quella del replicante.
Il replicante, è noto, è la figura chiave di Blade Runner, il film che Ridley Scott ha tratto nel 1982 dal libro di Philip K. Dick Do Androids Dream Of Electric Sheep (tradotto in italiano con vari titoli, da Il cacciatore di androidi al letterale Ma gli androidi sognano pecore elettriche, fino a Blade Runner, che lo ricollega al film). I replicanti sono esseri creati dall’uomo a sua immagine e somiglianza, per fare lavori che gli umani non vogliono fare, come lavori di fatica o la guerra. Sono cinque volte più forti dell’uomo, ma hanno una durata limitata, perché una fiamma che arde più forte si consuma più in fretta. Nati essenzialmente come schiavi, sviluppano una qualche forma di coscienza, e si ribellano reclamando il più umano dei desideri: quello di continuare a vivere.
Si tratta quindi di qualcosa di molto diverso dai surrogati de Il mondo dei replicanti. Che, a differenza dei replicanti di Blade Runner, non hanno una propria coscienza, una propria anima. Non hanno niente di umano né all’interno, né all’esterno, nei tessuti. Immaginateli come dei manichini molto evoluti e telecomandati, anche se gli umani li comandano con la forza del pensiero, grazie a una macchina che legge gli stimoli cerebrali (simile a quella che, in Strange Days, permetteva di registrare sensazioni e riviverle: se lì funzionava come un videoregistratore, qui è una sorta di consolle da Playstation). Rispetto al film nato dalla mente di Dick, insomma, non si pongono il problema della loro vita. E tantomeno, come Rachel, replicante di ultima generazione, non hanno il problema di essere o meno consci della loro vera natura, umana o artificiale che sia. Ne Il mondo dei replicanti i dilemmi interiori appartengono tutti agli umani. La chiave è capire cosa siamo diventati noi umani, e se siamo capaci di vivere una vita reale, senza la corazza, senza il tramite dell’essere che mandiamo a rischiare al posto nostro. In un certo senso, i surrogati sono simili agli Avatar dell’attesissimo film di James Cameron, nel quale il protagonista, ex marine su una sedia a rotelle, acquista un altro corpo e un'altra identità grazie a un altro io, un avatar appunto, che comanda a distanza, e che costituisce un estensione del suo io nello spazio.
L’altra grande figura di uomo artificiale del cinema è il cyborg, introdotto dall’indelebile Terminator di James Cameron, comparso sulla scena qualche anno dopo, nel 1984. Il cyborg è un essere artificiale, fatto di tessuti inorganici ed organici. Uomo all’esterno, robot all’interno. Non è comandato a distanza, come i surrogati, e non ha nemmeno la coscienza profonda dei replicanti. È un essere capace di agire da solo, di prendere le sue decisioni, ma agisce in base a un impulso iniziale, a uno scopo per il quale è stato programmato. Nel caso di Terminator lo scopo è chiarissimo: uccidere. Uccidere Sarah Connor. Nella storia immaginata da Cameron infatti il cyborg (interpretato da Arnold Schwarzenegger nel ruolo della sua vita) viene mandato dal futuro da Skynet, un network di macchine che hanno preso il sopravvento sugli umani, per uccidere la donna che darà al mondo John Connor, colui che organizzerà la resistenza umana. Rispetto al replicante, insomma, il cyborg di Terminator non si pone dubbi, non ha sentimenti, non prende decisioni se non quelle attinenti al suo scopo. Ma è in ogni caso una figura autonoma, e non legata all’uomo, come i surrogati. Anzi, è il suo contrario. Proprio Jonathan Mostow, regista de Il mondo dei replicanti, ha diretto il terzo capitolo della saga di Terminator: Terminator 3 – Le macchine ribelli.
Ma le repliche degli umani non devono essere per forza artificiali. Possono essere anche create artificialmente, ma essere completamente reali. È il caso dei cloni di The Island (2005, regia di Michael Bay, produzione targata Spielberg). Esseri umani in tutto e per tutto, vivi e vegeti. Inconsapevoli solo di una cosa: dello scopo per cui sono state creati, produrre organi per gli esseri originali da cui sono stati clonati. In questo senso, i protagonisti sono reali, nel senso che sono in carne ed ossa. È il mondo in cui vivono a non esserlo. Come nel mito della caverna di Platone, vivono in un mondo che è una copia di un altro, inconsapevoli di essere delle copie. E sono tenuti all’oscuro di quello che c’è fuori.
Grazie ai surrogati, i protagonisti de Il mondo dei replicanti, assumono un’altra identità. Un’identità che è fisica, meccanica. Ma ci sono anche altri modi, nel cinema di fantascienza, per assumere un alter ego, un altro io virtuale. Ce lo ricorda Matrix, film del 1999 dei Fratelli Wachowski. Che racconta un mondo in cui gli uomini sono in preda alle macchine che li coltivano, come se fossero piante, al solo scopo di trarre la loro energia, e vivono in una sorta di allucinazione collettiva indotta dai computer, che li fanno credere di vivere in un mondo, quello del 1999, che in realtà ormai non esiste più. È un mondo virtuale, completamente creato al computer: una volta consci di questo, i protagonisti possono rientrare nel mondo virtuale tramite delle porte, e comandare il proprio avatar fatto di pixel. In questo c’è un parallelo con Il mondo dei replicanti: chi viene ucciso nella simulazione, muore davvero. Come accade ora a chi è connesso ai surrogati, grazie a una nuova potente arma che sconvolge il mondo.
Entrare nel mondo virtuale di Matrix è simile a entrare in un videogame. E la nostra identità altra può essere proprio quella del personaggio di un gioco. È quello che accede in eXistenZ (1999) di David Cronenberg. Attraverso un gamepod, una consolle organica collegata tramite un cavo/cordone ombelicale al midollo spinale, si entra in un gioco. Che è qualcosa di vivo, e quindi raccoglie i nostri sentimenti e le nostre sensazioni e le rielabora, rendendo il gioco qualcosa di unico, e di diverso a seconda di chi ci gioca. Ciò che capita ai giocatori è lo straniamento: non si riesce più a capire se siamo dentro al gioco o meno. E se il usciti dal gioco siamo nella realtà o in un altro gioco ancora, come in delle scatole cinesi. In comune con eXistenZ, Il mondo dei replicanti ha l’idea che un gruppo di persone si ribelli al progresso tecnologico, e combatta con una serie di attentati contro ogni tipo di “seconda vita” virtuale o alternativa alla realtà, in nome della vita reale. Ma in un certo senso la visione del film di Jonathan Mostow è opposta a quella di Cronenberg: il meccanico nella poetica del maestro canadese è una sorta di estensione/evoluzione dell’uomo, e si compenetra alla carne umana, fondendosi/contaminandosi con essa (vedi anche Crash). Ne Il mondo dei replicanti l’elemento meccanico è esterno e alternativo all’uomo: lo sostituisce, è comandato a distanza, ma non si avvicina né si confonde mai con esso.
Così come manca ogni elemento di deriva della percezione, ogni tipo di confusione tra quello che è reale o meno. Il surrogato non ha dubbi, agisce su comando, e senza di questo è inerme e inerte. Tutti i casi di coscienza sono a carico degli umani, consapevoli di non essere più se stessi, eppure incapaci di reagire, di affrontare la vita in prima persona, di smettere di delegare. Così Il mondo dei replicanti apre un’altra prospettiva di riflessione sul rapporto tra reale e irreale, tra effettivo e virtuale. Secondo la storia inventata da Robert Venditti, non siamo ingannati da nessuno se non da noi stessi. E la scelta, tra vivere o meno la vita in prima persona, spetta a noi. Solo a noi.
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film: Il mondo dei replicanti genere: Sci-Fi, Thriller, Actiondata di uscita:08/01/2010paese:USAproduzione:Touchstone Picturesregia:Jonathan Mostowsceneggiatura:Michael Ferris, John D. Brancatocast:Bruce Willis, Radha Mitchell, Rosamund Pike, Ving Rhames, Michael Cudlitz, Valerie Azlynn, Jack Noseworthyfotografia:Oliver Woodmontaggio:Kevin Stitt, Barry Zetlincolonna sonora:Richard Marvindistribuzione:Buena Vistadurata:88 min
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