Ci risiamo: Laura Chiatti studentessa di arte/architettura, un amore morboso e geloso che la riguarda, una storia improbabile girata a Venezia. E’ Iago? No, è Il caso dell’infedele Klara, ovvero Iago in salsa Faenza.
Si parte da un paio di vecchi adagi: “tutti indossano le scarpe e tutti mentono in amore” e “la gelosia è la tassa che si paga per essere amati”.
Sembra la fiera della superficialità? Ed è solo l’inizio.
Segue la storia di una delle coppie più scoppiate che la storia del cinema più recente ricordi: la Chiatti, Venere di rara bellezza colta in tutto il suo splendore nelle scene di nudo integrale, perseguitata idealmente da un gelosissimo Claudio Santamaria. E fin qui nulla di strano, film incentrati sull’ossessione se ne contano a centinaia. Pochi però sono scritti tanto male, con dialoghi cartacei e soluzioni narrative che navigano nell'improbabile.
L’interrogativo che resta a fine visione, oltre al fatto se Venezia sia la città dell’amore o delle corna e se il doppiaggio imbarazzante sia stato voluto, è: perché un regista che ha saputo metter mani con eleganza nel fango della torbida fissazione erotica in Prendimi l’anima si riduce a girare una fiction tutt’al più pruriginosa nei suoi (banali) triangoli/quadrilateri amorosi?
Un interrogativo che trascina con sé una catena arrugginita di dubbi: perché Santamaria dovrebbe confessarsi con un perfetto sconosciuto (l’investigatore Denis/Iain Glen)? E perché quest’ultimo dovrebbe dedicargli tutto il suo tempo, dandogli lezioni di alta in-fedeltà (scomodando da Dante a Jim Morrison) fino a ubriacarsi e picchiarsi con lui? E ancora, perché un musicista dovrebbe sfasciare la sua chitarra o, rotolando giù da appena dieci gradini, rischiare la vita (“un miracolo che sia vivo”)? Ma soprattutto: il bambino triste e muto con la fisarmonica che ci fa pena per tutto il film, che funzione ha di preciso?
Probabilmente non siamo all’altezza di comprendere la cripticità di siffatte opere d’arte. Toccherebbe assumere un detective che monitorasse per noi la situazione: magari, fra un flirt e l’altro, scoprirebbe quel quid che continua a sfuggirci.
|
Senza senso, regia, sceneggiatura. Chiatti e Santamaria possono poco e niente.
|
 |