C'è qualcosa di rassicurante nella pianura padana.
Quell'orizzonte così lontano, che permette di guardare un territorio vastissimo. Quel cielo quasi sempre grigio e quella nebbia creano un'atmosfera plumbea, quasi onirica e, appunto, rassicurante.
Un'atmosfera in cui la vita può rimanere sospesa tra routine quotidiane consolidate.
E la vita di Valerio scorre proprio in questo modo. Colazione con la madre e la sorellina Michela, la scuola, gli allenamenti di nuoto e poi il viaggio di ritorno verso casa, dove sua madre sta preparando la cena, insieme con Michela.
Timido e chiuso in se stesso, Valerio osserva con curiosità cose e situazioni che lo circondano senza, però, riuscire a diventarne protagonista. Cerca di essere come gli altri suoi coetanei, ma i suoi tentativi di imitarne gli atteggiamenti quasi tribali, da branco, non servono.
Finchè un giorno la sua curiosità non lo porta a scoprire un segreto. Un segreto tanto più vergognoso in quanto riguardante i bulli che lo maltrattano a scuola. E Valerio, da vittima, si trasforma sempre di più, in una spirale sulla quale non ha pieno controllo, in carnefice...
Raramente ci si trova di fronte ad un'opera prima, per di più auto-prodotta ed auto-distribuita chiamando personalmente i gestori delle sale cinematografiche d'Italia, in cui non si avverta un minimo di dilettantismo, anche solo sfumato.
Questo Il primo giorno d'inverno di Mirko Locatelli è una simile rarità.
Attori giovani ed esordienti (andrebbero citati tutti ma qui ci limiteremo ai tre protagonisti Mattia De Gasperis, Andrea Semeghini e Alberto Gerundo), tra cui una bambina «reclutata» dai vicini di casa del regista (la dolcissima Michela Cova) sono perfettamente calati nei loro ruoli, scritti con attenzione e delicatezza, necessari visto il difficile tema trattato, dal regista e da Giuditta Tarantelli. La macchina da presa di Locatelli li segue senza mai essere invadente, lasciando che la verità delle loro vite si verifichi davanti all'obiettivo, con uno stile che ricorda quello dei fratelli Dardenne.
Vediamo compiersi il male nella sua crudele banalità.
Valerio è un ragazzo buono che subisce le conseguenze di una tentazione vigliacca assecondata, imparando una dura lezione sulla colpa.
Il peso di tutto questo sembra attutito dall'atmosfera ovattata e, apparentemente, serena in cui la pellicola è ambientata, ma lascia, comunque, un senso di repulsione e fastidio forse ancora più profondo nello spettatore.
Forse Locatelli si dilunga un po' troppo nel descrivere le tranquillizzanti abitudini di Valerio, all'inizio. Ma è un errore marginale, insignificante di fronte ad un film tanto consapevole di ciò che vuole dire quanto lucido nel rappresentarlo.
Ben più grave ci sembra l'errore della grande distribuzione italiana, che avrebbe lasciato un gioiello simile in un cassetto, invisibile.
|
Un'opera prima che sembra realizzata da professionisti navigati!
|
 |