Ciò che vi resterà più impresso di questo film, oltre alla suoneria improbabile del cellulare di Adam Sandler, è il mitico Pallocchio. Ovvero un porcellino d’india con gli occhi a palla, che interagisce con la storia e i suoi personaggi fino ad esserne silenzioso (ma non troppo) coprotagonista.
Racconto incantato in più forme e versioni (ecco perché il plurale nel titolo), quello che propone Adam Shankman è un viaggio senza difese nei meandri dell’inconscio, fiaba dei ricordi e delle speranze d’infanzia, che narra le (dis)avventure di un tuttofare di un albergo. Bambinone, sognatore, un po’ bizzarro, Skeeter/Sandler scopre, un giorno per caso, uno strano incantesimo: quando il sole cala e i suoi nipotini vanno a dormire, le favole che questi ultimi ascoltano, modificano e ricreano stravolte diventano, come per magia, incredibili realtà.
All’indomani può succedere di tutto: una pioggia di gomme dal cielo, cavalli e bighe che irrompono nel quotidiano, una maestra-sirena più preziosa del previsto, la puntura di un’ape che si trasforma in linguaggio criptico dello spazio… Tutto secondo la ricetta del “romAZIONAntico” (così lo si definisce nel film), cioè miscelando i generi romantico e d’azione e spruzzandoci sopra un sano tocco di leggera ironia, con qualche candito di parodia multipla (c’è di tutto, da Paris Hilton a Monsters & co).
Con un buon cast capace di accattivarsi il favore di grandi e piccini (Sandler perfetto nel ruolo, altrettanto Kery Russell, Guy Pearce e Russel Brand), Bedtime Stories è un'opera sul coronamento di piccolo grande sogno, riscaldato dal tepore dei legami familiari, colorato dal lieto fine in cui i cattivi vengono puniti, ravvivato dal fuoco davanti cui si bruciano marshmallows come desideri finalmente avverati. Senza puntare troppo alto, senza strafare, salvando il salvabile, meglio se tutti insieme appassionatamente. Un ottimismo di questi tempi più che necessario, con cui la Disney si riconferma fedele all’insegnamento del suo mitico fondatore: "se puoi sognarlo, puoi farlo".
Un’alternativa poetica al disincantato “basta crederci” nazionale.
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Pallocchio vale tutto il film. Il resto, per chi non si stanca di sognare.
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