Dead Man Down: Recensione
Di Giuliana Molteni | 14 Marzo 2013
La finestra di fronte
Prendiamo un gruppo di attori di buon nome e di discreta reputazione e un regista che ha all'attivo un successo come Uomini che odiano le donne e molte cose televisive. Aggiungiamo la location in una New York non banalmente turistica, ben fotografata da Paul Cameron (in altri film a fianco di Michael Mann e Tony Scott). Rivestiamo così la sceneggiatura (del non eccelso J. H. Wyman) che ci racconta una cupa storia di vendetta: un uomo, un ungherese emigrato in cerca di un mondo migliore, si ritrova la famigliola massacrata da biechi malavitosi. Creduto morto, si consacra alla vendetta. Si infiltra fra i malvagi tessendo trame arzigogolate e, da mite ingegnere che era, si tramuta in una macchina omicida stile Gerard Butler di Giustizia privata. Incrocia inopinatamente il suo cammino con una dirimpettaia, sfigurata da un incidente stradale, in cerca pure lei di una sua vendetta sul responsabile della sciagura. Fatalmente i due destini si intrecciano. Mettiamo insieme il tutto. Risultato:
un fallimento totale. Mentre la storia si snoda nei più improbabili modi, non riesce l'intreccio fra i vari temi, l'esecuzione delle due diverse vendette e la storia d'amore fra i protagonisti, il conflitto fra l'amicizia con un membro della banda assassina e il compito da portare a termine. Forse, con le opportune modifiche, il progetto avrebbe dato risultati migliori se messo in mano al Luc Besson degli anni '80. Oplev purtroppo non riesce a dare un senso al tutto. Il difetto maggiore, quasi palpabile è la totale mancanza di omogeneità nella narrazione, con sbalzi di ritmo e di tono così vistosi da mettere a disagio, come frequenti stonature nell'esecuzione di una partitura musicale. Ogni passaggio sia nella psicologia dei personaggi sia nell'azione è, come si usa dire, totalmente "telefonato" e ugualmente assurdo, con note di involontaria comicità. Colin Farrell cerca invano di assumere un'espressione intensa riuscendo solo a sembrare molto preoccupato (e ne ha ben donde). Noomi Rapace dopo essersi rovinata la faccia pompandosi gli zigomi, con le ultime scelte (vedi Prometheus) rischia di rovinarsi la reputazione. Terrence Howard e Dominic Cooper sono al minimo sindacale, Murray Abraham pure, Armand Assante compare in un cameo irrilevante. Ci si chiede come faccia un regista, a montaggio finito, a non accorgersi di difetti tanto clamorosi (il film è pure inutilmente lungo). Ci si chiede anche cosa ci faccia una come Isabelle Huppert in un film così. Forse se lo sta chiedendo ancora anche lei.
Giudizio
- imbarazzante
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