Looper: Recensione

Di   |   31 Gennaio 2013
Looper: Recensione

Quello che fai ti ritorna
Nessuna delle fantasie legate al progresso si è avverata, qualche innovazione tecnologica ha migliorato le nostre vite ma malattie, vecchiaia, morte, malvagità, avidità, sopraffazione sono rimaste sempre lì, legate alla nostra essenza, primitive e ineluttabili. Anche la meraviglia dei viaggi nel tempo non si è risolta a fin di bene. Nel 2074 gli spostamenti temporali sono possibili e sicuri ma sono impiegati solo dalla malavita. I boss infatti mandano indietro nel tempo, nel 2044, le proprie vittime condannate a morte, nel punto esatto dove ad attenderle troveranno un ben retribuito killer, il "looper". Nessun cadavere di cui disfarsi nel loro tempo quindi, nessuna prova dei loro delitti a casa loro. Ogni tanto però giungono a scadenza anche i loro stessi "impiegati", i killer, che sono numerosi, attratti dai tanti soldi che permettono bella vita, auto, case, donne, droga, tutti i soliti benefit connessi ad attività illegali (lavorare onestamente non conviene mai).


Succede così che un giorno del 2044 il looper Joe si vede comparire davanti, pronto per essere giustiziato, se stesso con trent'anni di più. L'esitazione nel "chiudere" anche questo cerchio fa sì che i due possano dialogare e trovare un punto di accordo. Entrambi si mettono sulle tracce di quel bambino che trent'anni dopo sarebbe diventato lo spietato "Stregone", il Boss di inusitata crudeltà che ha conquistato il governo criminale del paese nel corso del tempo. L'uomo si è reso responsabile della morte della donna amata da Joe nel futuro, quella capace di cambiargli la vita e di farlo "dimettere" dal suo mestiere di assassino. Ma da quel mestiere in particolare non è previsto un pacifico Retirement. Il Joe del presente, nel quale serpeggia da tempo un certo scontento, e quello del futuro sono ben consci dei rischi insiti nella violazione dei famosi paradossi temporali ma l'alleanza sembra conveniente. Come spezzare però il cerchio infernale della violenza? Tutto ciò che noi diventeremo è determinato da quanto è successo nel nostro passato e a disegnare l'infinita circolarità del male è sempre il male stesso, che si perpetua anche quando ci si illude di avere interrotto il cerchio. Rian Johnson (Brick, The Brothers Bloom, qualche episodio di serie tv come Breaking Bad e Terriers), ammettendo l'inevitabile ispirazione di Philip Dick, scrive e dirige un'interessante variazione sul tema dei paradossi temporali, sempre amati dagli appassionati di fantascienza, arricchendo l'argomento con una riflessione morale che trascende la semplice storia di fantascienza. Joseph Gordon-Levitt (Joe da giovane) è bloccato espressivamente dal (ben riuscito) trucco prostetico che lo deve far somigliare a Bruce Willis, che interpreta con il suo solito carisma Joe da più adulto (definire vecchio sembra eccessivo). Ben scelto l'inquietante bambino Pierce Gagnon, protetto a ogni costo dalla sua coraggiosa mamma, Emily Blunt. Jeff Daniels è il luogotenente dello Stregone e Paul Dano, un altro looper amico di Joe. Il film, che parte come un noir dal look volutamente retrò - futuristico per approdare alla vera fantascienza tinta di riflessioni filosofiche, è costato soltanto trenta milioni di dollari. La prima parte è dedicata al cupo universo nel quale vive il protagonista, la città sporca e claustrofobica, mentre l'universo tutto sembra solo una degenerazione del nostro presente, ferocemente diviso fra chi ha tutto e detiene il suo potere con metodi criminali e i sudditi passibili di ogni sopruso. Nella seconda siamo in mezzo alle fattorie e alle distese di bionde pannocchie, ai campi di un'America rurale che sembra sottrarsi, nascondersi al crudele potere centrale, mentre si fanno più coinvolgenti i rapporti fra i protagonisti ed emerge la loro strettissima correlazione (perché siamo tutti connessi, alla Cloud Atlas). Looper, pur non perfetto per qualche mancanza di omogeneità nella scrittura, merita un posto rilevante nell'elenco dei vari film che con diverso tono si sono occupati dei viaggi nel tempo, affiancandosi a titoli drammatici (Terminator, L'esercito delle 12 scimmie, The Time Machine) e a capolavori del genere come Ritorno al Futuro, a thriller come Frequency, ma anche a commedie più leggere (Sliding Doors) e prodotti televisivi (Doctor Who). Ormai, almeno per quanto riguarda la fantascienza, possiamo aspettarci qualcosa di interessante solo da autori indipendenti, pensiamo anche a Duncan Jones e Alex Rivera. Fra le tante meditazioni suscitate dal film, una ci sembra sempre valida: nessuno deve conoscere la propria data di scadenza, già solo sapere di averla, indeterminata, ha forse contributo a rendere la razza umana ciò che è.

Giudizio

  • stimolante
  • 7/10

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