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Clint Eastwood

Lo "spietato" osservatore degli Stati Uniti

[del 14/03/2009] [di Diego Scerrati]

È un Clint Eastwood sicuramente più consapevole quello cinico e spesso “spietato” (come il titolo che gli ha regalato il primo Oscar) degli ultimi film, il gruppo di opere forse più importante della sua lunghissima filmografia, perché più maturo e distante da retoriche e da qualsiasi cliché di genere.

Uomo di simpatia repubblicana, Eastwood sembra aver raggiunto in età adulta un a-politicità che ha sfociato, se non in un pessimismo di fondo, in una cinica disillusione circa i valori tradizionali di cui da sempre si fa lustro la società americana. Non c'è però mai una loro denuncia nei suoi ultimi film, bensì la loro problematizzazione riflessiva e la messa in mostra dei pericoli di un loro eccessivo radicamento nel tessuto sociale.

Vetta incontrasta di questo percorso verso una lucida maturità rimane il capolavoro del 2003 Mystic River, opera nettamente migliore del più premiato Million Dollar Baby. Il thriller tratto dal romanzo La morte non dimentica è un film cupo, durissimo, quello in cui il regista mette forse più in risalto la sua tendenza ad osservare gli eventi lasciando che scorrano senza mai intervenire. Terribile è il suo modo cinico e quasi indifferente con cui guarda alle tragedie e alle sofferenze dei suoi personaggi.

Mystic River è una brutale analisi dell’ipocrisia e degli egoismi penetrati nella società contemporanea degli Stati Uniti, un mondo che sembra riscoprire quei miti della violenza, della guerra e della sopraffazione su cui si è fondata la nazione alle origini. La realtà che Eastwood porta sullo schermo è quella abbandonata e ai margini di tutto, dove la giustizia la si fa da soli, dove tutti sono corrotti dal loro egoismo e della loro ipocrisia, e dove il destino di tutti pare già segnato dalla grettezza e dalla meschinità di chi li circonda, impedendo loro quella "ricerca della felicità" che era alla base della Dichiarazione d'Indipendenza.

Amore, generosità e solidarietà sono lontani da questo universo amorale, tuttavia Eastwood sembra poi recuperarli nel rapporto tra Frankie e Maggie del sucessivo Million Dollar Baby, film in cui riscende in campo come attore. Nuovamente mostra un mondo di "loosers" condannati alla propria miseria, in cui però un messaggio di speranza è affidato a due destini che nella rassegnazione e nella sconfitta trovano un affetto solidale in grado di ridare loro coraggio e forza di reagire alla loro condizione, indipendentemente dagli esiti. Sono due vite, quelle di Eastwood e della straordinaria Hilary Swank, su cui infatti aleggia un'ineluttabile destino e fatalità fin dall'inizio, effetto che sullo spettatore ha presa grazie forse proprio ad una regia così poco coinvolta.

L'eutanasia stessa non è inquadrata come problema centrale e a sé stante, ma sempre alla luce del contesto sociale che vi ruota attorno, in modo che lontano da dogmi religiosi, ortodossie e ipocrisie varie, diventi un qualcosa di irriducibile ad ogni pretesa di verità assoluta, tanto è calata nelle esistenze dei singoli individui.

Più ambizioso e volto ad un'analisi più generale dell'immaginario americano è il dittico incentrato sulla battaglia tra Stati Uniti e Giappone avvenuta sull'isola di Iwo Jima. Qui è l'eroismo della guerra e il patriottismo delle icone (il riferimento è alla famosa fotografia degli alzabandiera sul suolo dell'isola, che poi si è rivelata essere una pura orchestrazione scenografica da parte del fotografo) a essere messi in discussione, più legati alla cultura dell'America in Flags of our fathers e maggiormente riferiti ad un universale condanna della guerra nel migliore Lettere da Iwo Jima.

Nell'anno dell'elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, Clint Eastwood torna invece a parlare di razzismo con Gran Torino, quasi come a ricordarci che un presidente nero è un passo storico ma non la soluzione a tutti i problemi, perché l'immigrazione è un tema male affrontato e ancora irrisolto e perchè ai margini l'America è ancora quella belligerante, minacciosa e sola che non smetterà mai di esistere finché il paese non si ricorderà di lei. Eastwood non smette ancora di dare volto a chi "è solo in mezzo alla folla" e di dire come in Million Dollar Baby, che ai soprusi bisogna reagire. Il problema ancora irrisolto nei suoi film riguarda però il corretto "modus operandi" di questa reazione. Chissà che non lo trovi nei suoi prossimi lavori, ma siamo sicuri che in ogni caso non verrà certo a dirlo a noi.

Non sarebbe più infatti quel cinico e spietato osservatore dagli occhi di ghiaccio. Che sia il pubblico a farsi le sue idee.

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Clint Eastwood persona: Clint Eastwood data di nascita:31/05/1930ruolo:attore, regista, produttore

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