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Coraline e il 3D dolce ama(cab)ro
È come un teatro di burattini, però senza fili. È stata definita così, qualche anno fa, la versione in 3D di The Nightmare Before Christmas, capolavoro di Tim Burton ed Henry Selick. La definizione si applica alla perfezione a Coraline e la porta magica, diretto proprio da Selick. Il perché è presto detto: si tratta di un film in Stop Motion, il primo nato direttamente per essere un film in 3D, in cui ogni cosa – o quasi – è reale, materica, costruita a mano. La nuova tecnica tridimensionale, allora, fa qualcosa di ben diverso dal mostrare in tre dimensioni qualcosa di virtuale, disegnato dal computer: ci fa apprezzare a tutto tondo, fino a farcelo quasi toccare, qualcosa di reale e corporeo. Vivo, verrebbe da dire.
Coraline e la porta magica parla dell’incontro tra due mondi, di un passaggio che connette due dimensioni. Sembra naturale, visti i suoi autori: The Nightmare Before Christmas di Selick parlava proprio dell’incontro tra due universi contrapposti, quello di Helloween e quello del Natale, e anche Stardust di Neil Gaiman (autore della storia) raccontava di un passaggio verso una realtà parallela. Così Coraline e la porta magica è la storia di una bambina che trova nel suo salotto un passaggio segreto verso un altro mondo. Che sembra uguale al suo, però più colorato, più divertente, più gustoso. Ovviamente il trucco c’è, anche se non si vede… Selick mette in scena la storia con un gusto visivo eccezionale, con rimandi ai quadri di Arcimboldo, Botticelli e Van Gogh, con coreografie che rimandano alle Silly Simphonies disneyane degli anni Trenta. E con un effetto che ci rimanda addirittura a Hitchcock: quel movimento in avanti in quel tunnel che dalla porta magica ci riporta al mondo parallelo è reso alla perfezione dalla tecnica 3D e ci ricorda il famoso movimento di macchina che evocava il senso di vertigine nella tromba delle scale de La donna che visse due volte. È proprio questo che volevano fare con il 3D Selick e il suo team: puntare sulla profondità e il movimento nello spazio, invece di far uscire le cose dallo schermo verso di noi.
“In Stop Motion si può fare tutto: è come scolpire con la luce” ha raccontato Ean McNamara, artista dello storyboard. Vale la pena di ricordare in cosa consiste il lavoro della Stop Motion: gli animatori manipolano con estrema attenzione una serie di oggetti tangibili, come personaggi, ambienti, arredi, su un piano di lavoro. Ogni movimento è un’inquadratura che viene fotografata per la macchina da presa: quando le migliaia di inquadrature fotografate vengono proiettate insieme in sequenza, i personaggi e gli ambienti si animano in un movimento continuo e fluido. In un certo senso è un lavoro più vicino al cinema live-action che a quello di animazione: si devono costruire e arredare i set, vestire, pettinare, truccare e illuminare i personaggi. E tutto sta nella fantasia degli animatori che muovono i personaggi di pochi millimetri per ogni inquadratura. Per capire quale sia il loro lavoro certosino, basti dire che per 74 secondi di girato è necessaria una settimana di lavoro.
Per costruire fisicamente un pupazzo, dieci persone hanno lavorato dai tre ai quattro mesi. I pupazzi sono fatti di silicone e schiuma di lattice e resina, con all’interno uno scheletro di metallo: devono essere molto resistenti perché le riprese del film sono durare più di un anno e mezzo (più due anni di pre-produzione!). In particolare è delicato il lavoro sui volti, perché è quello che fornisce l’espressività ai personaggi: ci sono le facce replacement e le facce meccaniche. Le prime hanno un’espressione fissa e vengono sostituite da un’inquadratura all’altra. Le seconde possono essere mosse: al loro interno ci sono dei meccanismi simili a quelli degli orologi svizzeri, un sistema si ingranaggi e giunture che permettono di regolare sopracciglia, mandibole e labbra. Sulle facce poi operano i pittori, veri e propri truccatori: ognuno si occupa di un aspetto, chi delle labbra, chi delle sopracciglia. Per il personaggio di Coraline sono stati creati 28 pupazzi diversi, alti 24 centimetri.
Ma in Coraline e la porta magica il sapiente lavoro fatto a mano si sposa con il computer e le nuove tecnologie. Ad esempio, ogni fotogramma è stato girato con delle macchine fotografiche digitali. Questo ha permesso di salvare ogni fotogramma fotografato digitalmente sul computer, e di avere l’immagine come riferimento sul monitor, in modo da correggere subito ogni errore (mentre prima non si poteva vedere il risultato fino a che la pellicola non era sviluppata). Un altro aspetto importante è il sistema RP (rapid prototyping) che permette di creare al computer i disegni in 3D delle facce dei pupazzi, basandosi su disegni in 2D. Poi il tutto viene stampato da delle stampanti 3D (grandi come frigoriferi), dipinto a mano e incollato delicatamente sui pupazzi. Il risultato è questo: se lo Jack Skellington di The Nightmare Before Christmas aveva 150 possibili espressioni facciali, Coraline oggi ne ha più di 200 mila.
Tutto il lavoro poi si avvale della nuova tecnologia RealD e il suo sistema di lenti stereoscopiche. È una tecnologia ad alta definizione che non richiede due proiettori come in passato, ma un proiettore che proietta alternativamente un fotogramma per l’occhio destro e uno per il sinistro (per tre volte ad altissima velocità). Gli occhiali a polarizzazione circolare permettono ad ogni occhio di vedere solo la “sua” immagine. Il film è stato ripreso da una singola telecamera 3D, con la quale ogni fotogramma veniva ripreso due volte prima che la troupe passasse a quello successivo: la telecamera è programmata per spostarsi a destra e sinistra e riprendere fotogrammi separati per ogni occhio. È stata scelta una telecamera “machine vision”, che di solito è usata dai robot industriali per controllare i prodotti finiti. Tecnologia, tocco artigianale, fantasia e poesia. In Coraline e la porta magica, dolceama(cab)ra storia di Henry Selick c’è tutto. Da gustare rigorosamente in 3D.
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film: Coraline e la porta magica genere: Animation, Fantasydata di uscita:19/06/2009paese:USAproduzione:Laikaregia:Henry Selicksceneggiatura:Henry Selickcast:Dakota Fanning, Ian McShane, Teri Hatcher, Keith David, Jennifer Saundersfotografia:Pete Kozachikmontaggio:Christopher Murrie, Ronald Sanderscolonna sonora:Bruno Coulais, They Might Be Giantsdistribuzione:Universaldurata:100 min
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