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Clint Eastwood

Eastwood: l'ultimo dei Classici

[del 14/03/2009] [di Paolo Zelati]
Qualche mese fa, all’interno della sua recensione di Changeling, il noto critico americano Roger Ebert, si lamentava del fatto che Clint Eastwood abbia cominciato a dirigere film troppo tardi, ovvero a 41 anni. Ebert giustifica questa affermazione notando che, di norma, molti registi di talento, cominciano la loro carriera con molto entusiasmo per poi “spegnersi” lentamente, perdendo interesse e stimoli, nel corso degli anni. Ebbene, Clint Eastwood ha fatto esattamente in contrario.

E, se ci pensiamo bene, la cosa ha molto senso. Nel corso della sua lunga carriera di attore, Clint ha avuto modo di accumulare esperienza, osservare la macchina cinema dall’interno in tutti i suoi contraddittori particolari e sviluppare una sua particolare idea di cinema. Registi come Jack Arnold (Tarantola), Don Siegel (Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo) e Sergio Leone hanno insegnato al “giovane” attore americano molte più cose di una qualunque scuola di cinema. E’ ovvio che, quando Clint Eastwood ha pensato di avvicinarsi alla regia, lo ha fatto con film che, nella forma e nel contenuto, mettevano in pratica le “lezioni” dei suoi mentori: Brivido nella notte (1971) e Lo straniero senza nome (1973) sono ottimi film, ma sono ancora legati a doppio filo a quella  “visione riflessa” della quale Clint aveva potuto beneficiare.

Prendendo a prestito il western come genere di riferimento, è facile notare la maturazione, negli anni, dell’Eastwood regista: da Il Texano dagli occhi di ghiaccio (1976), passando per il curioso Bronco Billy (1980) e il fondamentale Il cavaliere pallido (1985) si arriva al 1992, anno in cui, con Gli Spietati, Clint fa il salto di qualità definitivo, raggiunge, cioè, quella maturità autoriale che lo porterà a firmare i capolavori degli ultimi anni. Nonostante l’enorme potenziale “rivoluzionario” di Gli Spietati (opera spartiacque nella turbolenta storia del genere Western il quale, dato per morto cento volte, dimostra sempre di rinascere dalle proprie ceneri), è proprio questo film che comincia a presentare l’ex pistolero di Leone come uno degli ultimi registi “classici” del cinema americano. E i due film successivi (Un mondo perfetto e I ponti di Madison County) non fanno che confermare e rendere sempre più concreta questa realtà. I critici, in tutto il mondo, si innamorano di Clint e il suo lavoro (anche negli esempi meno esaltanti come Potere Assoluto, Mezzanotte nel giardino del bene e del male e Debito di sangue) viene lodato a tutti i livelli.

Nel 2003, poi, comincia per Eastwood quella che sempre Ebert definisce come “l’età della pensione”, ovvero gli anni della definitiva maturità e consacrazione. Il film di riferimento è, ovviamente, Mystic River, opera dura e sofferta, ambigua ed “emotivamente equilibrata” con la quale il regista “scoperchia il vaso di Pandora” di un’America che, nonostante tutto e da buon repubblicano, non ha mai smesso di amare. Da questo punto di vista Eastwood assomiglia a John Carpenter, un altro “ribelle” del cinema americano che, attraverso il genere (ma senza abbandonare lo stile classico imparato da Hawks e Ford), ha raccontato e criticato gli Stati Uniti con una sincerità che pochi altri registi contemporanei possono rivendicare.

Redenzione, integrità, elaborazione del senso di colpa e onestà intellettuale lontana da facili ideologismi sono le tematiche che caratterizzano Million Dollar Baby (2004), Gran Torino (2008) e il dittico di guerra Flags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima (2006). Lo stile di Eastwood è asciutto, scevro da inutili fronzoli “autoriali” e, soprattutto, contrassegnato da quella “semplicità” (nell’accezione più positiva del termine) tipica dei grandi. Eastwood non mira ai “secondi gradi di lettura”, non costruisce cerebralmente i suoi film in modo che possano titillare la critica, in poche parole: non mira alla testa, ma al cuore dello spettatore. Ciò non vuol dire, però, che quel famoso “secondo grado di lettura” non sia presente. Un film come Changeling, per esempio, (per chi scrive il capolavoro di Eastwood) riesce, seguendo la traccia thriller di una storia vera, a trasformarsi in uno straordinario affresco di un’epoca e in una toccante dichiarazione / omaggio d’amore ad un cinema che, purtroppo, non c’è più. Guardando, con gli occhi lucidi (sì, non c’è nulla da vergognarsi!), Angelina Jolie che, mentre scorrono i titoli di coda, attraversa la strada trafficata diretta verso un cinema in cui si proietta Accadde una notte, si ha la netta, tangibile sensazione di aver appena assistito all’ultimo, grande, classico del cinema americano.

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Clint Eastwood persona: Clint Eastwood data di nascita:31/05/1930ruolo:attore, regista, produttore

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