Come è scientificamente provato, il vino più invecchia e più e buono. Attraverso una banalissima similitudine potremmo applicare un tale concetto anche alla persona di Clint Eastwood, il regista ad oggi più anziano ad aver conquistato un Oscar (Million Dollar Baby nel 2005).
Non sono però solo i premi a costruire il prestigio di un'artista, quanto soprattutto la sua sensibilità, la sua capacità nel sapersi rinnovare, nel raccontarsi con storie sempre diverse, spesso anche scomode, veicolando messaggi mai banali e molto spesso anche controversi. A quasi 79 anni, Eastwood è ancora uno dei registi più prolifici nel panorama cinematografico. Per sua stessa ammissione preferisce lavorare piuttosto che andare in pensione, ma solo a condizione di provare sempre a realizzare qualcosa di diverso e di non fare come altri che "invecchiando perdono un po' il contatto con la realtà e con la loro arte".
La sua fama dietro la macchina da presa esplode solo nel 1992, quando realizza Gli Spietati, un omaggio al western dedicato ai suoi due grandi mentori, Don Siegel e Sergio Leone. La nostalgia versi i due autori e verso il genere degli spaghetti-western spinge Eastwood a pensare legittimamente che un film simile potesse interessare soprattutto all'Italia. Il Festival di Venezia però lo rifiuta. Incomprensibilmente. Il futuro racconterà poi la storia di nove candidature agli Oscar e di quattro statuette vinte, tra cui miglior film e migliore regia. A livello di massa arrivò così la sua consacrazione.
La popolarità di Clint fino a quel momento era infatti legata solo alla sua carriera di attore, incastonata in quell'immagine di duro impenetrabile da cui ha cercato col tempo di liberarsi, ma in cui finiva sempre per ricadere. Al 1955 risalgono gli esordi in diversi B-Movie, mentre è del 1959 il primo ruolo importante nella serie televisiva Rawhide. Inutile però negare che il vero successo arriva nel 1962, anno in cui conosce Sergio Leone ("eravamo entrambi due novellini all'epoca"), che con la sua "trilogia del dollaro" e dell'Uomo Senza Nome, sdogana l'espressione di Eastwood consegnandola alla storia del cinema (soprattutto con Il buono, il brutto, il cattivo, ad oggi il western più amato negli Stati Uniti). L'esperienza con Leone muove per la prima volta il suo interesse verso la regia. Rimarrà infatti molto colpito dalla capacità del regista italiano di fare grandi film in condizioni produttive limitatissime e imparerà ad aprirsi verso metodi di lavoro distanti dal modello americano.
Sguardo di ghiaccio, sorriso beffardo e incorruttibile personalità, Eastwood viene acclamato dalle folle, ma la critica non lo ritiene così capace. Lo stesso Sergio Leone parlerà di lui usando questa ormai nota espressione: "Mi piace Clint Eastwood perché è un attore che ha solo due espressioni: una con il cappello e una senza il cappello". Da quel momento passano tanti ruoli, ma la gente ricorda solo quelli da duro, tra cui il noto Ispettore Callaghan. Per questo negli anni Ottanta Eastwood ci dà un taglio: "Se avessi continuato imperterrito a interpretare unicamente pistoleri o poliziotti la cui battuta più famosa è "Coraggio, fatti ammazzare", credo che oggi non esisterei. Bisogna essere realisti, e capire che ci sono periodi in cui si possono fare certe cose, e altri in cui bisogna farne altre". La reale consacrazione arriva però anche qui solo negli anni Novanta, con I ponti di Madison County, film da lui stesso girato e che svela un lato attoriale inedito a 360 gradi e che colpisce al cuore anche i suoi più ostinati detrattori.
Tuttavia, Clint Eastwood è ancora oggi una figura molto discussa. Lui è l'artista che forse più di tutti riesce ad analizzare con feroce cinismo e lucidità il marcio e il pericolo che si nascondono dietro i valori retorici e patriottici dell'America, ma nessuno dimentica il suo passato, quando era simbolo dell'uomo bianco forte e virile che lotta contro i valori progressisti e difende la tradizione contro le minacce dei tempi moderni, tra cui quella mai digerita della beat-generation ("I miei genitori mi hanno inculcato che se non si lavora non si ottiene niente dalla vita. Mi sento quindi distante da una generazione che forse perchè cresciuta in un contesto più privilegiato, ha potuto coltivare sentimenti di ribellione").
Una nota giornalista americana scrive ironicamente di lui: "Clint Eastwood è un tipo pacifista, ma solo finché non è necessario cominciare a sparare". Altre stoccate arrivano da molti altri critici cinematografici, che continuamente riportano a galla quella parte della sua adolescenza passata con orgoglio nell'esercito americano, oppure la sua fede repubblicana, o la sua attività politica come sindaco di Carmel (1986-88) in qualità di esponente del partito repubblicano, nonchè le sue dichiarazioni recenti a favore di McCain piuttosto che di Obama.
La maturità del nuovo Eastwood sta proprio in questo cambiamento, tutto fuorché radicale. La crescita intellettuale dell'artista lo pone ora né a destra né a sinistra, ma semplicemente nei territori dell'ambiguità. Accumulata un'esperienza di vita che gli ha permesso di constatare tutto il lato più negativo di quegli stessi osannati valori, il vecchio Clint ha oggi un vantaggio su molti altri suoi colleghi: il suo giudizio è amorale e apolitico, frutto di una riflessione senza bandiere volta a insinuare il dubbio e mai a fare retorica. Ecco anche forse il perché di molti finali aperti nei suoi film, sospesi e mai definitivamente conclusivi.
Tradizionale, ma allo stesso tempo trasgressivo, attore, ma allo stesso tempo regista (nonchè autore di colonne sonore), fermo e deciso dietro la macchina da presa, istintivo ed emotivo sotto il profilo attoriale. Duro dagli occhi di ghiaccio e sensibile artista. Chi è davvero Clint Eastwood? Forse come ama definirsi lui, "un romantico che concede a pochi la sua confidenza".