Inserire le parole «futuro» e «utopia» nel titolo programmatico di un festival appare, nel presente funesto del cinema e, in generale, della cultura italiani, una scelta coraggiosa.
Chi scrive, tuttavia, preferisce evitare toni disfattisti nel raccontare l’incontro di presentazione del 16° Capalbio International Short Film Festival (8-11 Ottobre). Sia per l’evidente passione dei suoi organizzatori sia perché essa ha già dato il suo primo, significativo frutto con la riapertura di una sala cinematografica, il cinema Tirreno di Borgo Carige dove si svolgerà gran parte della manifestazione.
Una riapertura accolta con entusiasmo dal regista
Giuseppe Tornatore (attualmente nelle sale con
Baarìa), il quale ha voluto segnalare, tramite un messaggio recapitato al direttore artistico del festival
Tommaso Mottola, l’importanza di un simile gesto, “
un’inversione di tendenza notevole, in un periodo in cui si parla esclusivamente di morte del cinema e della sala cinematografica”.
La portata simbolica della riapertura del cinema Tirreno, ottenuta grazie all’impegno dell’Amministrazione Comunale di Capalbio, è marcata con forza anche da Ugo di Tullio, Presidente della Mediateca Regionale della Toscana Film Commission, il quale riprende una metafora introdotta in passato dallo stesso Tornatore nell’affermare che “l’identità di una nazione è plasmata dalla cultura, la quale non può fare a meno del cinema. Quando si chiude una sala cinematografica o si tagliano i fondi al cinema, gli occhi di quella nazione vengono chiusi, impedendole, così, di pensare e tradendo la sua stessa identità”.
Tanta lucidità, venata da un patriottismo sincero ma non ostentato (e, quindi, non di facciata) si contrappone a chi, con la volgarità del potere, quegli stessi occhi intende chiudere.
Una lucidità e una coerenza che si ritrovano nel programma del festival toscano, articolato in quattro giornate, ognuna delle quali dedicata ad uno dei concetti-tema che ad esso danno il titolo. Dalla «Memoria», con un apposito premio per ricordare la figura di Michelangelo Antonioni (fu proprio lui ad indicare Capalbio come possibile sede della rassegna) si arriva al «Presente», incontrando, per delle brevi lezioni di cinema, alcuni dei personaggi più eclettici del panorama italiano. Nomi come Michela Cescon (attrice lanciata da Matteo Garrone in Primo amore), Adriano Giannini (operatore, doppiatore, attore e, adesso, anche regista di un corto, Il gioco tratto da Camilleri, presentato proprio a Capalbio), Maria Sole Tognazzi, Francesco Patierno, Pappi Corsicato e Paolo Sassanelli. Lo sguardo al «Futuro», vocazione e mission naturale di una rassegna focalizzata sulla realtà in constante sperimentazione dei cortometraggi, si poserà, poi, sull’opera di Pippo Delbono, La paura, girata interamente con il cellulare e, proprio per questa sua caratteristica formale, “capace – sottolinea Maurizio Di Rienzo, da quest’anno collaboratore del festival insieme con Laura Delli Colli – d’indicare lo stato attuale del cinema e delle sue commistioni con i nuovi media, e dove esse lo condurranno”.
Futuro e sperimentazione visiva sono anche le due linee-guida del lavoro di Marco Bellocchio, ospite speciale della manifestazione e protagonista, nella giornata conclusiva dedicata all’«Utopia», di un match su questo tema con il giovane regista Saverio Costanzo. “Due cineasti – spiega la Delli Colli, curatrice dell’evento – accomunati dal loro «essere contro» ma appartenenti a generazioni lontane e diverse tra loro”. L’incontro punterà proprio a gettare un ponte ideale tra la tradizione di ieri e il cinema di domani, sulla base dell’utopia intesa come “momento – nelle parole del direttore artistico Mottola – di raccolta delle nuove forze cinematografiche emergenti in Italia, in vista di un futuro che non appare molto sereno”.
Per citare una canzone immortale: “Qualcuno dice che sono un sognatore / ma non sono certo il solo”. Per fortuna.