Interviste

Festival Internazionale del Cinema di Roma 2009

La crisi della cultura italiana è virtuale...

[del 26/09/2009] [di Piercarlo Fabi]
Immaginate la scena.
Dopo circa un’ora nella quale gli organizzatori della quarta edizione del Festival Internazionale del Cinema di Roma hanno illustrato il programma della manifestazione, scambiandosi complimenti e sorrisi complici, arriva il fatidico momento delle domande. Solitamente temuta, questa parte degli incontri con la stampa sembra, invece, procedere nel migliore dei modi, tra domande dalla risposta scontata (“perché il film dei Coen non è in concorso?”, risposta: “Perché i due registi non hanno voluto”, ovviamente) o semplicemente superflue (quanti di voi vogliono sapere de Elisabetta Canalis sarà al fianco di George Clooney anche sul red carpet di Roma, dopo quello di Venezia? Pochi vero?)
Finché noi di MovieSUSHI non solleviamo l’unica questione a nostro avviso davvero scottante sulla kermesse romana e riguardante l’annunciato (subito dopo la discussa presentazione del programma dell’ultimo Festival di Venezia, e da noi prontamente segnalato in questo articolo) spazio dedicato al problema dei tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo nell’ambito degli Stati Generali del Cinema Italiano. Uno spazio cui, nell’ora precedente, nessuno aveva fatto cenno.
La prima reazione è il silenzio, accompagnato da un evidente imbarazzo. Poi Gian Luigi Rondi, anche in virtù del suo ruolo di Presidente della Fondazione Cinema per Roma, prende in mano la situazione offrendo la propria risposta: “Si discuterà del FUS nella giornata incentrata sulla «rivoluzione del digitale» e lo stato delle sale cinematografiche in Italia”.

I tagli al FUS e la profonda crisi culturale dell’intero paese, da un lato; il digitale e il 3D, dall’altro.
Il silenzio iniziale sembra, adesso, meno imbarazzante…

Ma non si può giudicare un film da un’unica, seppur sconcertante, scena, e il Festival del Cinema di Roma gode, anche quest’anno, di un certo numero di frecce al proprio arco.
Con l’obiettivo di mantenere, nelle parole del direttore artistico Piera Detassis, “la vocazione metropolitana, attenta al pubblico cinematografico”, il festival ha puntato, ancor più che in passato, ad un’”osmosi” tra cinema di qualità e glamour ed i nomi scelti vanno proprio in questa direzione. Ci sarà Jason Reitman (vincitore, proprio a Roma, con il suo Juno nel 2007) che, in compagnia di George Clooney, attualmente attore-simbolo del connubio tra impegno civile e star-system, presenterà la “commedia della crisiUp in the air, con l’attore nel ruolo di un affermato tagliatore di teste per una compagnia aerea. Ci saranno i fratelli Coen con il loro ultimo A serious man, “black comedy – la definisce Piera Detassis – attraversata da un’importante riflessione sul tema della fede religiosa”. Ci sarà, in concorso, l’atteso ritorno del regista bosniaco Danis Tanovic con Triage a segnare l’interesse costante del festival per un “cinema che riflette, un cinema politico nel senso più ampio del termine in quanto pone domande preziose sull’attualità in cui viviamo, senza prender posizione”, spiega ancora la Detassis.

Il direttore artistico, poi, esprime la sua approvazione per l’«impronta femminile» che caratterizzerà quest’edizione, “che si aprirà – sottolinea – con la madrina Margherita Buy e si chiuderà con un’icona del calibro di Meryl Streep (protagonista di un incontro con il pubblico e omaggiata con il Marco Aurelio d’oro alla carriera), incontrando, nel mezzo, la prima esperienza dietro la macchina da presa di Stefania Sandrelli con Christine Cristina”.
Tuttavia, se le donne possono dirsi soddisfatte da una selezione che ne esalta le capacità e il talento, oltre che l’indubbia bellezza (da segnalare anche la presenza confermata di Helen Mirren, interprete di The last station), lo stesso non può dirsi per i giovani. Poche, infatti, le opere prime presenti, “come se – tenta di argomentare, senza troppo successo, il direttore artistico – i grandi autori (nomi come James Ivory, Carlos Saura e Margarethe Von Trotta), grazie alla loro maturità, siano maggiormente in grado di sublimare il tempo di crisi che stiamo vivendo attraverso il cinema”. Una lacuna compensata solo in minima parte dalla sezione Alice nella città e ancor meno dal discutibile «Premio Giovinezza» (pardon, «La meglio gioventù»…) istituito dal ministero della Gioventù ed assegnato, da una giuria di giovanissimi, al film che meglio “evidenzierà – si legge nel comunicato – valori civili quali il coraggio, la libertà, la solidarietà, l’amor di patria”.
Una sezione che, sulla carta, non sembra deludere le aspettative, invece, è quella curata da Mario Sesti, fiore all’occhiello delle passate edizioni della manifestazione.
Il programma del L’altro cinema/Extra si presenta ricco come al solito. Maestri come Ermanno Olmi e Martin Scorsese (con i doc Rupi del vino e American boy: a profile of Steven Prince); il ritorno della guerra in Iraq, dopo il vincitore dell’Oscar Taxi to the dark side, presentato a Roma nel 2007, stavolta filmata da un marine sul campo di battaglia in Severe clear; due documentari italiani sulla tragedia de L’Aquila, Immota manet, realizzato dai ragazzi dell’Accademia dell’Immagine, e L’Aquila bella mè, prodotto da Valerio Mastandrea e Daniele Vicari.
Una presenza italiana significativa, in risposta ad alcune critiche di "eccessiva rigidità" nella selezione rivolte in passato allo stesso Sesti. Il curatore di Extra, nell’illustrare il programma, non perde, quindi, l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa quando sottolinea che “lo standard era così alto, come dimostrato dal fatto che due pellicole da noi presentate (oltre a Taxi to the dark side, occorre ricordare anche Man on wire) hanno poi trionfato agli Oscar, che risultava difficile inserirvi qualcosa che fosse al di sotto di esso”.

Il fascino indiscusso di Extra, però, non può distogliere l’attenzione dai problemi che emergono dall’incontro.
Il nostro ideale «film del Festival di Roma» prosegue, infatti, tra partecipazioni illustri non ancora confermate (la presenza delle star di New Moon, Robert Pattinson e Kristen Stewart, attese per l’anteprima di venti minuti del secondo episodio tratto dalla saga di Stephanie Meyer, e di Sir Anthony Hopkins, a meno di un mese dalla giornata di apertura, è tutt’altro che certa), problemi atavici ancora irrisolti (l’ampliamento del festival sul territorio cittadino è diventato un vanto: ma la dispersione caotica non è sempre stata segnalata come uno degli ostacoli principali per l’auspicato salto di qualità della manifestazione?) e qualche pallida luce di conforto offerta da alcuni degli Eventi Speciali in programma che renderanno omaggio, tra gli altri, a Sergio Leone, Luigi Zampa, Heath Ledger (del quale saranno presentate le prime prove da regista e l’ultima, attesissima interpretazione in Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il Diavolo di Terry Gilliam), Luciano Salce e i recentemente scomparsi Luciano Emmer e Tullio Kezich.

Luci pallide, fioche.
Come quelle delle candele che andranno a sostituire i riflettori, se argomenti come lo stato della cultura italiana continueranno ad esser trattati con tale, insopportabile negligenza.

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[BlackClahlia[lev:3; v. p.:4; cash:303] postato il 27/09/2009 alle 20:35 [offline]

ottimo pezzo, e ancora bravo per la domandona sul FUS: bisognava farla. ;)

 

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Festival Internazionale del Cinema di Roma 2009 evento: Festival Internazionale del Cinema di Roma 2009 data di inizio:15/10/2009data di fine:23/10/2009organizzazione:Gian Luigi Rondi, Francesca Via, Piera Detassis

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