Intervistare Milvia Marigliano è un’esperienza che va oltre le parole. La sua voce, capace di trasmettere emozioni profonde e riflessioni pungenti, offre uno spaccato di un’arte che è in continua evoluzione. Attrice di talento, Marigliano ha lasciato il segno sia nel teatro che nel cinema, portando sul grande schermo personaggi indimenticabili, come la famosa Coco Valori in “La grazia” di Paolo Sorrentino. In questo dialogo, l’attrice ci conduce in un viaggio che tocca temi di grande attualità, dal ruolo degli intellettuali nella società moderna alla ricerca di grazia nella vita quotidiana.
La conversazione si apre su un argomento fondamentale: la grazia. Un concetto che, secondo Marigliano, sembra sempre più distante dalla nostra realtà. Con il suo sguardo attento e critico, l’attrice riflette su come la società contemporanea abbia perso il senso di questo valore, sempre più sostituito dalla durezza del vivere quotidiano.
La grazia: un valore dimenticato
Secondo lei, il titolo del film di Sorrentino, “La grazia”, riflette una realtà che stiamo perdendo?
“Sì, assolutamente. La grazia non è solo un concetto estetico, ma un vero e proprio modo di essere. Nell’epoca in cui viviamo, sembra che abbiamo smarrito la capacità di approcciare la vita con delicatezza e umanità. Sorrentino ha colto perfettamente questa essenza nel suo lavoro. Viviamo in un mondo che ci ha resi più duri, quasi come se fossimo in guerra continua, dimenticando che la grazia può e deve accompagnarci anche nelle piccole azioni quotidiane.”
Riflessioni sugli intellettuali moderni
Parlando di intellettuali, cosa pensa del ruolo di figure come Zerocalcare nella nostra società?
“È interessante notare come oggi si tenda a considerare Zerocalcare un nuovo intellettuale. Per la sua generazione, rappresenta una voce autentica e necessaria. Certo, paragonarlo a giganti come Pasolini può sembrare azzardato, ma in un certo senso, Zerocalcare è un punto di riferimento per i giovani, una figura capace di parlare in modo diretto e sincero.”
Ci sono figure del passato che le mancano particolarmente?
“Sì, penso a scrittori come Raffaele La Capria, che hanno saputo accompagnare intere generazioni con le loro parole. Oggi, le figure politiche e intellettuali ci appaiono distanti e poco capaci di connettersi con le persone comuni. Ricordo i politici di un tempo, che parlavano con una certa autorità e cultura, oggi sembra che ci si sia persa la capacità di comunicare.”
Il futuro è nelle mani dei giovani
Viviamo troppi attaccati al passato?
“Sorrentino ha ragione: vivere di sola nostalgia non è salutare. È importante riconoscere le radici, ma allo stesso tempo dobbiamo lasciare spazio ai giovani e alle nuove idee. Certo, alcune cose mancano, ma altre stanno per arrivare. Dobbiamo essere pronti ad accoglierle.”
Come vede il futuro della politica?
“Il problema è che vediamo politici che si allontanano dalla realtà e dalle esigenze della gente. I leader di oggi sembrano disinteressati all’umanità. Questo porta a un disincanto che si traduce in un attaccamento a figure carismatiche, anche se non sempre positive, come dimostrano certi fenomeni recenti.”
Essere attrice nell’oggi italiano
Qual è la sua percezione del mestiere di attrice oggi?
“Lavoro nel teatro da una vita e mi considero fortunata a far parte di un circuito di alta qualità. Tuttavia, la situazione è complessa. Oggi i registi devono adattarsi a un pubblico che ha meno pazienza rispetto al passato. I metodi sono cambiati e spesso le nomine nel mondo teatrale sono influenzate da fattori politici più che culturali.”
Quali sono le opportunità per i giovani attori in questo panorama?
“Oggi ci sono molte più possibilità grazie alle piattaforme digitali. I giovani attori possono emergere rapidamente, anche senza una formazione tradizionale. Io stessa sto per apparire in una serie, una testimonianza di come le cose stiano cambiando.”
Il ruolo delle nuove generazioni
Cosa ne pensa delle giovani attrici italiane?
“Sento che c’è un grande potenziale, ma è difficile individuare nomi di spicco. Tecla Insolia, per esempio, mi sembra molto interessante. Ma ci sono ancora molte sfide. I ruoli femminili sono più complessi e spesso le giovani attrici devono dimostrare il loro valore in un settore ancora dominato dagli stereotipi.”
L’arte come ossessione
Ha parlato di ossessione in relazione al suo lavoro. Può spiegare meglio?
“Ho preso spunto da Michael Caine, che parla di come la passione per il nostro lavoro possa diventare un’ossessione. Per noi attori, lavorare è ciò che ci fa sentire vivi, mentre la vita quotidiana può apparire pesante e complicata. È una condizione che può portare a una certa insoddisfazione nelle relazioni personali.”
Riesce a mantenere il giusto equilibrio tra vita professionale e personale?
“Ho amici al di fuori di questo ambiente, il che aiuta. Ma è inevitabile che il nostro lavoro influisca sulla nostra percezione delle relazioni. Cerco sempre di trarre ispirazione dalla vita reale, perché più esperienza accumuliamo, più umanità possiamo portare sul palco.”
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