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Audio Production: figure e ruoli (parte 1)
Le origini: anni '80
Durante gli anni '70 i videogiochi iniziano ad affermarsi come forma di intrattenimento, raggiungendo quella che viene definita l'età dell'oro. Tuttavia solo nel decennio successivo, sulla spinta dell'evoluzione tecnologica, il fenomeno raggiunge la maturità, grazie alla nascita dei primi publisher (editori) e la creazione dei diversi generi di gioco.
Questa evoluzione permette di fare un salto di qualità anche all'audio. Non più semplici musichette monofoniche e "beep" per segnalare gli eventi del gioco, ma vere e proprie canzoni costruite con tecniche compositive moderne ed effetti complessi a sottolineare le azioni di gioco come spari, esplosioni etc.
Nasce quella che si può chiamare la prima forma di Produzione Audio per videogiochi.
In quegli anni i team di sviluppo per un videogioco sono di dimensioni ridotte, l'hardware per sviluppare molto costoso. Si tende quindi a fare tutto in-house, con le risorse disponibili limitando i costi e i tempi di sviluppo.
Per questo motivo spesso il programmatore è anche il compositore delle musiche: usando degli editor testuali può definire il suono e i parametri delle note. Inizialmente si hanno a disposizione poche voci monofoniche, tipicamente due o tre. Solo in seguito arrivano i tracker che permettono di passare da un approccio testuale ad uno posizionale, seppur matematico, per la composizione. Gli effetti sonori vengono realizzati tramite degli editor con cui modificare parametri di sintesi FM. L'editor viene programmato internamente per poi essere passato a qualcuno in grado di produrre gli effetti sonori. Ancora una volta il programmatore, avendolo realizzato, è il più esperto ad usare l'editor e spesso si cimenta anche nella realizzazione degli effetti sonori.
Il boom: anni '90
All'inizio del decennio iniziano ad uscire sul mercato le prime schede audio e game-console dotate di wavetable per gli strumenti musicali con supporto per lo standard MIDI. Inoltre sono per la prima volta disponibili canali audio digitali per gli effetti sonori, che permettono di usare suoni veri e propri in formato wav. L'apice di questa innovazione viene raggiunto con l'uscita della Playstation che con i suoi 24 canali digitali a qualità CD produce un vero e proprio terremoto nella produzione audio.
Diventa necessaria una figura che, parallelamente ai grafici o game designer, si occupi di tutto l'audio.
Servono competenze specifiche quali composizione di brani completi in molteplici stili. Oppure capacità di registrare ed elaborare suoni realistici. Tale figura, spesso chiamata Game Audio Engineer, realizza la colonna sonora, registra ed elabora i suoni, cura il doppiaggio. Siamo di fronte ad un professionista ibrido, che oltre ad occuparsi sia di composizione musicale che di sound design, ha spesso competenze tecniche per affiancare i programmatori nell'integrazione dei contenuti audio. Il Game Audio Engineer rappresenta il primo passo verso la produzione così come è oggi.
Il presente: anni 2000
I sistemi audio presenti ormai supportano posizionamento 3D dei suoni, surround, riverberi e filtraggi. Le piattaforme hardware hanno processori dedicati per l'elaborazione del segnale audio. Le musiche vengono riprodotte in streaming come tracce CD, il MIDI stesso permette di realizzare colonne sonore di ottima fattura anche sulle console portatili. La qualità audio dei videogiochi inizia ad essere paragonabile a quella dei prodotti cinematografici.
Avviene dunque il vero salto di qualità per i professionisti del game audio. Vi è una crescente attenzione al dettaglio da parte delle software house, i budget crescono. Nascono i primi team con figure separate e specializzate. Oggigiorno i credits per l'audio di un videogioco assomigliano sempre di più ai titoli di coda di un film, dove compaiono decine di addetti alle varie fasi della produzione. Nel seguito di questo articolo verranno presentate le principali figure di riferimento per un team audio.
Ringrazio Stefano Palmonari per i preziosi suggerimenti da soldato sul campo di battaglia negli anni in cui la produzione audio si basava sul binomio "tanta passione e artigianato".
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