Mary Louise Streep, splendida sessantenne, da tutti chiamata Meryl non si sogna minimante di mollare l’osso e continua ad inanellare prestazioni da Oscar o comunque che lo meriterebbero (vedi Mamma Mia!), ma d’altronde vanta ben 15 (quindici!) nomination e due statuette (un po’ impolverate a dire il vero).
Nel lontano 1979 la trentenne ragazza del Jersey guadagna la sua prima “stelletta” con la nomination per Miglior Attrice Non Protagonista (una delle poche, solo tre in verità) per Il Cacciatore. Non vince, ma è in buona compagnia insieme a De Niro con cui spartisce la delusione mentre Christopher Walken e Cimino si portano a casa tra statuette (tra cui il miglior film).
Era praticamente il suo esordio ad Hollywood e la platea si ritrovò a chiedersi “ma chi è questa donna mai vista prima?”.
L’anno successivo –giusto per non far sbiadire il ricordo- l’Oscar se lo porta a casa insieme a
Dustin Hoffman in
Kramer contro Kramer (anche miglior film e regia).
Beh, che dire due tentativi in due anni e premio in bacheca, una media scudetto.
Da questo momento Meryl parte con la sua tripletta: 1982, ’83 e 84’:
La Donna del Tenente Francese,
La Scelta di Sophie e
Silkwood. Tre nomination e un altro Oscar questa volta come Attrice Protagonista del film di
Alan J. Pakula.
Inizia il suo “passo doppio”, ovvero una nomination ogni due anni:
La Mia Africa e
Ironweed. Il primo si porta a casa 7 statuette ma niente per lei, mentre il secondo era decisamente di più basso profilo.
Gli anni ottanta si chiudono con
Un Grido nella Notte, altra occasione mancata.
Nei novanta è la volta di
Cartoline dall’Inferno,
I Ponti di Madison County e
La Voce dell’Amore. Il rimpianto maggiore è sicuramente per il film di
Clint Eastwood che è riuscito nel tempo a mandare a premio una miriade di attori e che aveva tutti i numeri per essere vincente.
Il nuovo millennio si apre nel segno del vecchio, la leonessa non molla ed è di nuovo in lizza con
La Musica del Cuore, anche se non ha grandi pretese.
E’ il 2003 l’anno che potrebbe essere di nuovo il suo, quando
Adaptation la riporta in lista come Non Protagonista –cosa che non accadeva dagli inizi della carriera- ma è il suo collega
Chris Cooper quello che torna a casa con lo zaino “pesante”.
Arriviamo a ridosso dell’ultima notte degli Oscar con la sua candidatura del 2007:
Il Diavolo Veste Prada. La sua Miranda è irresistibile, la chioma bianca da copertina di Vogue, ed il cinismo sembrerebbe da Oscar. Purtroppo la “regina” Helen Mirren (altra grande “stagionata”) la brucia, con la commedia che paga ancora una volta dazio ai parrucconi dell’Accademy.
2009, ieri,
Il Dubbio è un’altra grande possibilità, ma
Kate Winslet ha il passo appena più lungo.
Ternt’anni fa vinceva il suo primo Oscar bissato subito dopo, da allora record di nomination, ma null’altro. Si può consolare con il pensiero di
Martin Scorsese che di anni ne ha dovuti aspettare quaranta per vincere l’agognato trofeo o con quello di Maradona, che il Pallon d’Oro non lo ha mai vinto!