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La storia infinita

Ritornerà al cinema il film con cui l'Europa osò sfidare Hollywood

[del 27/06/2009] [di Diego Scerrati]

L'Europa sfidò Hollywood. Come mai si sarebbe più azzardata a fare.

Invaso dai blockbuster americani che proliferavano a quel tempo sotto gli occhi di spettatori stupefatti di fronte alle ultime tecnologie, il Vecchio Continente tentò sul finire degli anni Ottanta la rischiosa impresa di sfidare quello che era diventato un vero e proprio monopolio degli Stati Uniti. Fu in particolare il centro di produzioni cinematografiche tedesco "Bavaria Film" ad avere l'idea malsana di provarci: prese uno scrittore tedesco, Michael Ende, e uno dei suoi libri, La storia infinita, riconosciuto come uno dei capolavori indiscussi della letteratura fantasy. E ne volle realizzare un film, che ancora oggi rappresenta la più costosa produzione cinematografica che la Germania abbia mai affrontato.

Era il 1987 ed il cinema era sotto l'effetto della rivoluzione tecnologica americana, inaugurata dieci anni prima dal successo planetario di Guerre Stellari, il film che, secondo parte della critica dell'epoca, aveva "ucciso" la settima arte. Da lì partì un filone di grandissimi kolossal ad alto tasso di effetti speciali, che impararono presto a sfruttare tutte le ultime novità in termini di tecnologie audiovisive (dalla creazione di creature artificiali come E.T. alla versione in 3D di Lo squalo) e avviarono una serie di saghe d'avventura rimaste poi nella storia del cinema, da Star Trek a Ritorno al Futuro, fino a Indiana Jones, solo per citare le più famose.

Il mondo del cinema (perlomeno quello più commerciale) era dunque ai piedi di Steven Spielberg e George Lucas, finché non arrivò la Germania che decise di non badare a spese. Riuscì a dare vita a creature impensabili (il drago Falkor fu realizzato allo stesso modo di E.T.) e costruì per gli effetti speciali il più grande blue screen del mondo. E vinse la scommessa. La storia infinita divenne il più grande incasso europeo di tutta la storia del cinema, aprì le porte di Hollywood al regista Wolfgang Petersen (che però raggiunse la popolarità solo a fine anni novanta con Air Force One, La tempesta perfetta e poi Troy) e consentì alla piccola casa di produzione Neue Constantin di realizzare grazie agli incassi importanti progetti come La casa degli spiriti (con Meryl Streep e Antonio Banderas), Il nome della rosa (con Sean Connery) e Il senso di Smilla per la neve.

Così nacque quello che ad oggi è ancora un mito cinematografico tutto europeo, un capolavoro se non fosse stato purtroppo vittima di molte ingenuità commesse dagli inesperti produttori, inabili a sfruttare le potenzialità di un'opera simile, come invece forse avrebbero saputo fare i più collaudati autori d'oltreoceano. Per paura di non raggiungere tutto il pubblico necessario, sminuirono molto della complessità e dell'atmosfera cupa del libro, cambiarono tutti gli attori in entrambi i due successivi sequel (quando invece gli americani già bloccavano i cast con appositi contratti) e presero alla lettera il motto del romanzo "questa è un'altra storia", inventandosene di fatto una di sana pianta per dare vita ad un terzo inutile capitolo che infatti si rivelò un flop. Lo stesso Michael Ende, dopo aver collaborato alla sceneggiatura, prese le distanze dal film e lo rifiutò (professando anche tutto il suo disprezzo per il personaggio reso troppo infantile di Falkor).

La storia infinita narrava in realtà solo della prima parte della monumentale opera di Ende, ovvero l'inizio del percorso di crescita del bambino protagonista, il quale avrebbe dovuto salvare il regno dell'immaginazione (Fantàsia) dall'atttacco di una forza (il Nulla) frutto della disperazione degli uomini, della loro malvagità e della loro assenza di speranza. La seconda parte sarebbe stata invece raccontata nel sequel del film, dedicato alla maturazione di Bastian, che scopre qui il suo "lato oscuro", la natura fondamentalmente egoistica dell'uomo e il rischio che i nostri desideri possano finire per farci allontanare da noi stessi.

Petersen fu accusato di aver ridotto la storia ad un prodotto per bambini, di aver stemperato a fini commerciali i toni di un racconto forse troppo complesso per le masse, in cui i confini tra realtà e fantasia non erano poi così netti come lui voleva far credere. Del resto è indubbiamente vero che il termine "infinita" del titolo si riferisce anche al fatto che nel regno di Fantàsia Bastian trova un altro libro all'interno del quale è raccontata la sua storia nel mondo degli uomini, compreso il furto del libro "La storia infinita". Ciò crea quell'effetto di circolarità "infinita" tra le varie storie nel quale risiede la magia del romanzo, che realizza così una totale fusione di finzione e realtà come a dirci che forse una vera differenza tra le due nemmeno esiste.

Ciò nonostante il film è ancora oggi un cult, un'opera che ha segnato un'intera generazione (e anche più) grazie anche al fondamentale contributo della colonna sonora di Giorgio Moroder. Ora probabilmente ci riproveranno gli americani in un progetto prodotto dalla Warner Bros in collaborazione con la Kennedy Marshall e la Appian Way di Leonardo di Caprio. Questo è in fondo l'ormai triste destino di opere non statunitensi di successo, che continueranno ad essere usate per sopperire alla mancanza di idee di Hollywood e per diventare semplicemente affari miliardari. È questa del resto un'altra ben nota neverending story.

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La storia infinita film: La storia infinita genere: Fantasy, Adventuredata di uscita:1984paese:Germaniaproduzione:Neue Constantinregia:Wolfgang Petersensceneggiatura:Wolfgang Petersen, Herman Weigelcast:Noah Hathaway, Barret Oliver, Tami Stronach, Gerald McRaney, Deep Royfotografia:Jost Vacanomontaggio:Jane Seitzcolonna sonora:Klaus Doldinger, Limahl, Giorgio Moroderbrain factor:

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