"Son tutte belle le mamme del mondo", recita una popolare filastrocca. E certo che Meryl Streep nella sua trentennale carriera ce ne ha fatte conoscere davvero di tutti i tipi. Sfidiamo qualsiasi attrice a passare dalla Madre Coraggio di Brecht al genitore un po' volgarotto e superficiale di La stanza di Marvin, dalla donna esplosiva di Mamma Mia! all'austera Madre Superiora Suor Aloysius di Il Dubbio, che di prole vera e propria in effetti non ne ha, ma che combatte tutti i giorni con un carico non indifferente di indisciplinati giovani fedeli da educare. Ognuno di questi diversissimi ruoli è stato dotato sempre di una credibilità che sfiora il fantascientifico.
Merito forse anche di una bellezza esteticamente magari non perfetta, ma estremamente duttile e adattabile a qualsiasi personaggio, anche se poi, non andatelo a dire alla Bellucci, a conti fatti una simile espressività si conquista con sensibilità e preparazione e certo non solo grazie a Madre (tanto per rimanere in tema) Natura. Per questo da sempre la Streep ha esercitato un fascino unico nel suo genere, imparagonabile a qualsiasi bellezza, maggiorata, filiforme, algida o latina che sia, con il garbo dei suoi tratti pur spigolosi e con quell'atteggiamento sempre materno e solare che le è valso la nomina di Signora di Hollywood. Insomma, se Anna Magnani è e sarà sempre la Mamma Roma di tutti noi, la Streep è per gli americani l'indiscussa Mamma Hollywood.
Un appellativo che le deriva dal suo carattere così esuberante, energico e combattivo, unito però ad un mai celato affetto per il proprio lavoro e per i propri colleghi ("Sono un'umanista, amo senza distinzione tutta l'umanità"), soprattutto per quelli più giovani, verso i quali si è sempre dimostrata molto protettiva. Non è effettivamente un segreto che tra i suoi "pretendenti" in Mamma Mia! (Pierce Brosnan, Colin Firth e Stellan Skarsgard) il suo preferito fosse in realtà il giovanissimo Dominic Cooper, come del resto è nota la sua presa di posizione in difesa della scapestrata Lindsay Lohan, accusata dal facile gossip di ritardi e intemperanze sul set di Radio America di Robert Altman, in cui la Streep ricopriva il ruolo di madre per lei più vicino alla sua personalità. Interpretava infatti una cantante country, certo un po' malinconica, ma sempre estremamente positiva, ottimista e dotata di una giusta dose di follia, con un buon umore contagioso che non si lascia scalfire nemmeno dall'Angelo della Morte in persona o dalla figlia "aspirante artista" che passa il tempo a scrivere poesie sul suicidio.
D'altronde i due Oscar vinti su un totale di 15 nominations, Meryl Streep se li è guadagnati proprio con due ruoli di madre, entrambi però molto drammatici (ma si sa, sono quelli che preferisce l'Academy). Era alla prese con un difficile divorzio nello struggente Kramer contro Kramer (che regalò l'Oscar anche a Dustin Hoffman), mentre ancora più estremo fu il successivo ruolo di madre che per salvare se stessa e suo figlio manda a morte l'altra figlia in un campo di concentramento. Era La scelta di Sophie, che il destino ha voluto le regalasse l'ambito premio nell'anno di nascita del suo secondo figlio, la prima delle tre "piccole donne" di casa Streep.
A rivedere questi film forse chi l'avrebbe mai detto di ritrovare l'attrice quasi trent'anni dopo nei panni di un'occhialuta e imbranata terapista ebrea in Prime, dove è la possessiva madre di Bryan Greenberg che ha in cura la futura nuora Uma Thurman, oppure nel ruolo pieno (anche fin troppo) di vita di Mamma Mia!, dove piange sì, ma solo di gioia e se ne va zompettando per le isole greche a ritmo di Dancing Queen. È il film che un po' sugella la sua carriera di "madre cinematografica", ormai in attesa di nipotini e alle prese con il distacco dalla prole che ha con amor allevato (anche nella vita reale, i suoi quattro figli sono ormai tutti pasciuti e cresciuti).
E oggi anche loro continuano ancora a chiedersi da cosa derivi tanto ottimismo nella vita. Forse la risposta è in quel volto sereno disposto soprattutto a prendersi sempre molto poco sul serio. Ma in fondo non si può certo pretendere di essere Diavolo se non ci si veste Prada: "Tutta colpa di mia madre... ho i suoi stessi piedi e quindi le scarpe Prada, per quanto belle, mi fanno male da morire". Segno del destino o fortuita coincidenza?