Recensioni

Venere Nera

La crudeltà del pregiudizio

[del 17/06/2011] [di Giuliana Molteni]

I “circhi di uomini”, di freaks ma anche di trogloditi e pigmei, sono nati non a caso nel 1800, per esporre “mostri” di ogni genere, specchiandosi nei quali le masse miserabili e ignoranti potevano trarre motivo di consolazione per la loro miseria materiale e intellettuale.

In quell’ambiente degradato inizia la storia vera della sventurata Sartjie, dalle forme abbondanti (steatopigia è il termine preciso), appartenente all’etnia degli Ottentotti, come erano stati chiamati dai primi invasori europei i Khosan, il più antico popolo stabilitosi in Africa australe. La ragazza, che in Sudafrica era una domestica, viene trasportata in Europa per essere esibita nei circhi. Siamo nel 1810 e la sua avventura durerà pochi, dolorosi anni. Pur confermando la sua volontà di accettare quelle esibizioni in una causa intentata per salvarla, nella quale rivendicherà pateticamente una prestazione recitativa, la poveretta, succube del suo proprietario (a tutti gli effetti anche se non legalmente, Sartjie era una schiava), alcolizzata, sola e indifesa, scenderà rapidamente la scala del degrado. Passerà da un padrone a un altro ancora peggiore, protagonista di spettacolini sempre più espliciti, nei quali trovano sfogo le repressioni sessuali tanto di popolino miserabile quanto di ricchi borghesi e nobili. La donna finirà anche “visitata” dai soloni dell’Accademia Reale di Medicina a Parigi, interessati scientificamente alle sue proporzioni ma mirati soprattutto alle sue parti più intime, che erano in effetti insolite (si parlava di “grembiule ottentotto”, per indicare delle grandi labbra straordinariamente sviluppate). Da lì ai postriboli e alla strada il passo sarà breve. Nessuno degnerà mai d’attenzione l’essere umano che la poveretta era, vista sempre solo come un ingombrante ed esotico pezzo di carne, un insieme di parti che suscitavano sfrenato interesse sessuale o scientifico. Nemmeno la morte indurrà al rispetto perché il suo corpo sarà violato, frugato, fatto a pezzi, conservata sotto formaldeide o riprodotto con dei calchi in forma di statua, in modo da continuare a esibire la sua nudità ancora e ancora. Rimasta esposta fino al 1976 al Museo dell’uomo di Parigi, solo nel 2002 quanto restava di lei è stato rispedito e tumulato in Sudafrica.

L’esordiente Yahima Torrès affida ai suoi sguardi dolorosi tutta la propria solitudine e disperazione, nel tentativo impossibile di mantenere un’ombra di dignità, mentre i due aguzzini principali sono interpretati da Andre Jacobs e Olivier Gourmet. L’interessante e insolita vicenda viene raccontata con estrema dovizia di dettagli, nello stile che è la firma del franco-tunisino Abdel Kechiche, autore formalmente prolisso, che già in Cous Cous aveva dimostrato di avere cose da dire ma di avere tempi cinematografici molto personali. Qui la narrazione, di un film duro e difficile, e provocatorio, si evolve in un crescendo ripetuto di situazioni similari (le esibizioni di Sartjie), in una spirale di abbrutimento, di degradazione, di sopraffazione, come di un campo di battaglia invaso sempre più brutalmente, come di un esercito che per stanchezza, poco alla volta si concede alla resa, come il percorso lungo le varie stazioni di un calvario.

Al di là della triste vicenda, molti sono i temi su cui riflettere. Quello del colonialismo e dello sfruttamento delle popolazioni soggette è il più lampante. Anche sulla ricerca scientifica però c’è da meditare: certo la scienza deve frugare e fare a pezzi per capire e progredire, ma non deve mai dimenticare un barlume di umanità, mentre spesso ha un cieco e insensibile approccio con l’oggetto dell’indagine. A quei tempi per di più, la ricerca era mirata a ribadire la superiorità della razza bianca, per confermare le teorie sulla somiglianza fra le scimmie e le razze nere, argomento che gratificava le masse luride e animalesche tanto quanto i dotti luminari (e lo farà per tanto, tanto tempo ancora). Del resto più di un secolo dopo, Josephine Baker, nera di pelle, si esibiva con enorme successo (anche se in condizioni ben diverse) nei teatri di Parigi e del mondo, danzando a seno nudo, ornata solo da un gonnellino di banane. L’immaginario maschile si evolve lentamente.

Istruttivo anche se prolisso

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Venere Nera film: Venere Nera genere: Dramadata di uscita:17/06/2011paese:Francia, Italia, Belgioproduzione:MK2 Productionsregia:Abdellatif Kechichesceneggiatura:Abdellatif Kechiche, Ghalia Lacroixcast:Yahima Torres, Andre Jacobs, Olivier Gourmet, Elina Löwensohn, François Marthouret, Michel Gionti, Jean-Christophe Bouvet, Jonathan Pienaar, Rémi Martin, Jean-Jacques Moreaufotografia:Lubomir Bakchevmontaggio:Ghalia Lacroix, Albertine Lastera, Camille Toubkisdistribuzione:Lucky Reddurata:159 min

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