Cosa succede quando una casa di produzione (dal momento della sua fondazione ad oggi) abitua il pubblico (e, soprattutto, la critica) ad uno standard di film d’animazione sempre oscillante tra lo “strepitoso” ed il “capolavoro”? Succede che nel momento in cui la suddetta casa distribuisce un film “medio”, pubblico e giornalisti si sentono quasi traditi e le critiche finiscono per essere direttamente proporzionali alle aspettative; ovvero eccessive. Ed è esattamente quello che sta accadendo in giro per il mondo dopo l’uscita di
Cars 2, film con la quale la Pixar, scegliendo un nuovo approccio narrativo, ha voluto dare un seguito ad una delle loro pellicole di maggior successo.
La storia racconta di come un ricco petroliere, convertito alle energie alternative, decida di lanciare un nuovo tipo di carburante ecologico organizzando una corsa automobilistica che coinvolga le migliori auto da corsa del mondo. Ovviamente, Saetta McQueen è tra gli invitati e, durante tre tappe (Giappone, Italia ed Inghilterra) dovrà sfidare il campione del momento, l’italiano Francesco Bernoulli. Ma dietro le quinte si svolge una terribile macchinazione criminale che gli agenti segreti Finn McMissile e Holly Shiftwell, con l’aiuto involontario di Cricchetto, cercheranno di smascherare. Pescando a piene mani nel cinema delle spy story e nell’universo di James Bond,
John Lasseter mette in scena un film in cui l’azione pura e le trovate visive la fanno da padrone e dove la perfezione tecnica raggiunta dall’animazione è, come al solito, strabiliante. Puro intrattenimento quindi, ottenuto, però, a discapito di quella cura e “profondità” di sceneggiatura che, fino ad oggi (
Toy Story 3 ne è l’esempio migliore) era stata la vera arma in più della scuderia Pixar. Il primo Cars infatti, sensibile ed emozionante omaggio al Mito della Frontiera e all’epica Western insita nella cultura americana, rimane distante anni luce.
Cars 2, in definitiva, rimane un prodotto divertente e decisamente sopra la media ma completamente orfano di quei magici ingredienti (originalità-spessore emotivo- superba caratterizzazione dei personaggi) che hanno trasformato tutti i lungometraggi Pixar in altrettanti capolavori.
Lasseter e compagni, forse vittime, per una volta, della diabolica “macchina del marketing”, hanno dovuto forzare i tempi per sfornare, a grande richiesta, il sequel di Cars. Per chi non lo sapesse, infatti, Lasseter è famoso per far slittare interi progetti anche di anni se non è convinto che una sceneggiatura funzioni veramente. Un piccolo passo falso, comunque, non scoraggerà di certo la Pixar che, pronta a stupire ancora, sta lavorando su
Brave, fiaba nera prevista per la prossima estate. Non vediamo l’ora
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Dignitoso e divertente ma inferiore allo standard...
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