In viaggio verso il "lato oscuro". Ma il lato oscuro di cosa? Dell'umanità? Della vita? Della morale? Dell'etica? Tutte e nessuna. Forse è invece un lato oscuro universale quello in cui ci trasporta Alex Gibney, vincitore con questo Taxi to the dark side del premio come Miglior Documentario agli Oscar 2008.
Gibney ci fa salire su un taxi che ci trasporta dritti ad Abu Grahib, a Guantanamo e in altri centri di detenzione dove vengono rinchiusi presunti terroristi, e dove nessuno riceve un processo, ma solo torture. Paradossale è che tutto avviene per un tragico e fatale errore. Il punto di vista assunto per iniziare questo viaggio è infatti quello di Dilawar, il tassista afgano, erroneamente creduto un terrorista, che venne trasportato nel 2002 all'interno di una di queste basi militari. Non avrebbe fatto più ritorno.
La vicenda è in parte nota, perché lo scandalo delle sevizie perpetrate ai danni dei detenuti è venuto a galla sulle televisioni e i giornali di tutto il mondo, ma Gibney, utilizzando un ritmo da reportage d'assalto, non pone filtri di nessun genere e mostra il non mostrabile, non per farne spettacolo, ma per denunciare ferocemente senza ammorbidire i toni con la messa in gioco dell'umano senso del pudore. Non si risparmiano nomi: George W. Bush (ricordiamo che il documentario, anche se in Italia arriva solo ora, è stato realizzato nel pieno dell'amministrazione precedente), Dick Cheney, Donald Rumsfled, John Yoo, Alberto Gonzales. Molti altri personaggi minori hanno pagato per i loro crimini. Loro no.
Tuttavia la cosa più interessante è la riflessione molto cinica e asciutta che emerge dalla difficile visione di quest'opera, ovvero la centralità di una crisi di valori che tocca non solo l'America, ma tutto il mondo, ancora e sempre più succube di vecchi schemi ideologici medievali, politici o religiosi che siano, in nome dei quali si giustifica tutto, anche la perdita di quel minimo rispetto anche solo per la dignità umana.
Ogni immagine proiettata è lo specchio di una realtà che si affligge e piange per l'Olocausto, ma tace e acconsente ad altri tremendi crimini umanitari. Se ci si riflette bene, nei casi di Abu Grahib e Guantanamo la situazione è addirittura peggiore. Contro gli ebrei c'era un progetto e un obiettivo, qui oltre all'illusione della democrazia, nemmeno quelli. Solo una degenerante paura indiscriminata.
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Montaggio incalzante, feroce denuncia, angoscia crescente... astenersi sguardi facilmente impressionabili.
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