Nel girare Coco Avant Chanel – L’amore prima del mito la regista Anne Fontaine tenta con successo la strada trasversale. Non un biopic in senso stretto, neppure un melodramma classico, Coco Chanel si staglia nel panorama ibrido delle mezze misure. Per tentare l’impresa la classe non gli manca e il coraggio neppure, tutte proiettate dai gesti, gli sguardi e le movenze di Audrey Tautou, perfetta nella parte come poche altre attrici di oggi sarebbero potute essere.
Gabrielle è una bambina abbandonata in un orfanotrofio da un padre che non rivedrà mai più. Divenuta poco più che adolescente, Gabrielle si guadagna da vivere come ballerina di cabaret, sognando il grande salto nei teatri di Parigi, e nel frattempo si dà da fare anche come sarta. Proprio a causa di un balletto conosce un ricco aristocratico francese che gli affibbia il soprannome di Coco. Restia, la ragazza comincia con lui una convivenza che la porterà a conoscere il vero amore e il proprio ineluttabile destino...
È un film elegante Coco Avant Chanel, e non solo grazie ai vestiti e ai cappelli che popolano come personaggi aggiunti la pellicola. La regia di Anne Fontaine, garbatamente efficace e pungente come solo la vera eleganza sa essere, coinvolge fin dalle prime battute. Ovviamente è la Tautou a contribuire a questa ipnosi emotiva, che tra rispostacce e intuizioni stilistiche lascia semplicemente incantati.
Anne Fontaine, in verità, mette l’accento su alcuni elementi dell’immagine atti a descrivere un personaggio solo e fondamentalmente “condannato”. Coco Chanel, infatti, fugge all’amore e va incontro a un destino che non sa se accettare o meno. Bellissimi a riguardo i dialoghi tra lei e l’uomo di cui si innamora, che vede per la donna una strada “unica” e diversa. Ed è brava la regista allora a non perdersi nel fluire di sentimenti che scorrono sulla pellicola, mostrando in modo intelligente il talento innato di Coco per la moda.
Ma è il finale che lascia basiti, con una sequenza che mostra magnificamente due cose. La capacità recitativa di Audrey Tautou (se ce ne fosse ancora il bisogno!) e il cambiamento di un’era avvenuta proprio grazie al personaggio di Coco Chanel. Una sfilata tra specchi e vestiti che emoziona e suggerisce l’impossibilità di capire fino in fondo sia un personaggio, sia il destino cui questo è legato.
Un finale che da solo vale tutto il film.
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Vita e destino, una partita giocata con stile
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