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Taxi to the Dark Side

11 Settembre 2001 - Il cinema della verità

[del 19/05/2009] [di Piercarlo Fabi]

Ciò che distingue gli attentati dell'11 Settembre 2001 da altri eventi storici analoghi per tragicità e per impatto sulle coscienze di tutto il mondo è il loro essere il primo, istantaneo evento mediatico globale della storia.

Questa sua peculiare caratteristica ha fatto sì che il cinema affrontasse quest'avvenimento centrale nella storia della modernità in tempi decisamente ristretti, proprio perchè, diversamente dal solito, il passaggio dalla cronaca pura e semplice all'analisi storico-politico-culturale, in questo caso ha subito un'accelerazione notevole.
Infatti, esattamente un anno dopo, nella data simbolica dell'11 Settembre 2002, esce nelle sale statunitensi il film collettivo 11 Settembre 2001. Sviluppata da un'idea di Alain Brigand, la pellicola vuole essere un'elegia del dolore, della rabbia e del desiderio di ripresa di una nazione (tutte sensazioni che animano l'episodio migliore tra gli 11 che compongono il film, quello diretto da Sean Penn).
Ma già in questa prima escursione della Settima Arte nell'11 Settembre e nei suoi molteplici significati compaiono accenni, velati ma non troppo, di critica alla politica estera USA. L'esempio più evidente, in questo caso, è l'episodio di Ken Loach che, per bocca di un immigrato cileno, ricorda agli americani un altro 11 Settembre, quello del 1973 in cui un golpe militare, patrocinato dai servizi segreti USA, rovesciò il governo democraticamente eletto di Salvador Allende, spingendo quest'ultimo al suicidio.

Inno alla sofferenza e all'eroica reazione di un popolo, da un lato, e denuncia feroce delle colpe e dei giochi di potere della politica, percepita da quel popolo come sempre più distante, dall'altro.
Il cinema sull'11 Settembre si articola da subito seguendo queste due direttive, artistiche ma anche ideologiche.

E così nel 2004 Michael Moore, documentarista d'assalto scomodo sia per la sfrontatezza e l'irriverenza con cui denuncia i lati oscuri dell'american way of life, sia, e soprattutto, per l'enorme successo che i suoi film ottengono in tutto il mondo, attacca frontalmente l'allora Presidente degli Stati Uniti George W. Bush e la sua amministrazione.
Fahrenheit 9/11 è un documentario feroce e sarcastico con il quale Moore denuncia le molte incapacità dell'allora Presidente Bush e gli stretti legami economico-finanziari tra la sua famiglia e quella di Osama Bin Laden, il leader di Al Qaeda, l'organizzazione terroristica responsabile degli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono.
È un successo clamoroso!
Il film trionfa al Festival di Cannes e raccoglie consensi sia per la sua qualità artistica che per la sua forte incidenza politica.
Nonostante questo, le critiche in patria non si lasciano attendere. Moore viene accusato di aver distorto e addirittura inventato alcune notizie contenute nel film, per finalità propagandistiche. Inizialmente, Fahrenheit 9/11 fatica persino a trovare una distribuzione in USA, dal momento che la Disney, che avrebbe dovuto occuparsene, si era tirata indietro una volta visto il film finito.

Sorte diversa, e diversa impostazione politico-ideologica, per due pellicole del 2006: United 93 di Paul Greengrass e World Trade Center di Oliver Stone.
Entrambi sono omaggi dichiarati all'eroismo dell'uomo, capace di emergere proprio nelle situazioni più disperate. Il primo racconta del dirottamento del volo United Airlines 93, sventato dal coraggioso sacrificio dei suoi passeggeri prima che raggiungesse la capitale, obiettivo scelto dai terroristi. Il secondo è, invece, la storia del Sergente della Polizia Portuale John McLoughlin e del calvario vissuto da lui e da due agenti della sua squadra, Dominick Pezzulo e Will Jimeno, rimasti sepolti sotto le macerie della Torre Nord mentre stavano prestando i primi soccorsi.
Ma se il film di Greengrass riesce, in larga misura, ad evitare la retorica, quello di Stone (regista non nuovo a simili operazioni...) vi affonda orgogliosamente le radici suscitando pesantissime critiche da parte di chi, invece, si aspettava una pellicola di denuncia (sulla scia di JFK - Un caso ancora aperto) basata sulle tesi complottistiche sorte dietro a quei tragici eventi.

La risposta, sicuramente involontaria, alla disapprovazione suscitata dalla pellicola diretta da Stone arriva l'anno seguente con un film italiano realizzato, tra gli altri, da Giulietto Chiesa. Zero - Inchiesta sull'11 Settembre è, fino ad ora, l'unico documentario «a tesi» sulle contraddizioni e le negligenze di cui la catena di comando politico-militare si sarebbe resa colpevole in merito ai fatti di quel fatidico giorno. L'obiettivo degli autori, dichiarano lo stesso Chiesa e Franco Fracassi, è verificare che le ricostruzioni di quanto accaduto "siano coerenti con i fatti accertati e con le deduzioni praticabili in termini scientificamente e logicamente corretti".
Ma l'arretratezza culturale del nostro amato Belpaese, schiavo di un'ideologia che ha fatto del «sonno della ragione» un vanto da rivendicare con orgoglio e sorrisi, ha, ovviamente, la meglio sul libero pensiero e il documentario di Chiesa, la cui uscita nei cinema italiani era stata annunciata alla Festival del Cinema di Roma del 2007, non viene distribuito. Solamente un anno più tardi la casa editrice Piemme riesce, almeno, a pubblicarne il DVD.

E anche Taxi to the dark side, bellissimo documentario di Alex Gibney sulle tecniche di repressione e tortura avallate dall'amministrazione Bush dopo l'11 Settembre, arriva da noi con più di un anno di ritardo per le medesime ragioni.
Sviluppato a partire da un fatto di cronaca, l'omicidio di Dilawar, un tassista afgano sospettato (ma mai giudicato colpevole) di terrorismo, avvenuto nella base americana di Bagram, il film di Gibney, vincitore dell'Oscar nel 2008 come Miglior Documentario, denuncia, con un crescendo di tensione degno dei migliori thriller, la falsità e le ipocrisie dei vertici politici e militari degli Stati Uniti.

Abbiamo detto che i fatti dell'11 Settembre presentano caratteristiche uniche nella storia dell'umanità per la velocità con cui essi si sono trasformati da «fatti di cronaca» a «fatti culturali», aperti alle indagini e alle interpretazioni.
Ogni nuovo film su quei tragici avvenimenti sviscera nuove analisi su di essi, nuove prospettive da cui osservarli per poterne trarre idee ed opinioni, in modo da aprire gli occhi se non su tutta la verità, almeno su una parte di essa.
Il compito di un'informazione e di una cultura che vogliano definirsi democratiche deve esser questo. E l'esito delle ultime elezioni presidenziali dimostra che in America lo sanno bene.

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Taxi to the Dark Side film: Taxi to the Dark Side genere: Documentarydata di uscita:22/05/2009produzione:Discovery Channel, Jigsaw Productions, Tall Woods, Wider Film Projects, X-Ray Productionsregia:Alex Gibneysceneggiatura:Alex Gibneycast:Brian Keith Allen, Greg D'Agostino, Maan Kaassamani, Karyn Plonskyfotografia:Maryse Albertimontaggio:Sloane Klevincolonna sonora:Ivor Guestdistribuzione:Ripley's Filmdurata:105 min brain factor:

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