Louise-Michel

Il mio nome è 1253, Matricola 1253

[del 05/04/2009] [di Claudia Catalli]

Solo in Italia i registi provenienti dalla televisione deludono puntualmente. Benoit Delépine e Gustave Kervern, invece, sono l’esempio vivente di come quindici anni di collaborazione a programmi tv satirici possano portare a scrivere e dirigere ottime opere cinematografiche, da quel primo Aaltra ad Avida che passò per Cannes, fino a questo delizioso Louise- Michel.

Una commedia nerissima, divertente e grintosamente rivoluzionaria, che ha come protagonisti una strampalata coppia di aspiranti killer precari. Lei (ma presto capiremo come i dettagli di genere siano ampiamente trascurabili) è un’operaia che ha problemi con le vocali, mangia conigli crudi e usa spiumare i piccioni, oltre ad essere un’inquietante avanzo di galera. Lui è un improbabile assassino mercenario, autore dell’omicidio di Kennedy (“ma non bisogna dirlo in giro”!). Le loro strade sdrucciolevoli s’incontreranno per una nobile causa: uccidere il padrone.

Questo il piano di vendetta di un gruppo di operaie agguerrite, licenziate di punto in bianco da un campione di sasso-carta-forbice, che decidono d’investire la loro liquidazione (20.000 euro in tutto) per far fuori il capo dei capi. E da quest’intento omicida di riscatto sociale (pretesto per rivendicare tutte le ingiustizie da secoli subite dalla classe operaia), prendono il via le rocambolesche avventure di una coppia che cento ne fa e mezza ne pensa, in un crescendo di assurdo e autoironia che ha dell’irresistibile.

A metà fra la genialità dei Monty Python e l’humour nero dei fratelli Coen, un “western sociale” che mischia buoni e cattivi rappresentando la ricerca di quel colpevole chiamato “capo”. Ricerca infinita, perché per ogni capo che muore ci sarà sempre qualcuno più in alto di lui pronto a rinnovare soprusi e prevaricazioni, in una catena di uomo-mangia-uomo dove sono solo i più deboli a farne le spese. Deboli che però possono sempre unirsi, godere delle rispettive diversità e generare a loro volta meravigliosi deboli: altro che Paradiso, la classe operaia è viva e lotta insieme a noi.

Politicamente scorretto, graffiante, senza pietà: ci piace.

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[MrWolf[lev:1; v. p.:1; cash:57] postato il 09/04/2009 alle 2:51 [offline]

Dunque.
Si parte con l'internazionale socialista mentre una bara viene messa in un forno crematorio.
Quì siamo all'aforisma. Una scena scollegata dal film che vuole essere parabola e viatico per lo spettatore.

Vieniamo catapultati all'interno di una fabrica.
Le viscide promesse del direttore dello stabile sono messe in prospettiva con la bruttezza delle operaie: tutte vecchie, grinzose e scialbe.
Il loro destino così insignificante al punto che il latore della "bugia di turno" viene deciso a morra cinese fra il "padrone" e il "direttore".

Le macchiettistiche figure sono il preludio ad un film grottesco, errato, non divertente (se non in alcune, rarissime, felici trovate) e soprattutto promulgante di un messaggio in completa contradizione con le figure storiche del 900: se perdi il lavoro, invece di pensare ad aprirti un'attività propria, spara al padrone.

Il padrone.
Figura che, se stessimo guardando un film di parodia o satira, non verrebbe proposto dall'inizio aforistico e dalla conclusione iconografica della coragiosa compagna rivoluzionaria.

Gli autori ci credono.
Credono al padrone, credono al proletariato, credono che uccidere sia giusto.
Voi pensate di no, e anche alla Sorbona quando a frequentarne i banchi era Salot Sar, si credeva che l'aforisma sarebbe stato "capito".

Così non fu, e Salot Sar divenne Pol Pot.

Così è per gli autori: nessuna prospettiva, nessuna crescita, nessuna possibilità, solo "spara al padrone".

E quindi vediamo figure bolse ed incogruenti inscenare macchiettistiche ricostruzioni criminaliste dell'attentato alle twin towers.
Vediamo una sharada di luoghi comuni susseguirsi fino al tristissimo finale: "il sesso del bambino lo sceglieranno i padroni..."

Vediamo assurdità belle e buone spacciate come casus belli: "dopo 20 anni di lavoro mi danno 2000€ di liquidazione..." quando oggi sappiamo benissimo che un operaio nord europeo, perchè quì è ambientato il film, prende 15 mensilità l'anno, ha la cassa integrazione, la malattia, la maternità e gli ammortizzatori sociali per i redditi bassi.

Tutto annullato.
Lotte vere spazzate via.
Siamo rimasti fermi al 1890.
Il padrone esiste e va uccisio e gli operai possono vedere fabriche scoparire senza liquidazioni o cassa integrazione.

Un film miserabile, non brutto, ma miserabile senza alcuno dubbio.

Va visto.
perchè quando una cosa è tanto brutta fa il giro e diventa interessante.

Conclusione?
Sto armando la mia pistola e sto andando ad uccidere i registi perchè sono i "padroni" della crew.
Peggio per loro...
avanti popolo... alla riscossa... bandiera rossa.... bandiera rossa...

Ne usciremo mai?
mellon collie and the infinite sadness.

[esnoresta[lev:1; v. p.:1; cash:350] postato il 09/04/2009 alle 11:47 [offline]

Che il film aspirasse ad essere una sorta di metafora, era chiaro dalle prime scene. Comincia sfruttando tutte le trovate comiche di genere viste e riviste e caricate. Nulla che non ci avesse già fatto ridere di più, come in the Snatch (per rimanere nello stesso tono), ma almeno si ride.
A 5 minuti dall'inizio arriva subito il colpo di scena su di lei, e quindi finisce la curiosità sul personaggio. Alla ridicola (non nel senso di comica) entrata in scena di lui, è chiaro quindi il relativo colpo di scena che arriverà più avanti su di lui.

Ma fino a li ci stai. E' passata mezz'ora dall'inizio, finora è stato banalmente divertente, ma adesso si immagina che il film decollerà. Ha preso voti molto alti, e sono andato a vederlo solo per questo.

E invece comincia l'agonia. Il film prosegue in scene inutilmente clichettose senza che i clichè vengano sfruttati in modo divertente o parodistico. Una noia mortale!! La scena finale con la chiusa ad effetto "il sesso del bambino lo sceglieranno i padroni..." l'ho trovata patetica. Il secondo finale con lo slavo dopo i titoli di coda poi... Se fossi stato uno slavo mi sarei incazzato un po'...
Forse però li c'è la vera morale o il vero messaggio del film. Dopo tanta idiozia i personaggi affermano "forse è meglio che che a noi ci pensiamo da soli".

A questo punto, visto che la critica lo esalta tanto, devo arrendermi al fatto che pur avendo una cultura discreta cinematografica, evidentemente non mi basta per capire fino in fondo questo film. Dovrò studiare di più.
Forse la quantità di citazioni che a me sembra usata in modo banale e alcune volte incomprensibile, mi dovrebbero far capire che non ho le capacità intellettive per avvicinarmi a capolavori di questa levatura. Io, sciocco, ho scoperto con il tempo, ad esempio, l'enormità delle citazioni che Tarantino ha fatto in Pulp Fiction integrandole alla perfezione, senza che lo spettatore se ne accorgesse, ed dando quindi una valore al film che cresce di visione in visione.
Ma forse è solo perché gli americani sono banali e commerciali, infatti Pulp Fiction è diventato un film di culto che ha cambiato la storia del cinema ed incassato cifre esorbitanti. Questo invece immagino sia un film di nicchia per persone colte. E io forse non lo sono abbastanza.

O forse mi viene il sospetto che i critici abbiano amato il fatto che si sia parlato (anche se in modo così banale e superficiale, da stadio) di lotta di classe, e questo li ha fatti passare sopra al valore effettivo di un film banalmente sconcertante con qualche trovata da commedia alla Vanzina. In fondo le pernacchie c'erano, mancavano le scorregge... Il tutto però raccontato a tratti con un ottima regia più che collaudata per il genere.

Sono perplesso. Stupito e perlesso. Più stupito che perplesso...

 

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Louise-Michel film: Louise-Michel genere: Comedydata di uscita:03/04/2009paese:Franciaproduzione:MNP Entrepriseregia:Gustave de Kervern, Benoît Delépinesceneggiatura:Gustave de Kervern, Benoît Delépinecast:Yolande Moreau, Bouli Lanners, Albert Dupontel, Mathieu Kassovitz, Kafka, Catherine Hosmalin, Pierre Renverseau, Agnès Aubé, Siné, Benoît Poelvoordefotografia:Hugues Poulainmontaggio:Stéphanie Elmadjiancolonna sonora:Gaëtan Rousseldistribuzione:Fandangodurata:90 min brain factor:

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