Napoli, fine anni ’60, nasce Peppino, tenero ragazzino con gli occhiali che vedremo crescere nel decennio successivo in seno ad una famiglia che in seguito impareremo a definire disfunzionale (allora non usava), come non usava diagnosticare come tale la depressione nella quale cade la dolce mamma (
Valeria Golino), quando scopre il tradimento dell’amatissimo marito (
Luca Zingaretti), per il quale ha accettato di condurre una vita dalle scarsissime gratificazioni. Intorno ci sono gli amorevoli zii (
Libero De Rienzo, Cristiana Capotondi), patetici ma simpatici figli dei fiori di provincia, i nonni tradizionalisti e severi, un amico un po’ matto che crede di essere Superman. Quando muore in un incidente, Peppino se lo elegge a suo amico immaginario, l’unico a parlare davvero con lui, a trovare le parole giuste per farsi capire, mentre intorno gli adulti, pur affettuosi, si agitano in preda alle loro pulsioni. Perché non sono solo i bambini a crescere, anche gli adulti sventuratamente continuano a farlo e nel corso d’opera combinano sfracelli.
Tratto da un romanzo di
Ivan Cotroneo, al suo esordio come regista dopo molte sceneggiature di successo come
Paz!, Mine Vaganti, Io sono l’Amore e la fortunata serie televisiva
Tutti pazzi per amore, La kryptonite nella borsa è un film piacevolmente anomalo nel panorama italiano. Racconta una piccola storia di formazione, con tono lieve e quasi fiabesco, con uno humor che mai calca la mano e qualche trovata gentilmente surreale, la tranche de vie di un nucleo famigliare alle prese con una vita “normale”, non per questo meno ricca di emozioni, strazi, dolori, gioie, e piccole trasgressioni che possono provocare enormi conseguenze. Intanto i più vasti e radicali rivolgimenti mondiali trovano un’eco nella chiusura della moralistica provincia colpita dal post-sessantotto, la ventata hippie con amore libero, droghe, femminismo e filosofie orientali, sulla colonna sonora di nuove musiche. Se quelli erano gli anni con “l’immaginazione al potere”, certo la fantasia e il sogno possono essere non solo fuga ma formazione per imparare ad affrontare la vita. In tutto questo sconquasso Peppino passa quasi illeso, osservatore attento ma ancora non del tutto conscio delle meccaniche della vita. In fondo, come recita il film all’inizio, si tratta solo della storia di un ragazzino con gli occhiali, una famiglia e un supereroe. Ma è pur sempre una storia d’amore. Pur trattando temi e personaggi già visti, Cotroneo autore e regista amalgama il tutto con una leggerezza che potremmo definire “alla
Jeunet”, realizzando una delle migliori commedie delle ultime stagioni, ben interpretata da attori di comprovata capacità (segnaliamo anche in un breve ruolo Fabrizio Gifuni, oltre al piccolo
Luigi Catani e al “superhero”
Vincenzo Nemolato). A fare da colonna sonora poche belle canzoni,
Mina e Dalida, Peppino di Capri e David Bowie e Lust For Life e il sirtaki e una rabbiosa cover di These Boots Are Made For Walkin’opera dei Planet Funk. Peppino è un brutto anatroccolo che da solo dovrà capire come diventare cigno, sancendo una volta di più che se è difficile crescere, anche per gli adulti la salita è sempre dura. Tutti dovranno trovare il coraggio di rivendicare la propria “diversità” e affrontare, anche fuori dal branco, una nuova vita, con tutta la fatica per trovare la propria strada e il coraggio necessario, sperando di non incontrare mai quella kryptonite capace di schiantarci.
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