Australia, vaste zone disabitate, verdi vallate che portano a baie intatte, sterminati pendii erbosi, paesaggi idilliaci punteggiati da ridenti cittadine di allevatori (il film è stato girato nelle splendide Blue Mountains e nel New South Wales). In questo contesto di bucolica serenità, un gruppetto di ragazzi, nel quale agiscono le solite meccaniche adolescenziali, decide di fare una gita nelle selvagge foreste dei dintorni, un luogo così impervio e inviolato da essere definito Hell. Sembra l’inizio del solito slasher. Invece i ragazzi non incontrano nessun maniaco, non si fanno di droghe, non litigano fra loro. E rientrano ordinatamente a casa, finita la scampagnata, durante la quale i loro legami si sono rinsaldati. Solo che non trovano più nessun genitore ad accoglierli, le case sono abbandonate, gli animali morti, manca l’energia elettrica, nessun segnale per internet e cellulari. Scoprono con sgomento che l’area è stata occupata da un esercito sconosciuto, tutti gli abitanti sono stati radunati dentro campi di concentramento, soggetti ad una disciplina da
Ponte sul fiume Kwai. Braccati senza tregua dagli invasori, decidono di non arrendersi e organizzano un attentato per sabotare i rifornimenti nemici. Dopo aver subito ferite e lutti ed essersi confrontati per la prima volta con i principi in base ai quali sono stati educati, i sopravvissuti fuggono sulle montagne e iniziano una resistenza contro gli invasori. La storia insomma non cambia mai…
Tomorrow, When the War Began, questo il titolo originale, è tratto con fedeltà dall’omonimo romanzo di
John Marsden, scrittore onusto di premi e riconoscimenti, che lo ha pubblicato nel 1993, primo di una saga che comprende sei altri volumi (in Italia editi da Fazi), con tre milioni di copie vendute e tradotti in sette lingue. L’idea potrebbe anche essergli venuta nel 1984 guardando
Alba rossa di
John Milius (su soggetto di
Kevin Reynolds) o la serie tv
Amerika del 1987, ma anche tanta fantascienza con invasori alieni. A mettere mano alla sceneggiatura è stato un esperto come
Stuart Beattie, qui al suo esordio alla regia, ma già responsabile degli script di
Quel treno per Yuma, Collateral, Australia, 30 giorni di buio, G.I. Joe e soprattutto della saga dei
Pirati dei Caraibi. Qui privilegia la trama nella sua parte action (inseguimenti, fughe, sparatorie, esplosioni, effetti visivi), a scapito di un approfondimento dei caratteri che sono piuttosto convenzionali: la combattiva, la riflessiva, il pavido, il buffone, l’introspettivo, la religiosa, lo scapestrato, la viziata. Le metafore sottese nel libro qui si perdono, lasciando solo suggerito il ritratto di una nuova generazione, un vero, nuovo mix multirazziale, cresciuto però nel benessere e impreparato ad affrontare tali drammatici problemi. Abbandonati i “giochi” della loro età, pettegolezzi, flirt, piccole liti, problemi con le famiglie e con la scuola, i ragazzi stretti fra amore e morte, fra ribellione e disciplina, fra obbedienza e paura, trovano la forza di reagire quando diventano vittime di uno spietato dominio straniero che li vuole fagocitare dall’alto della propria supposta superiorità, in un parallelismo fra quanto avvenuto proprio in Australia con gli aborigeni contro gli inglesi. Saranno costretti tutti ad un percorso di formazione, accelerato e tragico, nel quale deflagreranno le rispettive immaturità, le diverse doti e i difetti di ciascuno, accomunati solo dalla loro amicizia e solidarietà contro un nemico indistinto ma ugualmente letale. Il domani che verrà è un film che, come i romanzi, mira alla serialità e come tale ha un finale troncato, che sempre infastidisce in ogni modo. Beattie dirige un convenzionale teen movie, che sarebbe accettabile come pilot di una serie tv, ma lascia poco conviti sulla sua tenuta cinematografica
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Incompleto...
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