Sono le parole che creano il mondo e sono sempre loro che lo distruggono. È quello che dice una psichiatra, (Greta Scacchi) a Danielle (Isabelle Huppert), ricoverata in una casa di cura dopo che ha tentato più volte il suicidio. Danielle, subito dopo il parto, ha capito che non ama e non potrà mai amare la figlia Sophie (Melanie Laurent). A causa di questo rapporto che non c’è, Danielle si è chiusa in un silenzio, nei suoi sensi di colpa dai quali sembra non poter uscire.
Sono le parole che creano un film, nel senso che la sceneggiatura è sempre la base di partenza. Sono le parole che a volte lo distruggono, perché se la sceneggiatura non è buona il film ne risente quasi sempre. E la sceneggiatura de L’amore nascosto, presentato al Festival di Roma nel 2007 e distribuito oggi da Archibald dopo che il fallimento della precedente distribuzione l’aveva lasciato a lungo senza distributore, non riesce quasi mai a coinvolgere, ad approfondire, a far entrare lo spettatore nella storia e nel disagio delle protagoniste.
Figli: una scia di sangue e responsabilità. Ecco cosa pensa Isabelle. E lo spunto sarebbe importante. Raccontare una madre che prova indifferenza, disagio davanti alla propria figlia, dire che sì, è possibile che una madre possa non amare il sangue del suo sangue, è una scelta coraggiosa e controcorrente, oggi. Una scelta che spezza il velo di ipocrisia con cui spesso si trattano – o non si trattano – certi temi. E colpisce ancora di più sapere che il libro da cui è tratto, Madre e ossa, di Danielle Girard, è una storia vera.
Nella storia c’è una disperazione, una mancanza di speranza che non sembra aprire a vie d’uscita. Ma fa sì che al cinema non ci siano cambi di ritmo, sussulti alla storia, che finisce per appiattirsi sempre sullo stesso tono, a divenire ripetitiva. Nemmeno la regia, pur ricercando immagini raffinate, riesce a risollevare il film, a incidere su un’opera che è tutta sulle spalle di Isabelle Huppert, in un altro dei suoi ruoli al limite, sulla scia de La pianista, e della bella Melanie Laurent, che vedremo nel prossimo Tarantino, Inglourious Basterds.
Quello de L’amore nascosto è un cinema deprimente e mai antidepressivo, buio e mai catartico, nemmeno nel finale posticcio e fastidioso (anche se probabilmente anche questo è vero). È un film stanco come i suoi protagonisti, estenuato ed estenuante, dissonante come la colonna sonora jazzata che fa capolino ogni tanto sulle immagini del film.
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tipico cinema d’analisi, che però analizza poco…
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