Se davvero ogni commedia romantica ormai soffre di ripetitività per mancanza di idee, perché ogni storia è già stata raccontata, si può comprendere meglio la tentazione da parte degli sceneggiatori di provare toni diversi, magari buttandola sul drammatico, facendo dei protagonisti dei malati terminali di qualche malattia. Con grosso rischio al botteghino però, perché si sa che i cancer movies non incassano molto. Anche se si parla di altre malattie come SLA o Parkinson o altre sindromi o malformazioni incurabili il risultato è lo stesso.
Fanno eccezione alcuni cult lacrimogeni come
Love Story,
Anonimo veneziano,
Voglia di tenerezza,
Scelta d’amore e la serie tv di successo con
Laura Linney,
The Big C.
Non sono andati altrettanto bene altri titoli come
Nemiche-amiche,
I passi dell'amore,
Autumn in New York,
La mia vita senza me,
La custode di mia sorella,
Sweet November,
Per una sola estate,
L’ultimo sogno,
L’amore che resta,
Non è mai troppo tardi, solo per citarne alcuni.
In
Il mio angolo di Paradiso si affibbia alla anche troppo allegra Marley un bel cancro al colon da subito inoperabile.
La ragazza è una pubblicitaria di gran successo, amante delle sbornie e del sesso senza problemi perché renitente ai rapporti stabili (quindi da castigare), nella New Orleans più modaiola. Durante un’anestesia la povera ragazza incontra anche dio, che ha la faccia simpatica di
Whoopi Goldberg, che aveva già ricoperto questo ruolo nel film sui Muppets. Dato che anche Morgan Freeman ha ricoperto questo ruolo in passato, si può supporre che la pelle nera in contrasto col candido abito divino piaccia agli sceneggiatori americani. Da questo sogno Marley ricava una serie di profezie, che la rendono più attenta a ciò che le succede intorno (un po’ come con i tre desideri di Aladino, attenzione a cosa si chiede). Mentre affronta una serie di terapie devastanti nella vana speranza di potersi opporre al Destino, approfondisce la conoscenza con il Dottor Goldstein, gentile e un po’ rigido ragazzo (che ha il sorriso dolce di
Gael Garcia Bernal), finendo per innamorarsi e, un po’ crudelmente, per farlo innamorare. Ma scopre il vero amore per sfortuna proprio quando apprende di essere malata o è capace di vedere il vero amore proprio perché malata?
Nella drammatica altalena di notizie, di false speranze e di illusioni, con qualche rara parentesi lieta, Marley, fra accettazione, rifiuto e rabbia, dovrà decidere come condurre quanto le resta del giorno. Che è poi la cosa che dovremmo fare tutti, non sapendo né il giorno né l’ora, messaggio che può essere trasversale e indubbiamente valido. Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo eccetera eccetera. Con finale conciliatorio con un riferimento all’inevitabile “cerchio della vita” cala il final curtain.
Strana la scelta di mettere in scena un cancro come quello al colon, di solito vengono trattati cancri in organi femminili, o melanomi o leucemie. O forse semplicemente si ritiene che ormai sia così diffuso da rappresentare motivo di interesse di per sé, per un pubblico direttamente coinvolto e relativi parenti/amici. In effetti, per il resto, a parte il messaggio conciliatorio non si riesce a vedere l’utilità di un prodotto come questo, pur realizzato con cura nei dettagli e senza eccessi melodrammatici. La regista
Nicole Kassel aveva dimostrato più capacità di approfondimento nel trattare il delicatissimo tema della pedofilia nel film The Woodsman.
Kate Hudson sfodera tutto il repertorio di faccette che è il suo marchio di fabbrica, non si comprende la scelta di un legnoso Bernal, fondamentalmente sprecati anche gli altri attori, che sono la simpatica
Lucy Punch (ma solo Woody Allen ha saputo sfruttarla bene finora), una paciosa Whoopi Goldberg e Steven Weber, il suo capo dal volto abbastanza umano. La coppia di genitori con i quali (naturalmente) la protagonista ha un rapporto sofferto, è composta da
Kathy Bates (la migliore del film) e
Treat Williams. Una menzione solo per l’irresistibile gigolo
Peter Dinklage, pur in un ruolo incongruo, il cui malizioso nickname fornisce il titolo originale,
Little Bit of Heaven.
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Spento Dramedy
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