Bruno è un ex professore, che si è ritirato dall’insegnamento e dalla vita. Solitario e nevrotico, campa scrivendo biografie di personaggi famosi, loro raccontano, lui scrive. Segue anche privatamente alcuni studenti, senza il minimo interesse neppure per loro. Uno di questi è il quindicenne Luca, ragazzone simpatico e in fondo per bene, ma svogliato e senza interessi, condannato ad un futuro di mediocrità o peggio, se si lascerà coinvolgere in giri che una sua precoce saggezza gli ha fatto finora solo sfiorare. Ignorano i due quale legame li unirà. Mentre raccoglie le memorie di Tina, una pornostar slovacca che ha fatto carriera e si è così salvata la vita, Bruno cerca di assolvere al suo compito di tutore. Inevitabilmente dovrà esporsi quando il ragazzo si caccerà in un guaio più grosso di lui. Proprio nel momento in cui il melodramma più banale sembrerebbe fare il suo ingresso nella finora leggera narrazione del film, la sceneggiatura evita le secche del già visto con una svolta originale e spiritosa. Un apatico topo da biblioteca e un esuberante adolescente che aspirano solo ad essere “lasciati in pace” dal mondo, si salveranno la vita a vicenda, rimettendosi in carreggiata.
Perché ogni essere umano non è un’isola, tutti abbiamo bisogno di qualcuno che si occupi di noi e di avere qualcuno di cui occuparci.
Scialla presenta un quadro della società tutto sommato ottimistico, ma non fastidiosamente, con i personaggi inseriti in un contesto mai del tutto ostile, una serie di microcosmi che potrebbero anche incontrarsi. Dipende solo dalla buona volontà di tutti, a patto di abbandonare le maschere dietro cui ci nascondiamo: lo
spleen esibito di Bruno, la spregiudicatezza di Tina, l’atteggiamento di Luca, da coatto che non è. Senza mai calcare la mano, senza eccessi grotteschi, solo con lievi tocchi umoristici, Scialla è infatti una commedia che fa spesso sorridere, oltre a offrire senza supponenza qualche occasione di riflessione sui rapporti umani.
La sceneggiatura si fa anche portatrice di un discorso civile e non pedante sul valore dell’educazione, sul potere della cultura, che può salvare davvero la vita, come vedremo nel (comicamente) irresistibile personaggio dello spacciatore intellettuale (
Vinicio Marchioni, il Freddo proprio in Romanzo criminale cui si fa “omaggio” nei titoli di coda).
Premiato a Venezia nella sezione Controcampo, il film ha riportato subito un buon numero di giudizi positivi e in occasione della sua distribuzione nazionale non possiamo che confermare quanto detto da più parti.
Scritto e diretto da
Francesco Bruni, sceneggiatore di buoni film per Virzì, Ficarra e Picone, Mimmo Calopresti, qui al suo esordio come regista, Scialla, al di là della validità storia narrata, si avvantaggia di un bel cast, nel quale primeggia come mattatore assoluto un
Fabrizio Bentivoglio strepitoso, nei suoi tic, nel suo cantilenante accento padovano, nella sua trascuratezza fisica ed esistenziale che emana da ogni suo gesto, da ogni minima espressione. Ma ottima è anche
Barbora Bobulova, che si invecchia con un trucco pesante per fare la sua pornostar dal cuore umano e ottimo è anche l’esordiente
Filippo Scicchitano nel ruolo di Luca.
Ben scelta la colonna sonora, con pezzi di potente hip hop italiano di Amir Issaa & Ceasar productions.
|
Conciliatorio
|
 |