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La seconda chance di un cuore pazzo
Ma quanto è bravo Jeff Bridges?
E, soprattutto, quanto è stata sottovalutata la sua bravura da produttori e registi hollywoodiani troppo impegnati ad assecondare le mode del momento piuttosto che il talento?
Questo peccato originale ha privato Bridges di una carriera sicuramente più ricca (professionalmente, s’intende) e fortunata (che non abbia mai vinto l’ Oscar è davvero inspiegabile e speriamo che il 7 Marzo l’Academy rimedi ad una simile ingiustizia), e noi umili spettatori di qualche bel film in più, magari toccato al Tom Hanks di turno (a proposito di mode…)
Crazy heart, ultima fatica dell’attore, avvalora queste riflessioni ed amplifica i rimpianti.
Questo viaggio in compagnia di un cantante country immaginario alle prese con una delle ultime, sofferte tournée della sua carriera, tra bar e sale da bowling di terza categoria, non offriva, infatti, molti spunti d’interesse o di originalità (del resto, dopo aver raccontato l’esistenza travagliata di un’icona country come Johnny Cash in Walk the line – Quando l’amore brucia l’anima, cos’altro si può dire su quella musica e sui suoi esponenti?) ma l’interpretazione straordinaria di Bridges (penalizzata da un doppiaggio insopportabile) riesce comunque ad elevarne il valore.
Nonostante alcune «trappole» della sceneggiatura (la cinta dei pantaloni perennemente slacciata, ad esempio, o atteggiamenti e sequenze forzatamente imbarazzanti che si potevano evitare) cerchino insistentemente di mostrarci il suo Bad Blake come il classico, e un po’ banale, musicista maledetto, roso dai rimorsi e dall’alcol, l’attore, l’unico in America capace d’incarnare alla perfezione l’epica dell’uomo comune (e proprio il suo Drugo/The Dude ne Il Grande Lebowski dei Coen ne rappresenta il monumento definitivo), riporta continuamente in primo piano la sua normalità. Una normalità segnata da troppo whiskey, da rancore e squallore, certo, ma contraddistinta da sentimenti semplici, risvegliati da un’amicizia fraterna (con un barista che ha il volto e la benevolenza di Robert Duvall) e dall’amore per una donna (Maggie Gyllenhaal, intensa e bellissima) per la quale vale la pena cambiare.
C’è la caduta e c’è la risalita, in un meccanismo tipico di questo tipo di prodotti hollywoodiani.
Ma, in questo caso, il processo è diverso dal solito, meno drammatico e molto più malinconico e romantico. Ed è proprio questa l’originalità di un personaggio come Bad Blake, che non odia il mondo e non è in continua lotta con esso ma che, anzi, lo adora, ne ammira l’incredibile e irraggiungibile bellezza (sottolineata dalle panoramiche on the road della regia di Scott Cooper e dall’eccellente colonna sonora, con pezzi cantati dallo stesso Bridges, composta da T Bone Burnett e dal compianto cantautore texano Stephen Bruton).
La sua è una lotta con se stesso, con i suoi limiti assolutamente umani. Il suo scopo è superarli non per rilanciare vita e carriera, ma per trascorrere al meglio gli anni che gli restano, regolando i conti con rancori e difetti di Bad e abbracciando la meravigliosa semplicità di Otis, il suo vero nome, l’uomo comune dietro le quinte del successo.
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Un monumento a Jeff Bridges!
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film: Crazy Heart genere: Drama, Romance, Musicdata di uscita:05/03/2010paese:USAproduzione:Butcher's Run Filmsregia:Scott Coopersceneggiatura:Scott Coopercast:Jeff Bridges, James Keane, Anna Felix, Paul Herman, Tom Bower, Ryan Bingham, Beth Grant, Rick Dial, Maggie Gyllenhaal, Debrianna Mansini, Jerry Handy, Jack Nation, Ryil Adamson, J. Michael Oliva, David Manzanaresfotografia:Barry Markowitzmontaggio:John Axelradcolonna sonora:Stephen Brutondistribuzione:20th Century Foxdurata:112 min brain factor:
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