L’animale che dunque sono. Così è intitolata un’opera del geniale filosofo contemporaneo Jacques Derrida, deciso a decostruire, fra le altre, la presunta superiorità di cui l’essere umano (quel famoso “animale sociale” che però si scorda spesso d'indossare entrambi gli aggettivi) si ostina da millenni ad ammantarsi rispetto all’animale, secondo la logica del “padrone” nei confronti di un altro essere che luoghi comuni vorrebbero privo di ragione, cuore, sentimenti... Ma non c’è bisogno di essere esperti studiosi per accorgersi presto del contrario: chi ha avuto in casa un cucciolo, uno qualsiasi, lo sa bene.
E dimostrano di saperlo altrettanto bene lo scrittore John Grogan e gli sceneggiatori Scott Frank e Don Roos, che con Io & Marley (titolo che già rivela un rapporto alla pari di due animali a confronto) firmano una storia d’amicizia, innanzi tutto. Due giornalisti belli e innamorati (e pure ricchi, ma ormai è moda, vedi anche I Love Shopping) mettono su casa e famiglia insieme al cucciolo di labrador combina-guai, il meraviglioso Marley di cui tutti già ci innamorammo ai tempi della pubblicità della Scottex.
Mutatis mutandis, qui accompagna la vita coniugale di Jennifer Aniston e Owen Wilson, coppia in crisi latente ma solida, frustrata professionalmente e frustata da dubbi e tentazioni del quotidiano, infine allietata dall’arrivo di splendidi bambini. E costantemente attraversata dal ciclone Marley, “il cane peggiore del mondo” che impazzisce per One Love di Bob Marley e che starà loro sempre vicino, fino alla fine.
David Frankel abbandona la diabolica moda marcata Prada per cui si era fatto adorare e passa a raccontare al meglio, grazie anche all’ottima fotografia di Ballhaus, una storia straordinariamente banale. Una coppia, una famiglia, il loro cane. Tutto qui, sulla scia dei vari Lassie e Beethoven.
Eppure qui la poesia e la genuinità di emozioni condivise con un tenero cuore peloso a quattro zampe ricordano a tratti (e, va detto, purtroppo solo da lontano) i picchi di pathos di capolavori come l’indimenticabile Il cucciolo firmato Brown (ma anche Zanna Gialla di Stevenson). Altri tempi, altre modalità: lì si insisteva sullo strazio del senso di perdita, qui si sorride al ricordo di chi per tanti anni ti ha amorevolmente scombussolato la vita. Senza pretese, sottovoce, con leggerezza - proprio come fa questo film.
Marley, come te nessuno mai.
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Tutti i cinefili cinofili corrano a vederlo. Ma se avete appena perso un cucciolo... alla larga!
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