Destino vuole che La Bohème, famosissima opera lirica di Giacomo Puccini, sia nata insieme al cinema. Era il dicembre 1895 e mentre il noto compositore italiano completava quello che secondo molti fu il suo vero capolavoro, in Francia i fratelli Lumière organizzavano la prima proiezione cinematografica pubblica a Parigi.
Oggi le due diverse “anime” artistiche si fondono e l’opera di Puccini diventa un film diretto dall’austriaco Robert Dornhelm, finora soprattutto regista televisivo (suoi gli sceneggiati Guerra e Pace, andato in onda in Italia recentemente, e Anne Frank, del 2001).
Conciliare i due mondi era impresa ardua e di questo va dato atto a Dornhelm. Il problema, però, è che durante la visione del film è proprio l'utilità di un'operazione come questa che stenta a venir fuori, dato che le due espressione artistiche in questione non solo non vengono valorizzate, ma anzi finiscono per danneggiarsi a vicenda in modo irrimediabile: l’opera lirica perde tutta la sua monumentalità, mentre il cinema perde tutto il potere evocativo dell’immagine, ridotto ad una staticità che non emoziona, non coinvolge e lascia totalmente indifferenti.
La resa delle inquadrature è certamente molto curata, soprattutto nella fotografia, ma l’opera di Puccini viene scarnificata del suo pathos, del suo lirismo, ridotta ad un musical (perché di questo si tratta) che manca della visionarietà e di quel virtuosismo tecnico proprio invece dei grandi capolavori cinematografici.
L’unica cosa che siamo portati a pensare è che magari una commistione del genere proprio "non s'ha da fare" e che forse in arte non tutto è concesso… naturalmente in attesa del regista che ci smentirà.
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Non è cinema e non è opera lirica, ma allora cos'è? Un insensato e strano ibrido
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